Temperature al limite: la crisi climatica è qualcosa di serio

La crisi climatica è un problema serio  

Ogni giorno assistiamo agli effetti concreti dell’emergenza climatica sul nostro pianeta. Il dibattito sull’argomento è ormai in atto da diversi decenni. Nonostante ciò, ci troviamo in una situazione grave. La crisi climatica non può più essere sottovalutata, poiché la Terra ci sta presentando il conto di tutti i nostri consumi. 

Gli effetti della crisi climatica: Earth Overshoot Day 

Per dare un’idea concreta rispetto alla crisi in atto, basta citare l’Earth Overshoot Day. Si tratta di un appuntamento annuale, che segna il giorno in cui la Terra esaurisce ufficialmente il carico di risorse rinnovabili e sostenibili nel corso di un anno. 

Logicamente, questa data annuale dovrebbe essere fissata verso la fine dell’anno. Tuttavia, ogni anno che passa questa data viene anticipata sempre di più. Basti pensare che nel 1970 questa ricorrenza era fissata al 29 dicembre. Quest’anno, invece, è stata fatta cadere il 29 luglio.  

La nostra impronta ecologica come conseguenza della crisi climatica

Dobbiamo entrare nell’ottica che le risorse della Terra non sono infinite. Dobbiamo monitorare la nostra impronta ecologica, cioè il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle.  

Per rendere l’idea della situazione grave in cui ci troviamo, basti pensare che le emissioni di combustibili fossili vanno a formare oltre il 60 per cento dell’impronta ecologica globale.  

Le emissioni al loro massimo storico  

Le emissioni di combustibili fossili sono, infatti, responsabili in gran parte dell’emergenza climatica in cui ci troviamo. Secondo gli ultimi studi, le emissioni di anidride carbonica arriveranno al loro massimo storico globale nel 2023. Uno scenario che si prospetta catastrofico e che è semplicemente il frutto di ciò che abbiamo consumato negli anni passati.  

Siamo in codice rosso 

Se l’Earth Overshoot Day e il massimo storico di emissioni non fossero già abbastanza, possiamo elencare anche un altro dato allarmante. Infatti, il nuovo rapporto dell’International Panel on Climate Change ci dice che ormai il cambiamento climatico sta colpendo tutte le regioni del mondo.  

Il contenimento delle temperature è ormai difficile da raggiungere. Dovrebbero essere messe in atto delle politiche tempestive, che però faticherebbero comunque nel contenimento. Le alte temperature stanno portando ad ondate di calore improvvise ed allarmanti e la situazione peggiora ogni giorno di più.  

Oltre alle ondate di calore, il cambiamento climatico è causa di tantissime altre manifestazioni drammatiche. Possiamo citare la siccità, le alluvioni, l’aumento del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacciai, l’acidificazione degli oceani. Potremmo continuare all’infinito.  

Come stanno gestendo i grandi del mondo questa emergenza? 

È innegabile che la crisi climatica in atto sia un argomento all’ordine del giorno. La politica internazionale si occupa quotidianamente di queste problematiche, cercando di organizzare summit, conferenze al fine di stringere accordi di portata internazionale per la salvaguardia del pianeta.  

Andando a prendere in esame i maggiori accordi internazionali sul clima, possiamo elencarne alcuni di maggiormente significativi.  

L’Accordo di Parigi 

Ogni tanto lo sentiamo nominare al telegiornale, o in qualche articolo. Si tratta del primo accordo vincolante di portata internazionale. Vincola 175 paesi aderenti in maniera concreta ad azioni per contrastare i cambiamenti climatici. L’obiettivo comune è quello di ridurre la temperatura della Terra di 2 gradi, arrivando a tagliare le emissioni di gas del 70 per cento entro il 2050. Questo accordo è entrato in vigore nel 2016 e ha fatto scalpore la decisione di Trump di uscirne. Il suo successore, Biden, ha invece dichiarato la sua ferma decisione nel far rientrare gli Stati Uniti nel concordato.  

La Convenzione quadro di Rio  

Tornando indietro nel tempo, ci spostiamo al 1992, con il primo trattato internazionale: la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Venne stipulato a Rio de Janeiro. Nonostante sia ricordato per essere il primo accordo, non è stato vincolante, a differenza degli accordi di Parigi. Le nazioni che hanno aderito alla Convenzione di Rio sono state spinte verso azioni concrete tramite consigli, ma nessun obbligo.  

Protocollo di Kyoto 

Infine, per concludere la carrellata di accordi, possiamo citare il Protocollo di Kyoto, pubblicato nel 1997. Questo accordo ha imposto l’obbligo di ridurre le emissioni del 5 per cento e successivamente del 18 per cento. Questo obbligo è stato imposto ai paesi sviluppati ed industrializzati, che potevano affrontare le ovvie spese a cui si va incontro riducendo le emissioni. Nonostante l’importanza dell’accordo, diversi paesi come gli USA non hanno mai aderito, ridimensionando l’impatto delle riduzioni.  

La crisi climatica e la pandemia  

La pandemia che stiamo affrontando ha sicuramente influenzato l’andamento della crisi climatica. I mesi in cui siamo stati confinati in casa sono stati benefici per la Terra. Non è un mistero il fatto che la crisi climatica in atto è causata in gran parte dall’azione dell’uomo. Ecco perché i mesi di lockdown hanno rappresentato un momento di respiro non indifferente.  

Tuttavia, la ripresa della macchina economica globale ci ha riportati ai ritmi pre-pandemici. Un recente studio, condotto da Swiss Re Institute, ha mostrato come le perdite economiche dovute alla crisi climatica sarebbero il doppio rispetto a quelle dovute alla pandemia. Entro il 2050 si prospetta una perdita del 10 per cento del Pil globale. Le conseguenze maggiormente catastrofiche si registrerebbero nei paesi poveri e meno sviluppati.

La necessità di agire  

Tutto ciò ci porta ad un’unica consapevolezza: bisogna agire subito. La crisi climatica, se non arginata, porterebbe un impatto economico equivalente a quello di due pandemie all’anno.  

Nonostante ciò, l’opinione pubblica ed i governi non sembrano pronti ad azioni concrete per la salvaguardia del pianeta in cui viviamo. Basta avere alcuni dati alla mano per comprendere la portata catastrofica del problema e la necessità di agire in fretta. 

 


Fonti:  

ilgiorno.it

rainews.it

energycue.it

anteritalia.org

corriere.it

Credits:

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