Cina: la silente repressione degli Uiguri

Nel marzo 2017 in Cina viene aperto il campo Xinjang, dove vengono trasferiti migliaia di musulmani di etnia UiguraAll’interno i prigionieri Uiguri seguono il “regolamento sulla de-radicalizzazione”,ovvero quello che sembrerebbe essere un esperimento di massa di rieducazione per estirpare l’estremismo islamico. Nel campo si studiano i principi del Partito Comunista e a ciò si aggiunge la cancellazione dei simboli religiosi come il velo per le donne e la barba lunga per gli uomini. Inoltre, è proibito pregare ed è obbligatorio mangiare carne di maiale (illecita nell’Islam) durante i pasti. Chiunque si rifiuti viene sottoposto a torture.

I musulmani in Cina sono considerati “sospetti” senza un vero motivo, basta astenersi dal fumo e dal bere alcolici, oppure salutare con la frase in arabo “As Salaam Alaikum” per essere deportati. Non solo: avere un passaporto straniero, essere stati all’estero in uno dei 26 paesi “sensibili”, come Russia, Turchia e Kazakistan, e persino l’uso di Whatsapp vengono considerati un crimine.

Un testimone interpellato da Humans Rights Watch dice:  “Ho conosciuto un ragazzo… è stato preso perché aveva impostato l’orologio con l’ora (non ufficiale) di Urumqi (la capitale dello Xinjiang). Hanno detto che per questo era sospettato di terrorismo […]”

Il livello di repressione è aumentato con l’arrivo dell’ex segretario del Partito Comunista in Tibet trasferitosi nel paese.

“Dopo l’arrivo di Chen Quanguo, le autorità dello Xinjiang hanno diviso le persone in tre categorie: quelle di cui ci si può fidare, una più “generica” e quelle di cui non ci si può fidare. Poi hanno fatto sapere che quelle di cui non ci si può fidare devono essere messe “in luoghi sicuri”. E quali sarebbero questi “luoghi sicuri”? I campi di rieducazione”

spiega Ilham (pseudonimo), che nel 2017 ha deciso di lasciare il paese.

Chi sono gli Uiguri? 

Gli Uiguri sono una minoranza etnica che vive nel Nord della Cina al confine con: Afghanistan, Kirghizistan, Kazakistan, Mongolia, Russia, India, Pakistan e Tagikistan. L’attività indipendentista degli Uiguri ebbe inizio nella prima metà del novecento. Si tentò per due volte di istituire uno stato indipendente, nel 1934 con la creazione della prima Repubblica  del Turkestan Orientale poi con la seconda Repubblica del Turkestan, istituita dieci anni dopo e annessa alla Repubblica Popolare Cinese.

Cosa dicono le autorità? 

I funzionari cinesi hanno evitato di commentare i campi, ma alcuni sono citati dai media statali dicendo che sono necessari i cambiamenti ideologici per combattere il fanatismo. Il programma d’internamento mira a cambiare il pensiero politico dei detenuti, cancellare le loro credenze islamiche e rimodellare le loro stesse identità. Inoltre i campi si sono espansi senza documenti legali.

Vita nei campi

Omir Bekali, uno tra il milione di persone arrestate, ha dichiarato:

”Mi hanno detenuto senza processo e senza la difesa di un avvocato, obbligato a rinnegare le mie convinzioni mentre elogiavo il Partito Comunista. Quando mi sono rifiutato di seguire gli ordini mi hanno costretto a stare al muro per cinque ore. Una settimana dopo sono stato mandato in isolamento, dove mi hanno privato di cibo per 24 ore. Dopo venti giorni nel campo volevo uccidermi”. 

Bekali racconta ancora: “La pressione psicologica è enorme quando devi criticare te stesso e il tuo gruppo etnico. Ci penso ancora ogni notte, fino a quando il sole sorge, non riesco a dormire”.

Opinioni degli esperti e media 

Il programma di detenzione è un segno distintivo dell’apparato di sicurezza dello stato cinese sotto il nazionalissimo e rigido governo del presidente Xi Jinping. Questo è in parte radicato nell’antica credenza cinese della trasformazione attraverso l’educazione. James Millward, storico della Cina alla Georgetown University spiega: “La pulizia culturale è il tentativo di Pechino di trovare una soluzione definitiva al problema nello Xinjiang”

Rian Thum, professore alla Loyola University di New Orleans, aggiunge che il sistema di rieducazione della Cina ha fatto eco ad alcune delle peggiori violazioni dei diritti umani nella storia. La BBC ha documentato che oltre 400 bambini hanno perso contatto con i propri genitori. Non si sa ancora bene dove abbiano portato i più piccoli, alcuni dicono in orfanotrofi, altri pensano a detenzioni minorili.

Prospettive future

Recentemente girano delle voci le quali sostengono che tutti i prigionieri siano stati rilasciati e riammessi in società. Queste purtroppo sembrano essere solo dicerie. Non ci resta altro che aspettare prossimi sviluppi.

 


FONTI

Il Post

Osservatorio Diritti

South China Morning Post

CREDITS

Copertina originale

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