Recovery Plan: vecchi e nuovi problemi da risolvere

Ripartenza, innovazione, progetti, incentivi, modernizzazione e moltissime altre parole ancora sono tra le più gettonate in queste settimane, quando si parla di come l’Italia utilizzerà le proprie risorse economiche ed europee, per provare a far rinascere economicamente (di nuovo) il Paese, dopo oramai un anno dall’inizio della pandemia. Parole molte belle, che donano carica e che invogliano a iniziare subito a lavorare, per far sì che queste non siano solamente frasi al vento ma azioni concrete da mettere in atto immediatamente e in maniera efficace.

Iniziano le prime discussioni sulle modalità di utilizzo dei fondi stanziati, su cosa sia più importante analizzare e sulla materia su cui bisogna concentrarsi maggiormente, sia in termini di tempo che di denaro. Le risorse non sono infinite e non bastano per tutto, è chiaro, nonostante non ne siano mai state elargite così tante e così in breve tempo. L’obiettivo è quello della ripartenza, quello di provare a rimettere in piedi un Paese che, da più di un decennio a questa parte, non si sorregge sempre elegantemente e senza problemi, anzi. Si hanno ora a disposizione circa 209 miliardi di euro derivanti dal fondo europeo Next Generation EU e all’Italia sono stati giustamente assegnati grandi meriti nella realizzazione di questo progetto. Perché non pensare di avere a disposizione 209 miliardi di opportunità invece e di avere l’occasione di gettare alcune basi di quelli che potrebbero essere i nuovi punti di solidità e orgoglio del nostro Paese?

Le Sfide

Non più un’Italia lenta, vecchia, arretrata dal punto di vista tecnologico, che soffre ogni minimo tremolio del mercato e che fa fatica a farsi valere al di fuori dei suoi confini quando, invece, avrebbe molto da offrire. Non più un’Italia in fondo alle classifiche per sostenibilità, economia verde, ricerca e sviluppo e, invece, sempre in alto per quanto riguarda sprechi, opportunità perse, lentezza burocratica e giudiziaria e un livello non proprio eccelso di istruzione. Perché non pensare a un nuovo inizio o, per andare più cauti, perché non pensare che sia arrivato finalmente il momento di cambiare ciò che è rotto da una vita e provare a intraprendere una strada nuova, ma sicuramente più funzionale e aggiornata? Probabilmente è un sogno, oppure una bozza che non diventerà mai un testo finito e completo. Ma quale sarebbe il modo corretto di ripartire? Su cosa bisogna davvero investire e spendere energie e risorse? Purtroppo, in questo caso, non esistono formule magiche o risposte uniche a situazioni come queste, ma di sicuro si può affermare che alcune tematiche hanno importanza e rilievo maggiore rispetto ad altre. La domanda che i cittadini e allo stesso tempo i loro rappresentanti devono farsi è: cosa serve veramente al belpaese per migliorare e diventare solido e costruttivo?

La destinazione delle risorse

Il progetto, sebbene provvisorio, prevede una ripartizione delle risorse impostata così: per la rivoluzione verde e la transizione ecologica 75 miliardi di euro; per la digitalizzazione, l’innovazione, la competitività e la cultura 49 miliardi di euro; per le infrastrutture e la mobilità 28 miliardi di euro; l’istruzione e la ricerca beneficeranno di19,2 miliardi di euro, mentre la parità di genere e la coesione sociale ed economica 17,1 miliardi di euro e la salute 9. Si tratta, come detto, di una bozza, che il governo deve presentare alla Commissione europea per avere l’ok definitivo e attuare il suo piano di interventi.

La Questione Salute

Non si nota qualcosa che, visto il periodo attuale, potrebbe lasciare il lettore un poco perplesso? L’ultima voce, quindi quella con meno risorse stanziate (circa il 5% dei 209 miliardi iniziali), è la sanità. Inoltre, istruzione e ricerca sono terzultime e la cultura è messa lì, quasi a caso, si potrebbe obiettare, insieme a competitività e innovazione. Siamo ancora nel mezzo di una pandemia e ogni giorno ci arrivano notizie e storie di un sistema sanitario che è tutt’altro che perfetto, che è stato colpito in una maniera inaudita dal virus e da tutto ciò che ne deriva, un sistema che, nonostante l’impegno e la forza di chi ci lavora, annaspa e fa fatica a restare a galla. Ma guardando lo schema di ripartizione sembra che non sia poi così necessario intervenire al riguardo. E questo potrebbe destare preoccupazione. È una classifica al contrario e un elenco poco esaustivo e diversificato. Ciò di cui si ha maggiormente bisogno e anche in breve tempo è lasciato in fondo, mentre quello che era programmabile anni e anni prima, tutto d’un tratto, si prende la scena che gli era stata tolta (ingiustamente) prima dell’arrivo di questo dannato virus.

