Alternanza scuola-lavoro-morte: le proteste

Lorenzo Parelli era uno studente di 18 anni che è morto sul posto di lavoro. In questa frase è già contenuta tutta la drammaticità e l’ingiustizia di quello che non deve assolutamente passare come un fatto di cronaca o un incidente. Lorenzo viveva a Udine, dove stava svolgendo un progetto di alternanza scuola-lavoro con il proprio istituto tecnico-meccanico. Durante l’ultimo giorno di lavoro è rimasto schiacciato dalla caduta di una putrella d’acciaio che non gli ha lasciato scampo. Dopo il dolore e il raccoglimento collettivo per un fatto così tragico, sono emersi sentimenti contrastanti di rabbia e riflessioni riguardo all’evitabilità del fatto. Nelle settimane successive si sono susseguite ondate di proteste studentesche, in nome di Lorenzo.  I temi politici che si intrecciano con la tragica morte di Parelli sono due: la sicurezza sul lavoro e l’alternanza scuola-lavoro.

L’alternanza scuola-lavoro, dubbi e criticità

Nel secondo dopoguerra l’istruzione pubblica in Italia iniziò ad assumere sempre di più i caratteri di un istituto universale per le masse. Il proposito della politica proveniente dagli ambienti ideali più progressisti dello spettro politico era quello di elevare gli ultimi. Avere, dunque, la possibilità di rimanere per un lungo periodo della propria vita senza l’obbligo di lavorare per mantenersi (come dovevano fare le generazioni precedenti) è stata senza dubbio una grandissima conquista sociale e politica. Tuttavia, negli ultimi decenni la spinta progressista di livellamento delle disuguaglianze sociali si è andata affievolendo assieme alla dirompente crescita economica del “boom”.

Il mercato del lavoro è divenuto sempre più “ingessato”, la disoccupazione giovanile un fatto strutturale e la scuola da luogo di formazione umana del cittadino ha dovuto adeguarsi a diventare un’incubatrice di efficienza per il mondo del lavoro. Frasi come “a cosa mi serve studiare questa specifica cosa?” sono diventate sempre più comuni nel gergo degli studenti. L’alternanza scuola-lavoro, implementata in varie fasi dal 2003 al 2015, si inserisce all’interno di questo paradigma. Aggiungendovi anche una percezione dello studio come un momento di improduttività tipica dell’ideologia neoliberista.

Morti Bianche e sicurezza sul lavoro

In Italia nel 2021 sono morte 1404 persone sul lavoro. Si tratta di un numero drammatico, quasi 4 persone al giorno perdono la vita lavorando. Stiamo parlando di quella che a tutti gli effetti è una strage silenziosa che avviene in un paese “fondato sul lavoro”, una contraddizione mortificante per la nostra democrazia. Statisticamente le “morti bianche” hanno subito un progressivo calo a partire dal secondo dopoguerra fino ad arrivare agli anni ’90. Da quel momento in poi il tasso di mortalità sul lavoro è rimasto pressoché identico salvo peggiorare negli anni successivi alla crisi del 2008.

Oltre alla drammaticità della morte di queste persone il dato non può non essere letto anche sotto una lente sociale. Tutte queste morti e infortuni gravi sono un indicatore del peggioramento qualitativo dei rapporti di lavoro in Italia. Lavorare in maniera dignitosa è un diritto costituzionalmente garantito e non riguarda solamente la retribuzione ma anche la qualità del lavoro in sé, e l’attenzione che viene riservata al lavoratore in quanto essere umano. Un fattore negativo per la risoluzione del problema è la visione fatalista del dramma come di un qualcosa di inevitabile, una disgrazia che “può capitare”.

In realtà gli incidenti sul lavoro sono spesso causati da standard di sicurezza troppo bassi, poca volontà di investire sulle misure di protezione e contratti di lavoro illegali che non applicano le norme in materia.

Le proteste degli studenti a seguito della tragedia

Come detto, a seguito della morte di Lorenzo Parelli moltissimi studenti e lavoratori sono scesi in piazza per protestare. Ci sono stati anche diversi scontri con la polizia. Il tutto mentre la politica era sostanzialmente tutta avviluppata mediaticamente nell’autoreferenzialità dell’elezione del Presidente della Repubblica. Gli organizzatori delle proteste e i partecipanti lamentano proprio la progressiva aziendalizzazione della scuola italiana. A loro dire questa starebbe sempre di più abbandonando il proposito di formazione e istruzione di massa per inseguire un modello manageriale, subendo l’egemonia culturale del mondo industriale e capitalista. Si chiede inoltre una maggiore attenzione alla sicurezza dei lavoratori in generale per fare un modo che venga fermato il fenomeno delle morti bianche. Ecco un estratto di quanto pubblicato dagli studenti movimentatisi a Milano:

“Noi siamo i giovani di questo Milano e provincia, i collettivi e la parte attiva e viva tra gli studenti e le studentesse delle scuole superiori, che ha già iniziato a protestare, nelle occupazioni, nelle autogestioni e nelle discussioni, contro la scuola e il futuro che le istituzioni ci stanno regalando: la morte di Lorenzo non sia lasciata senza conseguenze e senza presa di coscienza! Vogliamo riprendere in mano il nostro futuro, e vogliamo tornare a vivere davvero le nostre scuole, per ricostruirle da zero. Il vostro modello di scuola di uccide. Stop alternanza”


Fonti:

4stars.it

impakter.it

milanotoday.it

Credits:

Copertina

 

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