Carceri italiane dimenticate: la situazione attuale

Le carceri italiane, ancora prima della pandemia, si trovavano in uno stato di degrado, sociale e morale. Com’è cambiata la situazione con l’avvento della pandemia?

I responsabili e la politica hanno preso le relative precauzioni e attenzioni verso i carcerati e coloro che lavorano dentro le carceri?

Tra storia e letteratura

Cesare Beccaria, nel suo saggio “Dei delitti e delle pene pubblicato nel 1764, teorizzò la pena come mezzo di prevenzione per la sicurezza sociale e non più come punizione espiatoria per garantire la convivenza sociale.

La situazione delle carceri

Le carceri in Italia sono suddivise in Case circondariali, ossia Istituti di custodia cautelare per coloro che sono in attesa di giudizio e Case di reclusione, ossia Istituti per l’esecuzione delle pene per i detenuti condannati definitivamente.

Inoltre, devono essere aggiunte le Case di Lavoro e le Colonie agricoleistituti per l’esecuzione delle misure di sicurezza.

Esiste poi un ulteriore circuito penitenziario per il regime 41 bis dove sono sottoposti i detenuti per reati di mafia, terrorismo o di riconosciuto allarme sociale.

Sono state istituite undici sezioni ad altissima sorveglianza.

Il problema del sovraffollamento

Nelle carceri italiane sono rinchiusi più di diecimila detenuti, ben oltre la capienza regolamentare.

Questo fenomeno inoltre non è omogeneo all’interno di tutto il paese. La regione più affollata, attualmente, è la Puglia con un tasso del 161% seguita dalla Lombardia con un tasso del 137%. In molti altri istituti la soglia è stata notevolmente superata del 200% in più.

Questi istituti sono a Como, Taranto e Brescia.

La carenza di personale

Oltre ai problemi sopra citati, si aggiunge la carenza di personale di polizia e degli altri ruoli dell’amministrazione penitenziaria. Quest’ultima ha subito, infatti, un taglio organico da 45000 a 41000 unità.

Il personale di polizia attualmente in servizio è inferiore a 5000 uomini anche rispetto al personale organico previsto. Si è rilevata, in seguito, anche una carenza di educatori socio-pedagogici, di personale che ricopra ruoli amministrativi, e personale medico e paramedico.

I suicidi

I suicidi, nelle carceri italiane, sono molto frequenti, si contano tra i quattro/cinque suicidi al mese. Dal 2000 ad oggi i suicidi sono stati più di mille, mentre i morti in totale sono quasi 3000 mila.

Coloro che si suicidano non sono solo detenuti, ma anche poliziotti e dirigenti penitenziari.

Salute e prevenzione

Emilia Rossi, componente del Collegio del Garante nazionale dei diritti dei detenuti, si è espressa in merito alla tutela e alla vaccinazione contro il Covid-19 dei detenuti.

Si è detta, infatti, entusiasta riguardo all’impegno preso dal commissario Arcuri. L’impegno da esso espresso prevedeva che le persone detenute potessero completare la vaccinazione in un momento appena successivo a chi aveva più di ottanta anni, la fascia prioritaria.

Rossi ha sostenuto anche che “la tutela dei detenuti riguarda tutti, nel momento in cui lo Stato prende in custodia delle persone, ha la responsabilità della tutela della salute dei detenuti stessi, insieme agli altri diritti imprescindibili“.

Inoltre, un altro membro del Collegio del Garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma, ha firmato, assieme a Liliana Segre, senatrice a vita, un Appello urgente in favore di una tempestiva vaccinazione all’interno delle carceri.

L’emergenza pandemica da Covid-19, si è innescata quindi in un contesto già altamente precario, ove sono numerose le malattie fisiche e psichiatriche che uccidono molti detenuti.

Innanzitutto, la possibilità di rispettare il distanziamento sociale è quasi nulla poiché alla base di tutto sorge il problema del sovraffollamento. Va anche detto che il numero di contagiati all’interno delle carceri italiane, a maggio 2020 si aggirava intorno ai 159 casi tra i carcerati e 215 tra il personale penitenziario.

Numeri dunque, relativamente bassi, ma il problema più grave però è che non esistano dati pubblici sul numero di tamponi eseguiti dai detenuti. A ciò si è aggiunto anche la quasi totale mancanza di materiale di protezione durante le prime fasi della pandemia: mascherine, disinfettanti, guanti, ecc.

La situazione oggi

Ad oggi, dunque, la vita in carcere non è ancora del tutto ripresa poiché i colloqui dei detenuti con i propri familiari sono stati notevolmente ridotti, aumentando così la distanza sociale, già poco presente all’interno degli istituti penitenziari.

Da molto tempo, circa marzo 2020, i dispositivi elettronici hanno sostituito le visite ai carcerati. E la distribuzione in campo nazionale non è stata omogenea, in alcune strutture.

La pandemia, quindi, ha fatto sorgere un altro problema: il fatto che nessuno si fosse posto il dilemma dell’assenza di tecnologia all’interno delle carceri, unico strumento di collegamento e contatto con l’esterno.

I problemi dunque sono tanti, ma per quanto ancora dovranno persistere?

 


Fonti:

poliziapenitenziaria.it

ildubbionews.it

Copertina:

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