Esiste una guerra giusta?

Acqua asciutta, ghiaccio bollente, Trenord puntuale, guerra giusta: trova l’ossimoro.  Esiste una guerra giusta? É possibile? É mai esistita?

Mentre i venti di guerra soffiano sull’Europa facendo più paura di una sessione d’esame, la propaganda russa tira fuori scuse per giustificare l’aggressione. Nemmeno i peggiori coniugi fedifraghi nei cinepanettoni di Boldi e De Sica avrebbero avuto così tanta fantasia per giustificare le corna. Minoranze etniche perseguitate, neonazisti travestiti, piani di invasione nemica sventati proprio all’ultimo secondo, marziani, tiktokers tattici nucleari, tutti contro la grande madre Russia.

“La guerra è stata un’opzione inevitabile signora mia” noi non volevamo ma ci hanno proprio costretti a invaderli.

Bellum Iustum

Mai, mai nella storia dell’uomo qualcuno ha invaso un altro paese sostenendo di farlo perché voleva semplicemente più potere, c’è sempre una giustificazione che fa apparire quella guerra come giusta, indispensabile, preventiva di non si sa ancora quale male.

La seconda guerra punica è scoppiata perché ancora non esisteva Google Maps e i romani non potevano dire se Sagunto fosse a Est o a Ovest del fiume Ebro, confine della loro sfera di influenza. Giulio Cesare invase la Gallia per la migrazione degli Elvezi, non di certo perché la sua calvizie gli creava scompensi egotici. Hitler voleva proteggere i tedeschi di Polonia radendo al suolo il paese e via dicendo.

Bello schifo

La guerra fa parte della storia umana. Pare, tuttavia, ci sia una certa vergogna che trascende il tempo nell’aggredire spudoratamente un altro paese senza nemmeno chiedere per favore o permesso. Bisogna giustificare, e il tono delle giustificazioni è spesso simile a quelle che si scrivono per balzare la scuola falsificando la firma dei genitori. L’unica differenza è che in un caso la conseguenza più negativa possibile è il debito in matematica, nell’altro la guerra nucleare. Non per forza più drammatica ma sicuramente più distruttiva.

La guerra è stata  sempre giustificata, ma non per questo giusta. La differenza tra ciò che è giustificato e ciò che è giusto è la stessa che passa tra la pizza di Michele a Napoli e quella surgelata della Lidl, con lo stesso retrogusto di menzogna. Senza scendere in digressioni filosofiche sul concetto di giustizia che non sarei in grado di fare senza venire insultato da uno schiumante Cacciari su La 7, ci basta dire che secondo la Treccani la giustizia è:

Virtù eminentemente sociale che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge“.

Insomma, agire secondo la propria ragione rispettando i diritti del prossimo, e il principale diritto che il prossimo ha è quello all’esistenza, alla vita.

Va da se che ogni giustificazione per bombardare città uccidendo civili, donne e bambini risulti fallace a prescindere dalla sua veridicità. Si tratta di azioni ingiuste sempre, anche se svolte contro un nemico terribile come la Germania Nazista o l’impero Giapponese. Le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki e il bombardamento a tappeto di Dresda sono state operazioni ingiuste.

L’unica guerra giusta è la resistenza

Esiste però una forma di violenza giusta, o quantomeno veramente giustificabile. Si tratta della resistenza. Abbiamo detto prima che giustizia significa rispettare i diritti del prossimo, e che fra questi ha rilevanza fondamentale il diritto a esistere. Quando questo diritto viene concretamente calpestato con la violenza e la sopraffazione, reagire violentemente non è che l’unica strada possibile per sopravvivere. La resistenza è questo, opporsi a una forza contraria che spinge verso l’oblio.

La guerra della propaganda

Chiaramente i confini tra resistenza e violenza gratuita, tra ciò che è giusto e ciò che viene strumentalmente modificato, tra buoni e cattivi, sfumano come cartine nel cortile di un liceo artistico.

Senza essere mai stato a Milano a Novembre, Clausewitz parlava di “nebbia della guerra”, quella particolare caratteristica che hanno i conflitti di nascondere la verità. Lo stiamo vedendo anche in questi giorni, oltre alla terribile carneficina del conflitto materiale, una guerra della propaganda è in atto. La Russia da una parte, con la sua tentacolare macchina propagandistica cerca di spacciare al mondo la propria giustificazione del conflitto. L’Ucraina invece cerca di sfruttare l’empatia del resto del mondo per la propria condizione di paese invaso per cercare l’intervento dell’Occidente. I nostri media alimentano la (reale) immagine di una Russia spietata e inumana.

In tutto ciò la verità oggettiva è sempre più difficile da trovare. Essa, tuttavia, così come la giustizia, può essere intuita grazie a un dono molto umano che abbiamo: la solidarietà.

 


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