Desaparecidas: donne che scompaiono

Dal narcotraffico alle desaparecidas: il lato negativo del Messico

Il Messico è famoso per diversi motivi. Si tratta, infatti, di una nazione che attrae ogni anno innumerevoli turisti, che rimangono ammaliati dalle tante attrazioni. Il Messico è la patria delle civiltà precolombiane, ma è anche il paese d’origine di personaggi illustri, tra cui Frida Khalo. Purtroppo, però, il territorio messicano è interessato anche da fenomeni negativi, molto spesso tragici. Basta pensare ai cartelli del narcotraffico, con l’emblematica figura di El Chapo (con il cartello di Sinaloa) e al fenomeno delle “desaparecidas“.

Oggi, tuttavia, abbiamo intenzione di parlarvi di una città in particolare, che viene conosciuta internazionalmente come un autentico “cimitero delle donne“. Stiamo parlando di Ciudad Juarez, nello stato messicano di Chihuahua.

La città più pericolosa al mondo

Sapete quali sono le città maggiormente pericolose al mondo? Parliamo proprio di quei posti in cui è meglio non recarsi da turisti, a causa dei grandi rischi che si potrebbero correre. Sarete sorpresi dal sapere che, tra le 10 città più pericolose 6 si trovano in Messico. Analizzando i dati del 2018, infatti, si può notare facilmente come il Messico rappresenti un punto critico per quanto riguarda i crimini commessi. La città più pericolosa è Tijuana, al confine con gli Stati Uniti. Seguono poi: Acapulco, Caracas (che però si trova in Venezuela). Si torna poi in Messico, con la città di Victoria e poi proprio Juarez.

Juarez si colloca anch’essa sul confine con gli Stati Uniti ed è conosciuta, tristemente, per la presenza sul suo territorio del cartello di Juarez, un gruppo di narcotrafficanti istituitosi negli anni 70. Proprio la presenza di questo cartello è fondamentale per dare un senso alla criminalità locale. Si potrebbe pensare, ingenuamente, che i delitti compiuti a Juarez siano limitati alle lotte tra cartelli. Tuttavia, basta un dato per capire l’eccezionalità di questa città: sul territorio cittadino sono stati ritrovati i cadaveri di ben 941 donne, in un lasso di tempo che va dal 1993 al 2010.

Chi sono le desaparecidas?

Questa quota tragica, tuttavia, non conta tutte le “desaparecidas“, donne e ragazze che non sono mai state ritrovate, che sono svanite nel nulla da un giorno all’altro. Si conta, infatti, che dal 1993 le donne scomparse si attestino su una quota di circa 4.500. Ci si chiede: per quale motivo questi numeri sono tanto impressionanti? Queste donne sono accomunate tutte da diversi fattori: sono molto giovani e lavorano spesso in fabbriche di assemblaggio, in cui costituiscono manodopera a basso costo.

Come se le paghe misere e le condizioni di vita pessime non bastassero, le operaie vengono rapite e stuprate proprio fuori dalle fabbriche, dove i criminali sono sicuri di poterle trovare. Da quel momento in poi di esse si perde ogni traccia. Per le più “fortunate”, anche se di fortuna non si può proprio parlare, i corpi vengono ritrovati ovunque, nelle discariche o nel deserto, molto spesso mutilati brutalmente. Altre vittime, che costituiscono le “desaparecidas”, vengono invece “cancellate”, dissolte completamente da liquidi corrosivi. Come se non fossero mai esistite, come se corrodendo i loro corpi si potesse cancellare la tragedia compiuta.

Ciò che farebbe rabbrividire chiunque è soprattutto la mancanza assoluta di giustizia. I colpevoli sembrano non esistere, anche loro dissolti nel nulla come le vittime. Nessuno punta il dito su nessuno, tutti rimangono in silenzio e ignorano un problema tanto grande. il silenzio viene imposto dai gruppi criminali locali, ma anche dalle forze d’ordine corrotte.

desaparecidas

C’è bisogno di sensibilizzazione: le croci rosa e “Zapatos Rojos”

Questo tragico fenomeno ha ottenuto un simbolo facilmente riconoscibile: migliaia di croci rosa disposte su una collina, in cui sono sepolti i corpi delle vittime. Si tratta dell’unico modo per tentare di commemorare delle giovani vittime, strappate alla vita in modo atroce. Dare un luogo di sepoltura ai corpi è il tentativo di ridare dignità, restituendo un nome e un cognome a una massa di donne sconosciute. Per chi ha tolto loro la vita, le vittime devono rimanere nella nebbia, dimenticate da tutti. Al contrario, però, è importantissimo porre l’accento su ognuna delle donne scomparse e uccise brutalmente. Questo è l’unico modo per fare strada alla giustizia.

Inoltre, nel corso del tempo sono state organizzate e continuano a essere ideate diverse iniziative di sensibilizzazione a riguardo. Tra di esse possiamo ricordare “Zapatos Rojos“, un’installazione artistica a cura di un’artista messicana, Elina Chauvet. In essa vengono mostrate diverse scarpe rosse, che simboleggiano appunto tutte quelle donne che hanno perso la vita a Ciudad Juarez.

Zapatos Rojos è, prima di tutto, una chiamata rivolta alle cittadine e ai cittadini per manifestare la propria solidarietà verso le donne che, nel mondo, hanno subito violenza, per le donne uccise o rapite e di cui si sono perse le tracce“.

La piaga del femminicidio

Ciò che accade a Ciudad Juarez può essere, senza alcun dubbio, inserito nel contesto del “femminicidio“. Siamo abituati a sentir parlare di questo fenomeno ormai da tempo. Purtroppo e tragicamente, si potrebbe aggiungere. Si tratta di una vera e propria piaga della società globale, di un fenomeno da sradicare completamente. Leggendo questo articolo potrete farvi un’idea sbagliata, pensando magari che il Messico sia lontano dalla realtà italiana. Potreste pensare che le stragi che colpiscono le donne appartengano ad altre realtà.

Invece, purtroppo, il nostro paese è tragicamente interessato dalla violenza di genere. Sono tantissimi i casi di donne uccise, magari proprio dal proprio partner, che dovrebbe essere la persona di cui si fidano maggiormente. I numeri parlano chiaro e ci fanno rendere conto della gravità della situazione in cui ci troviamo. Chi uccide la propria compagna, per motivi di gelosia, lo fa perché pensa di poterla possedere. Il ragionamento di base è “Se non sei mia non hai il diritto a vivere”. Le donne violentate e uccise in Messico, come in tutto il mondo, sono private della propria identità, venendo trattate senza alcun rispetto. Tutto ciò perché si pensa che non lo meritino, che siano a completa disposizione dell’uomo. Si tratta di una visione deviata, profondamente inquietante e non accettabile. Ci troviamo nella necessità assoluta di agire, per sradicare una visione patriarcale ed estremamente pericolosa dalle menti della società.


Fonti: 

viagginews.com

it.wikipedia.org

ilgiornale.it

zapatosrojosartepublico.wordpress.com

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