L’impatto della tecnologia sulle relazioni

XIII secolo vs XXI secolo

Come possiamo misurare l’impatto della tecnologia sulle relazioni? Ai tempi di Dante, il sommo poeta, per poter vedere la sua donna-angelo, Beatrice, doveva sperare di intravederla tra le vie di Firenze oppure tra i banchi della chiesa della città stessa. Se il Dante del 2021 volesse flirtare con la Beatrice del ventunesimo secolo basterebbe “followarla” su Instragram, Facebook, Tiktok o su molti altri social.

Anziché inviarle una bella lettera, dedicarle un sonetto o addirittura l’intera Divina Commedia gli basterebbe al giorno d’oggi piazzargli una serie di like alle sue foto profilo, taggarla in post provocatori o romantici oppure fargli un regalo all’apparenza costoso ma comprato il giorno prima su Amazon Prime durante il Black Friday.

Pro e contro

“I tempi sono cambiati”, altroché, e su questo non si discute. Whatsapp è sicuramente un metodo più veloce ed efficace rispetto al piccione viaggiatore. Ma quello che ci chiediamo oggi è se tutta questa tecnologia, attraverso la sua velocità e immediatezza, non sia un danno o una debolezza per le relazioni che le persone di oggi intraprendono.

Relazioni che possono essere sia di tipo sentimentale, lavorativo, sportivo, occasionale e chi ne ha più ne metta. Ora che tutto, ma proprio tutto, è a portata di mano si riesce ancora a dare spazio a relazioni vere e serie, e non invece a rapporti volatili e semplicemente online?

Come ogni fenomeno sociale è innegabile la presenza di aspetti positivi e negativi allo stesso tempo. La velocità, di per sé, è entrambe le cose. È positiva perché si ha un riscontro immediato di ciò che si cerca; allo stesso modo può essere negativa in quanto può non lasciare spazio alla ragione, alla razionalità.

Pensiamo al mondo del lavoro: la rapidità può essere una virtù perché ti permette di fare più cose e di essere appunto veloce e immediato nel tuo mestiere. Ma come anticipato, si rischia di sacrificare spazio per la ragione; un minuto in più avrebbe potuto permetterti di svolgere il tuo lavoro in una maniera più completa e precisa. Vendere le tue azioni ragionando maggiormente avrebbe potuto farti guadagnare qualche centinaio di euro in più, per esempio.

Vere o false relazioni

L’aspetto sul quale vorremmo focalizzarci maggiormente però, è se possiamo davvero considerare relazioni, di cui i tipi elencati sopra, quelle che si instaurano online. Quindi, più che analizzare l’aspetto pratico, è più opportuno concentrarsi su quello, diciamo, sentimentale o emotivo.

Quando si parla di relazioni online, nella testa della maggior parte delle persone, il primo esempio che viene in mente è un tipo di relazione che si instaura tra due persone. Gli altri tipi di relazione, come quella lavorativa per esempio, vengono considerate relativamente se non per niente. Relazioni che possono essere anche solo amichevoli, che non per forza devono sfociare in storie d’amore o passionali.

La critica maggiore che viene fatta a questo tipo di rapporti è che mancano dell’essenza, della base che sta nelle relazioni tra persone. Anzi, sono prove di più basi, ovvero: l’incontro e il linguaggio verbale e del corpo. Davanti a uno schermo queste due caratteristiche mancano. Potreste ribattere facendo presente che ormai con la possibilità di inviare audio, foto, video e molto altro è come essere li di persona. Ma diciamoci la verità, non è assolutamente la stessa cosa. Il sorriso “live” dopo una battuta, dopo una giornata passata con una persona te cara, non può essere paragonabile alle emoticons di Whatsapp o Facebook. Il primo batte tutti.

Stessa cosa per le discussioni. Che siano accese o semplicemente informali, una discussione viso a viso, o come si dice “a quattr’occhi”, è sicuramente più impattante rispetto ad una discussione scritta con il pollice sulla tastiera del cellulare. “The eyes chico, they never lie…” Parola di Scarface. E da qui il fatto che attraverso i social la bugia o la finzione sono più riscontrabili. Leggere un “va tutto bene” in chat è una cosa, sentirlo dire dal vivo è un’altra, e forse in quest’occasione tante volte si capisce che è il contrario.

“Instagram Vs reality” Cit.

Un altro rischio riscontrabile è quello di perdere, attraverso queste forme di relazione, il senso delle cose e della realtà. Proviamo a spiegarci meglio. Il tipo di rapporto che si installa online può distaccare da quello che invece si instaura quando le persone si trovano a tu per tu tra di loro. Innanzitutto, per via degli “esempi” che il mondo social ci propone (o impone). Il mondo delle coppie, per esempio, sui social network sembra un mondo a parte, fatto di super viaggi, didascalie romantiche, sorrisi enormi e zero problemi. Ma è davvero così? Tutto ciò allontana dalla realtà, dal fatto che non è sempre tutto rosa e fiori.

Le relazioni online in molti casi sono sotto gli occhi di tutti, prive di privacy e unicità. Il problema non è la foto in sé postata sui social, per esempio, ma il fatto che alle volte il mostrarsi in una determinata maniera nel mondo online sia più importante della relazione stessa. E in questo caso cadono tutte le sicurezze che abbiamo e cambiano i canoni delle relazioni. E il motivo è anche da ricercare appunto negli esempi social che abbiamo accennato prima.

È questo il punto che crea distacco dalla realtà. È come se si formassero due mondi: il primo, quello online, dove tutto deve essere perfetto, dove bisogna fare invidia agli altri e mettere in mostra solo e sempre gli aspetti positivi la relazione che si sta conducendo; il secondo invece è quello reale, che viene messo in secondo piano.

Chiediamoci allora cosa sia davvero importante. È meglio apparire mostrando solo la parte bella delle relazioni oppure è necessario porre una sorta di confine tra mondo social e realtà? Davvero le relazioni online sono un mondo a parte rispetto a quello in cui viviamo?

Il rischio, sintetizzando, è quello di ritrovarsi in relazioni create nel mondo social che non combaciano con quello reale. Di tralasciare quindi quelle caratteristiche e sensazioni che reggono tutti i tipi di relazione.

 


Fonti:

psicologiacontemporanea.it

Credits:

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