Barbarie o tradizioni: qual è il confine?

Le Isole Faroe sono al centro del dibattito quando si tratta di definire barbarie o tradizioni. Queste sono conosciute in tutto il mondo per la tradizionale mattanza di delfini e balene. Questi mammiferi vengono uccisi e massacrati a riva. La tecnica disumana consiste nella “Grindadrap“.

Secondo la «BBC», ogni anno sono sgozzati all’incirca 600 animali, tra balene e delfini. Quest’anno, la mattanza ha superato le mille unità, facendo scatenare gli ambientalisti di tutto il mondo, oltre alla popolazione locale.

Tradizioni e disumanità

Le tradizioni umane, che sconvolgono ogni anno milioni di animali e anche l’ambiente, continuano da secoli.

Basti ricordare la tradizionale festa delle arance di Ivrea. La festa di Carnevale e la battaglia delle arance sono tipiche di questi luoghi, fin dal Secondo dopoguerra. Oltre però ai feriti gravi che ogni anno ci sono in seguito al lancio del frutto, si registra un notevole spreco di alimenti che potrebbero andare in dono ai meno abbienti.

Un altro caso di crudeltà viene registrato in Oriente, in particolare nei mercati cinesi, dove proliferano malattie e dove gli animali vivono in cattività. Gli animali che sono consumati dall’essere umano sono i cani ma anche animali esotici come pipistrelli e serpenti.

Ultimamente, le battaglie animaliste hanno mosso le coscienze dei governanti di molti stati ed è stata introdotta qualche legge che possa bloccare questi massacri.

Ed in Europa?

La situazione europea però non è molto diversa, sono ancora numerosi i casi di abusi su animali, specialmente cani e gatti, a favore delle sperimentazioni. Un esempio molto recente riguarda venti cuccioli di razza Beagle, chiusi in gabbie a fine sperimentativi.

Questi cani arrivano dalla Francia e l’azienda che si chiama “Aptuit” ha sede a Verona.

Gli ambientalisti stanno cercando di liberarli il prima possibile. Questo evento ha scosso l’anima di molte persone che si ricordano di Green Hill e dei 2639 cani liberati.

Tradizioni o barbarie?

Possiamo dunque dire che quelle che definiamo tradizioni, in realtà sono barbarie?

Un esempio noto può essere il consumo di agnelli che vengono strappati alle madri. Questi animali sono molto sensibili ed intelligenti, soffrono nelle gabbie e gli strumenti di macellazione sono alquanto disumani.

Eppure, nel 2021, con la crisi climatica che sta sconvolgendo il nostro mondo, in Italia vengono uccisi migliaia di animali, nel periodo pasquale ma anche durante tutto l’arco dell’anno.

Infatti, non capita spesso di pensare che tutti le carni di conigli, cinghiali, vitelli e tante altre specie animali, sono conservati in celle frigo all’interno dei supermercati e delle mense delle nostre università.

Non ci si rende conto, dunque, che quello che succede nelle Isole Faroe in realtà accade anche in Italia, però all’oscuro dei nostri occhi.

Aziende e industria della carne

L’industria della carne in Italia registra i seguenti numeri: un italiano consuma all’anno circa 77 kg di carne, 1 kg ogni 5 giorni.

Per produrre 1 kg di carne di manzo servono 7 litri di petrolio e 15 mila litri di acqua.

Le scelte alimentari che influiscono sul pianeta si registrano ogni giorno. Dunque, risultano alquanto inutili le proteste indotte dalle nuove generazioni, in particolare il “Friday for future“. Questo evento si è tenuto recentemente in moltissime città mondiali, a Milano Greta Thunberg ha sfilato assieme a migliaia di altri giovani.

La maggior parte di questi stessi giovani, però, consuma carne a livelli esorbitanti. Sono poche le persone che cercano di modificare il proprio piano alimentare, per la propria salute e per ridurre la crisi climatica.

Greta Thunberg

Greta Thunberg, paladina di questa battaglia per la salvezza del pianeta, è vegana da molti anni ormai.

I ragazzi italiani vegani sono pochissimi, anche se i dati riscontrano un aumento di questa tendenza.

Secondo il “Rapporto Vegan Italia dell’Osservatorio VeganOK”, su un campione di 15 mila persone, circa il 2,6% della popolazione era vegana nel 2017. 

Nel 2021 i numeri sono ancora in crescita.

Educazione alimentare

L‘educazione alimentare e ambientale nasce nelle scuole, fin dalla scuola dell’infanzia. Educare dunque i bambini a nuovi stili di vita e a nuove alimentazioni, potrebbe aiutare notevolmente il nostro pianeta, che sta soffrendo le conseguenza del suo estremo sfruttamento.

Nuovi tipi di alimenti, come ad esempio il seitan, il tofu o semplicemente i legumi, potrebbero essere la speranza per un futuro più sostenibile.

Il ruolo che hanno le persone che hanno una certa notorietà sui social dovrebbe favorire questo processo.

Se queste stesse persone cambiassero alimentazione e abitudini alimentari da un giorno all’altro, probabilmente ciò avrebbe un impatto rilevante anche sul resto della popolazione.

 


Fonti:

rainews.it

ambientetiscali.it

Credits:

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