Pandemia da SARS-CoV-2 e i nuovi poveri

I nuovi poveri, quelli che non riescono a conciliare due pasti al giorno, sono in forte aumento a causa della pandemia da SARS-CoV-2 e di tutto ciò che essa si porta dietro. Come può essere d’aiuto la società?

Nuove realtà

Da marzo 2020, circa 450.000 persone hanno dovuto chiedere aiuto ad associazioni come le Caritas diocesane. Infatti, la pandemia e la nuova realtà che ne consegue hanno stravolto l’umanità intera, facendo emergere i nuovi poveri, ossia coloro che vivono di lavori saltuari, cassa integrazione, piccoli imprenditori, e via dicendo.

Tutte queste categorie hanno iniziato ad accusare carenze economiche tali da dover chiedere aiuto; molti hanno vissuto problemi di disagio, non riuscendo a conciliare tutte le spese economiche.

Le innumerevoli associazioni hanno agito sul territorio distribuendo pasti, alloggi per periodi di quarantena, medicinali e supporto psicologico.

Il REM e i decreti

Il REM (Reddito di emergenza) è stato chiesto dal 30% degli italiani.

Inoltre, le nuove misure imposte dal Governo, tra cui il decreto Cura Italia e il decreto Rilancio, hanno aiutato i molti italiani che ne hanno usufruito.

La popolazione italiana ha riscontrato non pochi problemi per ottenerli, poiché si sono verificate molte lungaggini burocratiche.

Una solidarietà inaspettata

Sui territori italiani sono state organizzate gare di solidarietà da parte di associazioni, volontari e aziende per aiutare i cittadini più bisognosi.

Molti giovani si sono avvicinati al volontariato per la prima volta e hanno creato circoli umanitari.

Gli effetti sociali della pandemia

Non si tratta solo di una povertà economica, ma anche sociale.

Don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, ha affermato che “la pandemia da SARS-CoV-2 ha sviluppato un nuovo senso di solitudine e paura”.

Il lavoro da casa e la didattica a distanza hanno creato solitudine soprattutto nei ragazzi e nelle persone anziane che si ritrovano da sole a casa.

I problemi psicologici hanno creato una frattura sociale.

A livello globale

Il rapporto Oxfam – Dignità e non miseria – ha rilevato una diminuzione del PIL e un aumento della povertà.

Inoltre, si è stimato che mezzo miliardo di persone sono cadute in povertà nel 2020.

I Paesi più colpiti dalla recessione economica sono stati Asia del sud e Africa Sub-Sahariana, ma anche l’Occidente sta subendo tragiche conseguenze.

Oltre a ciò, Oxfam sostiene che i livelli di povertà potrebbero regredire a quelli di trent’anni fa.

La pandemia che inasprisce le disuguaglianze

Secondo le Nazioni unite, la pandemia e la conseguente chiusura di scuole e centri per le persone non autosufficienti hanno incrementato il lavoro domestico, gravando maggiormente sulle donne.

Sono aumentate drasticamente le dimissioni delle donne lavoratrici e madri, da 35.963 nel 2018 a 37.611 nel 2020/21, mentre i neo-papà sono all’incirca 13.947: una differenza che mostra la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia.

Il tema del lavoro da casa, o smartworking, mostra chiaramente che la parità di genere è rimasta molto labile anche durante la pandemia.

E tra i giovani?

La pandemia ha gravato anche sui giovani e sui minori, poiché per essi si traduce in una doppia perdita: se il presente è incerto, il futuro lo è ancora di più.

I percorsi di istruzione sono meno accessibili e le condizioni di povertà su cui riversano le famiglie ostacolano sempre più i giovani. Il loro futuro è ben rappresentato da un cane che si morde la coda: essi faranno più fatica a uscire da questo vortice.

E le nascite?

Negli ultimi anni le nascite in Italia sono state sempre più un punto dolente da affrontare, con la pandemia da SARS-CoV-2 le aspettative demografiche sono diminuite radicalmente.

A fronte di una diminuzione del reddito, le giovani famiglie sono sempre meno incentivate a procreare e, come ha affermato il professor Rosina: “Il fattore che spinge i giovani a rifugiarsi nella propria famiglia è proprio la mancanza di un lavoro che dia sicurezza per il futuro”.

Cosa cambiare in futuro

Le disparità economiche probabilmente non saranno mai cancellate del tutto.

Si potrebbe provare a cambiare il sistema, basandosi su modelli che non considerino solo il PIL.

Ripensare a nuovi modelli potrebbe significare la salvezza per il singolo uomo e per l’umanità intera.

Vuol dire trovare nuovi sistemi e modelli per vivere insieme in un mondo che tende sempre più a dividerci.

La povertà c’è sempre stata e sempre ci sarà, le sfide che dovremo affrontare saranno sempre nuove, come le idee.

 

Fonti:

Genteeterritorio.it

Agensir.it

Lombardiasociale.it

Eni.com

Vita.it

Ilsole24ore.com


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