Il dramma dei morti in mare senza nome

Si dice spesso che il mare restituisce tutto ciò che prende ed effettivamente è vero: tutti i morti, di cui non sappiamo nomi, ma solo numeri e cifre senza significato, prima o poi ritorneranno sulle nostre spiagge. Solo allora ci vergogneremo veramente di quello che l’uomo è, davanti alla morte nuda e cruda.

I morti e il tema dell’immigrazione

La questione migratoria è molto attiva sul piano politico, sociale e generazionale.

Ormai da venticinque anni, l’Europa sta vivendo flussi migratori sempre più intensi, dovuti alle condizioni economiche disastrose di buona parte del pianeta e non solo. A livello sociale, questa crisi economica si riversa sui flussi migratori: gli esseri umani, il nome più appropriato, scappano dalla fame e dalla guerra.

Per comprendere meglio il fenomeno in questione, occorre ritornare all’Italia di molti anni fa, quando i nostri nonni e bisnonni partivano durante le guerre per cercare fortuna altrove. La situazione ora è più o meno simile, ma le condizioni economiche e sociali sono peggiori. L’Italia vede ogni anno un flusso migratorio via mare o terra sempre più numeroso.

Assieme a Spagna, Francia e Germania, l’Italia è uno dei maggiori Paesi di approdo per chi arriva dall’Africa e non solo.

Crescita demografica e immigrazione

Negli ultimi anni, a livello demografico, il nostro Paese è stato alimentato principalmente dalla componente straniera, simbolo di un’Italia sempre più accogliente, anche se sono molti gli aspetti da migliorare: primo fra tutti il controllo degli sbarchi.

Sono troppe le persone che muoiono in mare. Non è sufficiente affermare che si debbano bloccare i flussi nei Paesi da cui nasce l’immigrazione. Non è dignitoso ridare una casa in una terra bombardata e afflitta dalla fame.

Mar Mediterraneo

Le attività europee di monitoraggio e salvataggio di immigrati sono responsabilità dell’Europa tutta, partendo dai Paesi che sono più a nord.

Il problema principale è che sono state ignorate da parte delle autorità europee le leggi che governano le politiche migratorie, ormai obsolete e decadenti in un Occidente sempre più diviso in merito a queste tematiche.

Gli uomini e le donne, sfiniti dai viaggi, dalla fame e dalla speranza di trovare fortuna altrove, rischiano sempre più la loro vita per attraversare il Mar Mediterraneo.

Dal 2018 e per oltre dodici mesi, il nostro Paese ha attuato politiche sempre più ridicole e poco costruttive, trattenendo le persone salvate anche in mare stesso, senza una base legale o una magistratura a cui affidarsi.

Passato e immigrazione

La cosiddetta emergenza-migranti è cresciuta esponenzialmente dal 2012 ed esattamente un anno dopo si è registrata una nuova ondata di anime morte in mare, all’incirca duecento.

Tra il 2014 e il 2019, nonostante le varie fallimentari organizzazioni imposte dal Governo, tra cui Mare Nostrum e Themis, le persone che hanno perso la vita in mare sono state 15.000. Questi purtroppo sono solo numeri che creano scalpore, ma non sufficientemente.

Libia e accordi

Stando ai dati diffusi dal Viminale, l’85% in meno dei migranti è giunto in Italia nel 2019.

A ridurre gli sbarchi sono stati la politica del Governo giallo-verde e gli accordi presi con la Libia.

La guardia costiera libica ha riportato a Tripoli via mare all’incirca 2747 persone, tra cui 270 bambini.

Questi bambini, se mai dovessero riuscire a sbarcare in Europa, non avrebbero fiducia in questo continente: non si può negare un approdo sicuro a coloro che scappano dalla morte certa, è un inganno alla persona. Una cattiveria inaudita. La fiducia di queste persone viene meno proprio quando, a un passo dalla certezza, vedono il loro sogno frantumarsi in pochi secondi.

Le ONG hanno finalmente dichiarato dopo molti anni che la Libia non è un porto sicuro. Infatti, sono sempre più numerosi gli scontri e le violenze che avvengono silenziosamente.

Casi di coraggio nel nostro mare

Rimane salva la coscienza delle persone, in particolare dei soccorritori.

Questi sono costantemente impegnati nell’aiutare le persone che rischiano di annegare in mare, il mare nostrum, anche se non è proprio di tutti, ma di coloro che sanno cosa voglia dire essere salvati e salvare.

Quello che può cambiare la mentalità non è sempre quello che si vive: non tutti hanno la fortuna (perché di fortuna si tratta) di incontrare una persona arrivata da lontano.

Sappiate che esistono molti uomini e molte donne che non hanno paura di attraversare il grande mare, di rischiare tutto. Numerosi soccorritori chiedono, infatti, cosa ha spinto la fuga dal proprio Paese e in molti rispondono che “non ho mai avuto paura di scappare, dovevo farlo per forza, la mia paura è stata sottomessa dalla foga della salvezza”.

Riflettiamo perciò sul significato di queste parole e di quanta fortuna abbiamo a vivere in un Paese democratico, senza scordarci del prossimo.

 

Fonti:

Eurispes.it

Amnesty.it

Larepublica.it


Credits: 

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