Forme di fascismo contemporaneo: gli ultras e la violenza

Gli stadi sono uno dei più grandi luoghi di aggregazione nel mondo. In quelli più grandi vi si possono radunare fino a centomila persone. I grandi eventi sportivi sono rituali laici giganteschi e momenti di festa che esercitano fascino anche su chi non è amante dello sport in questione. Tuttavia, accanto agli aspetti più gioiosi vi è un grande problema di violenza.

Gli ultras

Parlando dell’Italia e dell’Europa, soprattutto per quanto riguarda il calcio, esistono dei gruppi organizzati di tifosi fanatici che seguono ovunque la propria squadra per supportarla con cori e canti. Spesso però questi gruppi sono caratterizzati da un atteggiamento molto violento, ai limiti dello squadrismo. Non si vuole generalizzare, non tutti gli ultras sono dei criminali, esistono anche realtà di tifo organizzato “sane” che vogliono solo supportare la propria squadra. Vi è però un problema innegabile di violenza negli stadi che è strutturale e bisogna in qualche modo risolvere.

Gli albori del tifo organizzato

Le tifoserie organizzate prendono il nome di “hooligans” in Inghilterra e di “Ultras” nel resto del mondo. Il fenomeno viene alla luce nel Regno Unito a fine Ottocento con lo sviluppo pionieristico del calcio. La parola Hooligans nasce da uno slang irlandese per indicare il concetto di “teppista”. Le prime bande di tifosi si caratterizzavano per azioni violente ed eversive, risse e scontri con bande rivali anche nell’Inghilterra vittoriana di fine ‘800. Lo sviluppo di questi gruppi di tifo era fortemente collegato con i cambiamenti che stavano avvenendo in Inghilterra con la seconda rivoluzione industriale. L’esaltazione della forza, della violenza e del cameratismo erano fenomeni molto frequenti all’interno delle nuove fabbriche inglesi.

La violenza e la foga degli hooligans andarono poi ad affievolirsi tra le due guerre mondiali, periodo in cui il calcio iniziò ad essere sempre di più popolare anche tra i ceti sociali più elevati. Tuttavia, il fenomeno degli hooligans eversivi riprese con ancora più forza, sempre in Inghilterra, a partire dagli anni ’50. In quel periodo infatti iniziarono ad apparire, soprattutto nelle periferie londinesi, le prime sottoculture giovanili “ribelli”. Si trattava di ragazzi molto giovani che volevano ribellarsi agli schemi morali della società britannica e utilizzavano il calcio come valvola di sfogo.

Ascesa degli hooligans

Nel corso dei decenni seguenti i gruppi ultras si diffusero sempre di più mentre le curve degli stadi si trasformarono piano piano in luoghi di aggregazione sociale in cui fare nascere delle violente identità culturali. Il governo britannico, assieme a diverse scuole di pensiero sociologico, iniziarono a mettere il fenomeno sotto la lente di ingrandimento, fornendo chiavi di lettura e possibili soluzioni. La situazione, però, non cambiò sostanzialmente fino agli anni ’80. Durante questo decennio vi furono diversi episodi di violenza negli stadi, culminati col tragico evento della notte del 29 maggio 1985 a Bruxelles, quando durante la finale di Coppa Campioni tra Liverpool e Juventus gli hooligans inglesi attaccarono il settore di stadio occupato dai tifosi italiani, schiacciandoli e causando decine di morti.

Fu in quel momento che il governo britannico conservatore di Margareth Thatcher decise di affrontare di petto il fenomeno emanando una serie di decreti restrittivi che andarono a risolvere in parte il problema della violenza. Oggi negli stadi inglesi non c’è più spazio per la violenza del tifo organizzato, e le partite di premier League sono diventate uno spettacolo per le famiglie.

Il tifo organizzato in Italia

Nel nostro paese i primi gruppi di ultras hanno iniziato a formarsi solo nei primi anni del secondo dopoguerra. Tuttavia, il tifo organizzato divenne un fenomeno strutturale caratterizzato da violenza negli anni ’70 in concomitanza con gli anni di piombo. Proprio l’atmosfera di lotta e polarizzazione politica anche violenta contribuì a creare la politicizzazione dei gruppi ultras tipica del panorama italiano. Gli ultras sono spesso legati a realtà politiche estremiste, soprattutto di destra ma anche di sinistra, proprio perché in quel periodo la lotta politica era onnicomprensiva e arrivava anche negli stadi.

Un’altra caratteristica degli ultras italiani è l’organizzazione gerarchica: vi è sempre un capo curva che coordina i cori e le azioni. Questo li differenzia dagli hooligans britannici che prediligono azioni spontanee. Anche in Italia nel corso degli ultimi decenni vi sono stati svariati episodi di violenza negli stadi, anche molto gravi. A differenza dell’Inghilterra però, nonostante gli innumerevoli e spesso contradditori provvedimenti emanati dai governi, non si è ancora riusciti ad eliminare il fenomeno alla radice.

Gli stadi italiani non sono sicuri come quelli inglesi, e per renderli tali servono misure di controllo radicali.

 


Fonti:

it.wikipedia.org

www.calcioweb.eu

www.ultimouomo.com

Credits:

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