La repressione in Russia e il caso Memorial

La Russia è una nazione che occupa un territorio immenso e il suo potere si esprime anche attraverso la repressione e la violenza. Fenomeni che vediamo accadere tutt’oggi sotto i nostri occhi inermi.

Corte suprema

Nel dicembre 2021, la Corte suprema di Mosca ha ordinato che venisse chiusa definitivamente l’ONG Memorial.

Memorial

Memorial era la più antica organizzazione per la difesa dei diritti umani in Russia.

Questa ONG, intorno agli anni Ottanta riuscì a portare alla luce le atrocità avvenute all’interno dei Gulag.

Inoltre, ha documentato negli anni le barbarie accadute all’interno dei campi di lavoro.

La Corte suprema di Mosca l’ha definita come un pericolo pubblico e ha sostenuto che ricevesse denaro dall’Occidente per far conoscere i crimini dell’URSS invece di narrare il suo “glorioso passato“.

La repressione: gulag e memoria

I Gulag, o campi di lavoro forzato, sono stati costruiti su ordine di Lenin a partire dal 1918.

Nella regione nord-est della Russia, a Kolyma, i campi però sono arrivati solo molto tempo dopo.

I Gulag, al contrario dei campi di concentramento nazisti, non avevano come obiettivo l’uccisione delle persone, almeno non direttamente. L’obiettivo per erano stati creati era principalmente quello di creare un’industrializzazione forzata e rapida attraverso il lavoro coatto.

Condizioni e società

Le condizioni in cui versavano i lavoratori erano alquanto disumane e perciò poco descrivibili, nel senso che la descrizione stessa di quei luoghi e di quelle persone e la narrazione all’interno dei libri di storia non potrà mai far comprendere e rendere realistica al 100% la sofferenza di quelle anime.

I nemici di classe, coloro che erano stati nominati così e per questo motivo sarebbero dovuti recare nei campi di lavoro forzato, appartenevano alle seguenti classi sociali: molti facevano parte della nobiltà russa, poi c’erano gli imprenditori, i proprietari terrieri, il clero ortodosso e in generale tutti i gruppi che erano considerati privilegiati.

In seguito, con la crescita e lo sviluppo dei Gulag, tutti i campi della società rientrarono a far parte di coloro che erano considerati nemici.

Oggi

Con la chiusura, da parte della Corte suprema, del Memorial e del bagaglio memoriale che portava con sé, oggi rimane permane sgomento da parte della comunità internazionale.

Le reazioni dell’avvocato della ONG, Maria Eismont, sono state immediate: ha infatti annunciato immediatamente di “voler procedere col ricorso“.

Diversi ministri europei, tra cui quelli francesi e di altre nazioni, hanno definito questa chiusura come una “grande perdita per il popolo russo“.

La Germania ha parlato di misura incomprensibile.

La popolazione russa, dunque, si è vista privare una memoria grafica, fotografica, fondamentale. Tutto ciò che potesse ricordare la sofferenza provata in quei posti gelidi, in cui le temperature arrivano sotto i cinquanta gradi.

Anche Amnesty International ha accusato Mosca di aver “investito i diritti di milioni di vittime dei Gulag“.

Scalpore e futuro

Quel che crea più scalpore però, è il fatto che le generazioni future siano state private a priori di una memoria essenziale. Non è sufficiente parlare di ciò che è accaduto in passato se non vi è la presenza di un’istituzione solida, come era il Memorial.

Il fatto di aver chiuso un luogo simbolo di un passato sempre più presente rappresenta dunque una perdita anche per quei luoghi importanti come i musei memoriali.

Lo sfruttamento delle comunità è sempre esistito nel mondo, aver chiuso il Memorial simboleggia un pezzo in meno del puzzle di cui preoccuparsi

Si può affermare dunque che la chiusura di questo posto, sia metafora e rappresentazione di un incendio. Un incendio che ha raso al suolo e carbonizzato un’intera istituzione.

È proprio come se un pezzo di museo o luogo della memoria qualunque, sia andato a fuoco oggi e non sia stato possibile fare nulla per recuperarne i resti.

La repressione oggi: attivismo

Il 2021 dunque è stato un anno nero per gli attivisti all’interno della nazione russa.

Infatti, il Memorial era stato fondato nel 1989 dal premio nobel per la pace Andrei Sakharov.

E l’inizio dell’anno nero per gli attivisti dei diritti umani e la memoria del dolore, è iniziato in Russia con l’arresto del più importante oppositore di Vladimir Putin.

Inoltre, la stretta sulla libertà è iniziata con la repressione dei media, della divulgazione scientifica e sociale.

La cancel culture, quindi, può sembrare un fenomeno solo superficiale e marginale ad alcuni argomenti o caratteristiche della società – ma è forse la più grande manifestazione di privazione di libertà implicita che un uomo possa applicare su un altro uomo, lontano dalla luce dei riflettori.

 


Fonti:

tg24.sky.it

ilpost.it

it.gariwo.net

Credits

Copertina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *