Guerra in Ucraina: la doppia faccia della propaganda

“In guerra la verità è la prima vittima” diceva Eschilo 2500 anni fa, quando gli unici mezzi di informazione erano i papiri e la pietra scolpita.

Oggi esistono media penetranti e potenti più di qualsiasi arma, e la citazione del drammaturgo ellenico è più vera che mai. La “nebbia di guerra” descritta da Clausewitz avvolge i campi di battaglia, fisici e non, restituendone un’immagine distorta, un miraggio multiforme e illeggibile. Il conflitto a cui stiamo assistendo, il primo così grande, pericoloso e vicino dal 1945, non fa eccezione. Ogni fatto militare, umanitario o politico è oggetto di interpretazioni differenti, versioni contrastanti che collidono come i mezzi militari sulla linea del fronte.

La propaganda è divenuta onnipresente, e dove la propaganda avanza l’informazione cede il passo per ricomparire forse nei decenni successivi grazie al lavoro degli storici.

Propaganda di guerra e guerra di propaganda

Non siamo (ancora) in una guerra mondiale nel senso classico e più tragico dell’espressione, ma da quando i tank russi hanno invaso e insanguinato il suolo ucraino il mondo si è spaccato in due. Da una parte la Russia stretta attorno al suo sanguinario capo, i suoi alleati, satelliti, e le sue quinte colonne nel resto del mondo; dall’altra l’Occidente, ossia l’impero egemonico americano accorso in aiuto dello stato ucraino aggredito.

Ambedue queste parti portano avanti una narrazione propagandistica attorno a ciò che sta accadendo al fronte, le motivazioni per cui è iniziata la guerra (o l’operazione militare speciale nella dizione russa) i ruoli degli attori in causa ecc. Se un alieno sbarcasse sulla terra e cercasse di reperire delle informazioni sulla guerra in atto non si raccapezzerebbe tra le due versioni antitetiche.

Un confronto asimmetrico

Chiariamo una cosa: le due propagande non si equivalgono affatto e non sono paragonabili in termini di intensità, oppressione e distorsione della verità. Questo perché non sono paragonabili Russia e Occidente. Da una parte vi è infatti un regime autoritario che elimina fisicamente gli oppositori politici più pericolosi, non permette voci di dissenso riguardo all’operazione bellica ed è oggettivamente l’aggressore. Dall’altro una serie di stati che per quanto abbiano problemi con la formazione dell’opinione pubblica e il conflitto di interessi rimangono delle democrazie pluraliste. Ciò non toglie che in forme e intensità diverse i meccanismi della propaganda di guerra siano presenti da entrambe le parti della trincea.

La propaganda Russa

Quella del Cremlino è sicuramente la propaganda più pervasiva e svergognata. Ricalca i paradigmi di giustificazione di qualsiasi guerra di aggressione. La guerra non può chiamarsi guerra ma si chiama operazione militare speciale.

La Russia non sarebbe lo stato aggressore ma semplicemente una vittima delle non ben specificate “provocazioni” e dei (certamente controversi) massacri ai danni della popolazione russofona nel Donbass.

In più, oltre a fornire una versione deforme di queste dinamiche contingenti, la narrazione moscovita tira in ballo temi storici.  I propagandisti riscrivono la storia del popolo russo e di quello ucraino per costruire una sequenza temporale che possa giustificare l’attacco agli occhi dell’opinione pubblica. Dalla Rus’ di Kiev fino all’Unione Sovietica, ogni tortuoso passaggio del lungo percorso di queste genti nel tempo diviene una pietra per costruire il muro giustificatorio della guerra.

Inoltre, la componente religiosa/ideologica dell’entourage di Putin aggiunge quel tocco di omofobia e anti modernità. Secondo eminenti patriarchi della Chiesa Ortodossa, infatti, quella di Putin sarebbe una guerra contro “la decadenza dei costumi” del mondo occidentale. La Russia diventa quindi, in queste favole politiche, la salvatrice dei valori europei contro la corruzione della modernità.

Va inoltre notificato lo squallido tentativo da parte russa di fornire versioni alternative e fantasiose dei massacri di civili che si sono scoperti col ritiro dell’esercito invasore da alcune zone.

La narrazione Occidentale

Come detto l’Occidente ha la fortuna di avere dei valori sociopolitici che gli garantiscono pluralismo di idee e informazione. A differenza di quanto avviene nei media russi, in quelli occidentali è spesso presente una voce di dissenso rispetto alla versione ufficiale dei governi. Questo non deve però farci credere che non vi sia propaganda nella nostra offerta informativa. É evidente che il modo in cui viene trattato il conflitto  in ucraina da parte dei media sia molto diverso rispetto ad altre guerre.

I giornali e le tv accentuano la carica emotiva e la polarizzazione tra “bene” e “male. Il tutto per giustificare l’invio di armi all’Ucraina e l’intransigenza diplomatica del blocco Occidentale. Le follie che i russi commettono vengono amplificate e talvolta raccontante senza fonti solide come nel caso del “terrore nucleare” relativo alle centrali ucraine che i russi avrebbero volontariamente colpito. Assistiamo inoltre a una santificazione del leader ucraino Zelensky sul quale vi è una evidente operazione pubblicitaria per farlo apparire come uno statista coraggioso e capace.

La caccia al filorusso

La cosa che appare più evidente e condannabile è senza dubbio la “caccia al filorusso”. Si tratta di un atteggiamento dei media e di molta politica che semplifica e polarizza il discorso etico e geopolitico. Le opinioni non completamente allineate, anche se distanti anni luce dalla posizione del Cremlino vengono tacciate di appoggio al nemico. Si tratta di un meccanismo sociale tipico delle guerre in cui lo scontro fa in modo che non ci sia più spazio per riflessioni e sfumature.

O sei con noi o sei contro di noi. E così si marcia verso il fronte.

 


Fonti:

www.wired.it

www.ilgiornale.it

www.mondointernazionale.com

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