Un problema di priorità

Non sarebbe più logico attribuire alla salute una parte di fondi ben più importante e degna di nota? Analogamente il ragionamento è valido per istruzione e ricerca, parità di genere e ciò che riguarda la coesione sociale. È quasi inutile affermare che, indipendentemente dalle somme che andranno effettivamente a ogni voce, tutte le questioni sopra elencate sono di vitale importanza per un Paese e sono quelle che senza dubbio portano, almeno sulla carta, uno Stato a una competitività maggiore e a un futuro più roseo. Ma la questione su cui ragionare è che le basi per creare un progetto di lunga durata, come dovrebbe essere il Piano nazionale italiano della ripresa di cui stiamo trattando, deve per forza di cosa avere delle basi solide e sicure, altrimenti è imminente il rischio che tutto si sfaldi. Non si può costruire una casa grande e resistente partendo dal tetto e pensando che basti mettere qualche fondamenta qua e là. Lo stesso ragionamento vale per il Recovery Plan. Rivoluzione verde e transizione ecologica, digitalizzazione, innovazione, competitività e infrastrutture sono tutti concetti e punti essenziali al giorno d’oggi e di vitale importanza per l’economia e il commercio nazionale e mondiale. Ma come si possono realizzare appieno questi piani se non c’è la base che li supporta? Come si può pensare di diventare forti, moderni e all’avanguardia in queste tematiche se prima non si dà spazio agli ingredienti che servono per realizzarli?

Grazie all’istruzione, alla ricerca, allo sviluppo, a un ottimo sistema sanitario e burocratico, ovvero a quelle voci che sono in fondo all’elenco, si possono poi attuare i progetti innovativi e tecnologici, al passo con i tempi e con i nuovi bisogni dell’uomo e dell’economia. I problemi dello spreco di risorse, di piani d’azione sbagliati e di obiettivi non raggiunti sussistono da anni. Indipendentemente dal colore politico e dai vari soggetti che si sono susseguiti, sono stati pochi i casi in cui vi è stato un cambiamento di rotta effettivo (in bene), mentre rimangono ancora gli stessi i problemi che si sono avvicendati senza mai aver dato una svolta positiva. Qualcosa di buono in tutto questo fracasso c’è stato, ma è davvero poca cosa rispetto alle problematiche ancora esistenti. Passano gli anni ma le carenze a livello nazionale non cambiano. I fondi scolastici non ci sono, Tagli alla sanità, Aumenta il tasso di ragazzi che dopo la laurea non trovano lavoro, Italia tra le ultime in Europa per sostegno alla ricerca, La parità di genere è ancora lontana in questo Paese e potremmo continuare ancora scandendo altri titoli di giornali e di altre fonti di informazione che riportano in sintesi solo alcuni dei problemi che ancora persistono nel nostro Paese. Serve un progetto preciso e mirato che preveda più sbocchi di uscita dalla fase attuale e che riesca a sanare, almeno in parte, quelle mancanze che sono causa di ritardo, confusione e assenza di prospettiva in Italia.

È necessario ripartire e sistemare ciò che è ancora in cantiere e ciò che permette di andare avanti con tranquillità e sicurezza; rinforzare il sistema scolastico, dare a tutti l’opportunità di proseguire negli studi e di farlo nel modo migliore possibile; sostenere a gran voce e credere fino in fondo ai progetti di ricerca e sviluppo, che vanno dalla medicina alle innovazioni tecnologiche. Fatto questo, tutto il resto viene naturale e senza interruzioni.

Cosa è necessario fare

Progettare il futuro, per quanto possibile, come si deve e mettere nero su bianco quali sono effettivamente gli obiettivi che si vogliono raggiungere, sia a breve termine sia, a maggior ragione, sul lungo periodo. Detto questo, nulla toglie al fatto che si possano fare più cose contemporaneamente, anzi, sarebbe cosa buona e giusta procedere in questa maniera: affiancare allo sviluppo di nuove competenze e conoscenze programmi che migliorino la qualità della vita sia socialmente che economicamente; attuare subito progetti efficienti per i problemi risolvibili in poco tempo e contemporaneamente cercare di avere una visione il più possibile ampia del futuro, per salvare le generazioni che verranno e far loro avere delle basi solide sui cui costruire un mondo migliore e più evoluto. Nonostante il ritardo, è ancora possibile recuperare il tempo perso se si sapranno colmare i vuoti che ci circondano.

Ci saranno di sicuro delle modifiche al piano di investimenti analizzato prima che questo entri in azione; spariranno o compariranno nuove voci e, probabilmente, cambieranno anche i relativi fondi. Sperando che le correzioni siano migliorative e che ogni singolo centesimo sia speso senza essere sprecato o perso tra le mille insidie che nascono quando ci sono in gioco alte somme di denaro. Deve essere fatto per la comunità, per i giovani, per chi in questi mesi purtroppo ha perso tutto o quasi. Bisogna battere un colpo forte alla porta del cambiamento e chiudere a chiave quella dell’arretratezza. Decidere, programmare e investire. Farlo subito ma con coscienza e ragionevolezza, con la voglia di migliorare le cose o, almeno, renderle meno disastrose di ora.

 

Fonti:

copertina

www.money.it

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