Una nuova cultura

Vittorini parlava di sconfitta della cultura nel suo primo editoriale che io prendo in mano per dare inizio a questa nuova pagina di Elzevirus. Lui parlava di sconfitta della cultura in riferimento alla bruttura del fascismo, ai bambini morti durante la guerra, ai campi in cui si era sparso tanto sangue. In quel Politecnico, che si accingeva a fondare, c’era la speranza di poter generare una cultura che non fosse consolatrice, ma che proteggesse l’umanità, che impedisse all’uomo di fare all’uomo quelle cose indicibili che avvengono quando il cuore si riempie di odio.

Vittorini parlava di una nuova cultura e diceva che la società non è cultura perché la cultura non è società, e che questa sola aveva la colpa di non aver avuto cannoni propri, forze speciali, aeroplani o carrarmati a difesa del genere umano. E si chiedeva se non fosse universale quest’urgenza: “Può il tentativo di far sorgere una nuova cultura che sia di difesa e non più di consolazione dell’uomo, interessare gli idealisti e i cattolici meno di quanto interessi noi?

Ecco, i cannoni della cultura a difesa dell’umanità. Questo è quello che dobbiamo fare. Questo è ciò che siamo chiamati ad essere. Non è necessario che torni il fascismo per parlare di antifascismo. Non è necessario che la società tutta si avveleni per sentire l’urgenza di porre un freno alla rabbia, all’odio e alla violenza.

Elzevirus rinasce come rivista antifascista con lo scopo di portare quella nuova cultura di difesa di cui parlava Vittorini. Non aspetteremo che torni il fascismo in un’altra forma, con un altro nome, con altri volti e altre bandiere. Non aspetteremo di essere minacciati per raccogliere macerie, e ricostruire ancora. Iniziamo da oggi a difenderci e a diffondere con decisione e gioia la cultura dell’antifascismo, della non violenza, la cultura della critica e dell’ascolto.

Sono troppe le situazioni che nella nostra contemporaneità dilaniano i popoli: Siria, Hong Kong, Turchia, Libia, Cile, per non parlare delle lotte all’autodeterminazione delle minoranze europee. Bisogna dar voce a quelle lotte per la libertà, cercare di raccontare le sfumature che nella narrazione mediatica spesso sfuggono, invitare alla riflessione, fornire al lettore tutte le informazioni necessarie per farsi un’idea propria. Ma non c’è soltanto la violenza fisica, l’oppressione della guerra o dei manganelli. Oggi, più di tutto, assistiamo a una diffusa rabbia sociale che si concretizza nelle relazioni aggressive tra utenti sui social media e alla mancanza totale di capacità di analisi critica della realtà.

Alla nuova cultura di Vittorini si contrappone con violenza il concetto di post-verità. Da una parte la chiamata alle armi di un intellettuale che chiede alla cultura di rendersi società, di dare capacità critica ai cittadini, di dare indipendenza intellettuale a tutti, di restituire umanità all’uomo; dall’altra l’ignoranza che si diffonde implacabile.

La post-verità si può riassumere nel concetto che gli utenti, le persone, credono in quello che vogliono, danno retta a tal punto a messaggi che li toccano sul piano emozionale e nemmeno se messi davanti all’evidenza sono in grado di ammettere di essere nel torto.

A questo punto, non ci resta che scendere in campo. Armare il nostro esercito. Muover guerra all’odio, all’ignoranza, al neofascismo e alla post-verità. E come fece Vittorini a suo tempo chiediamo a tutti voi che leggete di unirvi a noi. Rendiamo la società cultura e la cultura società, insieme.

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