Diritti LGBTQ tra oriente e occidente

I diritti della comunità LGBTQ+

I diritti della comunità LGBTQ sono sicuramente tra le tematiche contemporanee maggiormente dibattute. L’attivismo in questo ambito è molto presente, soprattutto in quei paesi in cui questa comunità è ancora (purtroppo) discriminata.

Siamo tutti, più o meno, al corrente della situazione presente in Italia. Ma come se la cavano gli altri stati esteri riguardo i diritti civili? Come cambiano i diritti della comunità LGBTQ tra oriente e occidente? 

I diritti della comunità LGBTQ in oriente

Ognuno di noi è d’accordo sul fatto che sia inaccettabile discriminare una persona per il proprio orientamento sessuale. Ma, aldilà delle discriminazioni personali e individuali, ci sono ancora molti stati che discriminano, dal punto di vista giuridico, la comunità LGBTQ. Tra questi stati, è importante sottolinearlo, è presente anche l’Italia. 

Ma prima di addentrarci nella situazione italiana, possiamo prendere in considerazione un fenomeno emblematico, venutosi a creare in Oriente. Più recisamente in Cina.  

La situazione LGBTQ+ in Cina

In questo paese, i matrimoni e le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono vietati. Inoltre, è vietata anche l’adozione di un bambino, da parte di coppie omosessuali. Per rendersi conto di quanto la Cina sia anacronistica riguardo queste tematiche, basta sottolineare come l’omosessualità veniva considerata un crimine fino al 1997. Veniva, inoltre, considerata un disordine mentale fino al 2001.  

Solamente le nuove generazioni possono vivere in un clima più inclusivo, anche se i diritti per cui lottare sono ancora tanti, come sottolineato. Basti pensare che, dal 2015, in Cina è proibito mostrare le relazioni LGBTQ+ in TV. Oltre a ciò, anche le piattaforme online di contenuti multimediali sono state obbligate a rimuovere ogni tipo di contenuto a tema LGBTQ+.  

Il modo in cui una cultura si approccia alle proprie tradizioni è fondamentale in questo ambito. E la cultura cinese è molto legata alle tradizioni, tanto da essere restia ai cambiamenti. Riguardo ai matrimoni gay, il governo cinese ha adottato una politica particolare: non vengono approvati o promossi, ma non sono nemmeno disapprovati.  

Inside the chinese closet

Il fatto che i matrimoni gay non siano approvati dallo stato rende difficile l’insieme delle dinamiche relazionali. Le coppie dello stesso sesso tendono a nascondersi, a evitare di vivere la propria relazione alla luce del sole. Chi decide di ribellarsi a questo clima discriminatorio, viene discriminato ancora di più, dalla società, ma anche dalla propria famiglia.  

Per questo motivo sono nati i matrimoni di facciata. Questo fenomeno viene raccontato nel documentario “Inside the chinese closet”, diretto dalla regista Sophia Luvarà.  

Quest’opera racconta la storia di un uomo e di una donna cinesi, che sono alla ricerca, rispettivamente, di una persona da sposare e di un bambino da adottare. Il problema sta nel fatto che si tratta di una donna lesbica e di un uomo gay, che incontreranno molti problemi in questa ricerca. Ma, nello specifico, cosa si intende per “matrimonio di facciata”? 

Il matrimonio di facciata

La comunità LGBTQ cinese subisce pressioni, da parte della società, al fine di contrarre matrimonio con una persona di sesso opposto. Per mettere a tacere i pettegolezzi e le dicerie, molti decidono di sposarsi senza amore, come una sorta di facciata che possa nascondere il proprio orientamento sessuale.  

Ciò significa che, ad esempio, una donna lesbica e un uomo gay decidono, di comune accordo, di sposarsi. Questa pratica è diffusa sia nel caso in cui le persone coinvolte non vogliano fare coming out con la propria famiglia, sia nel caso in cui la famiglia insista, pur sapendo le preferenze del figlio, a celebrare un matrimonio eterosessuale.

 

Tramite i matrimoni di facciata, questa decisione appare “conveniente” per entrambi gli sposi. Conveniente per modo di dire, visto che si tratta di una decisione presa per costrizione, a causa delle aspettative e delle pressioni sociali. La comunità LGBTQ+ cinese vorrebbe solo vivere la propria vita liberamente, senza pregiudizi o stigmi su un fattore naturale come l’amore. Molti di loro arrivano a prendere una decisione del genere a causa delle richieste e delle aspettative delle proprie famiglie.  

Le adozioni e la scelta di avere dei figli

E sono le famiglie stesse che, spesso e volentieri, esprimono il forte desiderio di diventare nonni, spesso prevaricando i desideri e le ambizioni dei figli. Ciò a causa di una credenza comune in Cina, secondo cui i figli hanno l’obbligo di prendersi cura dei genitori da vecchi, poiché è per questo motivo che sono stati cresciuti. 

Chi vuole un figlio, senza ricorrere al concepimento naturale, può trovarlo tra i neonati che vengono abbandonati davanti agli ospedali. Molto spesso, questi neonati sono di sesso femminile, a causa della politica del figlio unico, che in Cina predilige un unico figlio e di sesso maschile. 

La situazione in Italia  

Abbiamo preso come esempio la situazione presente in Cina per quanto riguarda l’Oriente. Viene quindi naturale analizzare la situazione italiana, per quanto riguarda la situazione occidentale.  

Tuttavia, bisogna sottolineare come l’Italia non sia rappresentativa di tutto l’occidente, essendo uno degli stati maggiormente arretrati in materia. Le relazioni omosessuali erano illegali, sul suolo italiano, fino al 1890. Le unioni civili, che sono state oggetto di grande dibattito, sono state approvate solamente nel 2016, dopo anni di proposte.  

L’Italia non approva l’adozione da parte di coppie dello stesso sesso. Inoltre, per le coppie LGBTQ+ non è ammessa nemmeno l’adozione del figlio del proprio coniuge. Neanche la maternità surrogata e la fecondazione in vitro sono contemplati dal nostro paese come diritti per la comunità LGBTQ+.  

Il caso del DDL Zan  

Recentemente questa tematica è tornata sulla bocca di tutti, in seguito alla bocciatura del DDL Zan. Questo disegno di legge proponeva delle misure legali contro le discriminazioni causate da differenze di orientamento sessuale, genere, identità di genere. Inoltre, in questo elenco è presente anche la discriminazione nei confronti di persone con disabilità.  

In Italia è attualmente in vigore una legge che sanziona le discriminazioni su base razziale, etnica, religiosa e nazionale. Il DDL Zan, quindi, in sostanza si proponeva di ampliare questa legge, aggiungendo nuove voci. Pur essendo stata approvata dalla Camera dei Deputati, questa legge è stata bloccata dal Senato italiano. Ciò ha causato la mobilitazione dell’opinione pubblica, che si è mostrata indignata da tale decisione.  

Gli oppositori hanno sottolineato come il concetto di identità di genere possa portare a equivoci e ambiguità. Inoltre, questa proposta di legge si proponeva di punire solo atti concreti di discriminazione, tralasciando la discriminazione verbale. Pur entrando in merito alle motivazioni degli oppositori della legge, rimane un dato di fatto: l’Italia è ancora priva di una legge che possa sanzionare questo tipo di discriminazioni, al giorno d’oggi inaccettabili. 

 


 

Fonti:  

raiplay.it

wikipedia.org

imdb.com

wikipedia.org

sapere.it

Credits: 

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