Evangelizzazione: la cancel culture del passato

La cancel culture è stata accusata di voler cancellare il passato, la storia e le prese di posizione diverse dalla visione del mondo predominante. Ma, facendo un passo indietro nel tempo, possiamo trovare delle analogie tra questo modo di fare e l’evangelizzazione.

Analogie tra passato e presente: definizione di evangelizzazione e di cancel culture

Stando alle definizioni, per evangelizzazione si intende:

“predicazione e diffusione del Vangelo, soprattutto con riferimento ai primi secoli della Chiesa o alla prima introduzione del cristianesimo in un paese o presso una popolazione.

Facendo un salto nel presente, invece, per cancel culture si intende:

“Atteggiamento di colpevolizzazione, di solito espresso tramite i social media, nei confronti di personaggi pubblici o aziende che avrebbero detto o fatto qualche cosa di offensivo o politicamente scorretto e ai quali vengono pertanto tolti sostegno e gradimento.”

A prima vista, questi due termini non avrebbero nulla in comune. Eppure le analogie sono molte, tanto da arrivare ad affermare che la cancel culture moderna sia un’eredità dell’evangelizzazione e del colonialismo. Ma come si arriva ad un’affermazione del genere?

C’è un limite alla cancel culture?

I social network ci hanno dato la possibilità di esprimere le nostre opinioni molto facilmente. Siamo sempre aggiornati riguardo le novità del mondo ed è molto semplice che le nostre idee si scontrino con pareri discordanti.

Sono anni che nascono discussioni, forum, sondaggi online che portano ad alleanze ma anche scontri. Si commentano gli abiti delle star sui red carpet, l’ultimo fidanzato di quella modella famosa, le dichiarazioni di quel politico. Non c’è argomento che non debba passare sotto il giudizio dell’opinione pubblica.

Questa situazione ha i propri lati positivi, ma anche negativi. Ormai le shit storm sono all’ordine del giorno. Qualsiasi soggetto può cadere vittima di insulti e, nei casi peggiori, si può essere classificato come cancelled.

Basta una parola sbagliata, un commento su un argomento ritenuto delicato, un’opinione sgradita alla maggior parte delle persone. Da sempre è risaputo che una figura pubblica deve fare attenzione alle proprie esternazioni, soprattutto perché potrebbe essere presa come esempio da qualcun altro. Inoltre, nel caso in cui si mostri ignoranza o insensibilità nei propri commenti, è giusto rendersene conto.

Tuttavia è in corso, da diverso tempo, un dibattito riguardo i limiti della cancel culture. Molto spesso, diversi personaggi pubblici hanno avuto delle ripercussioni professionali, in seguito a loro esternazioni o comportamenti. Ci sono casi di persone licenziate, di progetti saltati, di persone colpite psicologicamente a seguito dei commenti rilasciati.

Inoltre, recentemente, la cancel culture non ha colpito solamente i personaggi pubblici, ma anche diverse opere d’arte. Un esempio? Recentemente, è stata rimossa una statua di Thomas Jefferson, a New York. Si tratta del terzo presidente degli USA, uno dei Padri Fondatori. Una posizione di prestigio, che però non nasconde il fatto che possedesse e sfruttasse degli schiavi.

La cancel culture come riscrittura della storia

Quello della statua di Thomas Jefferson è uno dei tanti esempi di cancel culture, applicata all’ambito della politica e delle ideologie. Nel 2020, per fare un altro esempio, sempre negli Stati Uniti sono state rimosse alcune statue di Cristoforo Colombo. Nell’immaginario collettivo europeo, Colombo è l’esploratore che, per primo, ha varcato le soglie del Nuovo Mondo. Tuttavia, si tratta di un uomo del suo tempo: fedele convinto e a favore degli schiavi.

Ed è per questo che le sue statue sono state abbattute, proprio per sottolineare come i suoi ideali non siano in linea con il rispetto dei diritti umani. Nella contemporaneità c’è bisogno di figure positive, che hanno lottato e che lottano per il rispetto della diversità e per l’inclusione. Sono queste le tesi che spingono le nuove generazioni a rifiutare le figure storiche, che hanno contribuito, in modi vari, allo sviluppo di ideali razzisti e retrogradi. Questi stessi ideali appaiono anacronistici e inaccettabili, a tal punto da voler riscrivere la storia.

La colonizzazione: come cancellare la diversità

Soffermandoci ancora sulla vicenda inerente Colombo, è stato proprio lui uno dei primi esploratori ad imporre un’opera di evangelizzazione. Nei libri di storia occidentali viene dipinto come un autentico eroe civilizzatore, partito per il Nuovo Mondo, al fine di diffondere la civiltà e progresso. Dopo di lui, moltissimi altri esploratori e quasi tutti gli imperi coloniali europei hanno iniziato la cosiddetta impresa coloniale.

Gli studi post-coloniali ci mostrano come ci sia bisogno di trasformare completamente la nostra visione della storia. Siamo sempre stati abituati ad una visione euro-centrista. Tutto ciò che è accaduto, nella storia e nel mondo, lo colleghiamo allo sviluppo europeo. Siamo spinti a sottolineare la presunta superiorità europea, che si è dovuta scontrare con la presunta inferiorità di altri popoli.

Si tratta però di pura fantasia. Colombo non ha scoperto l’America. Prima di quel momento, su quel territorio (come anche in tutti gli altri territori colonizzati) vivevano comunità varie. Si erano sviluppate tradizioni, religioni, modi di vivere diversi, ma non per questo inferiori. La colonizzazione ha portato morti, distruzione, conseguenze drammatiche. Ci sono numerosi studi e testi che attestano la crudeltà con cui vennero trattati i popoli colonizzati, destinati a perdere le proprie caratteristiche, costretti ad omologarsi agli europei.

L’evangelizzazione era l’antica cancel culture

Con queste premesse, si può finalmente comprendere come la colonizzazione e l‘evangelizzazione abbiano agito nel medesimo modo in cui sta agendo la cancel culture. I cristiani hanno imposto la propria superiorità soggettiva, giudicando inferiori i popoli nativi, anche per la religione professata.

Imponendo la propria religione e le proprie caratteristiche culturali, non hanno contestualizzato le tradizioni degli altri popoli, dando per scontato che si dovessero adeguare alla religione cristiana. Allo stesso modo, nella contemporaneità si tende a “cancellare” qualcuno solo perché ha opinioni diverse dalle proprie, prima ancora di contestualizzare tali opinioni. Non sempre però ciò che è predominante può sopprimere pareri e punti di vista diversi.

La storia serve anche, e soprattutto, per imparare dai propri errori. Si tratta di un lungo processo, che passa per l’accettazione di ciò che appare straniero e diverso. Bisogna chiedersi da dove provengano pregiudizi e stereotipi, allo scopo di combatterli.

L’educazione e la cultura, oltre ad una visione aperta e positiva, ci possono aiutare a questo scopo. Indipendentemente dal fatto che distruggere le statue di chi ha vissuto prima di noi può aiutarci o meno, la priorità deve essere quella di combattere le discriminazioni e le diseguaglianze qui ed ora.

 


Fonti: 

treccani.it

cancelculture/treccani.it

tempi.it

Credits: 

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