La contraffazione in Italia: come siamo messi?

Ennesimo problema

Sono diverse le piaghe che purtroppo colpiscono il nostro Paese. Dalla disoccupazione agli sprechi, dalla malavita ai tagli alla sanità. Insomma, non ci si salva più. Oltre a quelle che abbiamo elencato e a tutte le altre che non abbiamo riportato, ve ne è un’ennesima che non sempre riesce ad avere l’attenzione che necessita: la contraffazione dei nostri prodotti.

Se ne sente parlare davvero poco e inoltre quando è chiamata in causa vengono riportate sempre le solite notizie. Quando si parla di contraffazione dei prodotti italiani subito pensiamo al cibo e ai capi d’abbigliamento. Giustamente. Ma c’è dell’altro.

Innanzitutto, la contraffazione del Made in Italy ha un valore di circa 32 miliardi di euro. Ovvero tutti soldi che purtroppo entrano nelle tasche dei contraffattori e non in quelle dello stato italiano e dei suoi commercianti, artigiani, imprenditori e dipendenti. Numeri da capogiro.

Il danno economico riportato è enorme, impattante e perenne. Non si parla “solo” di soldi non guadagnati, ma anche di perdita di posti di lavoro, di denigrazione del marchio Made in Italy, di lavoro nero, di vendita di falsi prodotti e molto altro. Chi ci rimette è sia il grande imprenditori che il piccolo di artigiano di bottega, sia il consumatore online che quello che si reca direttamente al negozio. Insomma, con la contraffazione dei nostri prodotti ci perdiamo tutti. Mentre ovviamente guadagna grosse cifre chi falsifica e raggira la legge.

Italian sounding

Il problema che stiamo affrontando è noto con il termine Italian Sounding. Esso significa produrre e commercializzare articoli che apparentemente possono sembrare di origine italiana ma che in verità non hanno niente a che fare con il nostro territorio.

Negli anni le confische e i sequestri da parte delle autorità nazionali sono diventate un numero altissimo e quasi spropositato. E questo tipo di mercato non esclude davvero nessun tipo di prodotto. Pensate che in Italia la voce principali di materiali confiscate e quindi contraffate è definita come “altre merci”. Ovvero tutto ciò che per esempio non è catalogabile in abbigliamento, cibo, prodotti audiovisivi, gioielli e prodotti di alto valore. A seguire, come è facile pensare abbiamo i milioni di giochi e giocattoli che rischiano di essere venduti ai bambini. Seguono gli accessori di abbigliamento, le apparecchiature elettriche e i prodotti cosmetici.

Cadere nella trappola

È intuibile capire il perché dell’aumento dei numeri di questo mercato illegale negli anni. abituati oramai da anni a comprare moltissimi prodotti online sappiamo che l’inganno è dietro l’angolo ma non sempre riusciamo ad accorgercene. Questo perché i malfattori sono diventati esperti nel raggirare i controlli tecnologici e perché utilizzano tecniche di marketing e commerciali all’avanguardia e molto precise. Quindi internet è sicuramente il mezzo più diffuso per fregare gli individui e vendere prodotti falsi.

Controlli e app

Un problema come quello della contraffazione ha richiesto e richiede delle misure adatte all’altezza di questa sfida. Nonostante questo mercato illegale non sembra fermarsi, la legislazione italiana e le associazioni del territorio cercano in qualche modo di arginare il più possibile le perdite.

Innanzitutto attraverso i controlli eseguiti da Guardia di Finanzia, Polizia e altre autorità si riesce a fermare in parte questo tipo di traffico di prodotti contraffatti. Inoltre, in aiuto al consumatore, si possono per esempio scaricare delle app che, inquadrando il codice QR del prodotto, offrono una descrizione dettagliata di esso grazie alla quale possiamo accorgerci se il prodotto è effettivamente italiano o meno.

Colpe e fregature

Analizzando la questione si può intuire come il consumatore abbia un ruolo fondamentale all’interno di questa vicenda. Sia in positivo che in negativo. In primis perché è uno, se non il primo, dei soggetti a essere colpito e danneggiato da questa piaga economica (e sociale) in maniera importante. È danneggiato prima di tutto economicamente, perché spende soldi pensando di acquistare un certo tipo di prodotto Made in Italy quando invece non lo è.

Se da una parte è vero che i truffatori fanno di tutto per ingannarci e venderci falsi, utilizzando tecniche sempre più raffinate e innovative, dall’altra dobbiamo migliorare la nostra attenzione quando compriamo determinati prodotti. Un consiglio potrebbe essere quello di non continuare a ricercare prodotti che costano sempre di meno. O meglio: se abbiamo l’intenzione di comprare un paio di scarpe, magari online, di una marca italiana, ma vogliamo acquistarle pagando il meno possibile e troviamo un sito dove ce le vendono magari a 30 o 40 euro in meno rispetto all’originale, forse li dovremmo iniziare ad alzare le antenne e farci qualche domanda…

La qualità si paga, sempre, e lo sappiamo bene. Perciò dobbiamo imparare che forse ricercare sempre il prezzo più basso può portare a risparmiare qualche spicciolo, ma dall’altra potrebbe alimentare un mercato che continua a danneggiare l’economia nazionale.


Fonti:

censis.it

ilsole24ore.it

Credits:

copertina

 

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