Tra capitalismo e depressione

Il capitalismo e tutto ciò che ne consegue stanno intaccando all’interno della società il nostro sistema nervoso, psichico e il nostro corpo.

Siamo sempre più di fretta, cerchiamo di gareggiare con gli altri e non ci rendiamo conto che, a volte, perdere tempo potrebbe essere la migliore strada per recuperarlo.

Società e modernità

Il mondo occidentale è devastato economicamente, socialmente e culturalmente: viene considerato il cosiddetto primo mondo.

Il primo mondo è quello in cui le città sono devastate dallo smog e dallo stress provocato dal sistema stesso. Così, l’estrema modernizzazione della società porta uomini e donne a sviluppare meccanismi di protezione psichica e fisica.

Soluzioni concrete

Col capitalismo e la modernizzazione sono nati i nuovi poveri, coloro che non riescono a conciliare due pasti al giorno e che vivono in condizioni di povertà assoluta. Cose peggiori che ha portato il capitalismo, forse, sono la povertà d’animo e l‘indifferenza.

Se non si interverrà in modo critico, e soprattutto celere, nascerà un totalitarismo capitalista, una nuova forma di dittatura economica.

L’élite dei ricchi continuerà ad arricchirsi a discapito dei più poveri, a godere di tutti i privilegi possibili a scapito di una enorme massa di persone che non hanno anima e limiti.

Rapidità e azione

Ciò che stressa di più le nuove generazioni e crea dunque depressione, è l’assillante e continuo sforzo verso la rapidità.

Tutti, all’interno di un sistema capitalista, devono essere celeri sul lavoro, negli appuntamenti e nella vita privata.

Come afferma Zerocalcare:

“è il capitalismo che ci ha messo fretta all’interno della nostra vita e per stare al passo coi tempi ci ha fornito la cocaina e gli antidepressivi

Infatti, in Italia, nel 2018, c’erano quasi 7 milioni di persone che facevano uso di psicofarmaci e antidepressivi.

Ad oggi, con la situazione pandemica, la gente è ancora più avvilita dal sistema attuale poiché non ci sono sicurezze da parte della politica e dai governi a capo.

Milioni di italiani sono tutt’oggi confinati in casa e l’uso spasmodico della tecnologia e dei social rappresenta a volte l’unico sfogo per uscire dalla realtà, per vivere in un’altra ancora più finta.

Infatti, capitalismo e tecnologia vanno di pari passo: se da una parte la tecnologia scientifica e tecnologica sono evolute e hanno permesso all’uomo di compiere grandi passi, dall’altro lato però si registrano sempre più casi di suicidi, soprattutto tra i giovani.

Il mondo virtuale, infatti, crea una realtà in cui tutti devono apparire perfetti, e in cui non sono contemplate le imperfezioni.

Coloro che sono più vulnerabili finiscono in queste trappole che a volte possono essere mortali.

Aziende e CV

Nel mondo del lavoro, non basta più essere laureati, avere una laurea, master e magari anche un doppio titolo.

Coloro che magari hanno speso più anni e dedicato più tempo per terminare i propri studi, sono svantaggiati rispetto a coloro che riescono a finire l’intero percorso in poco tempo.

Il capitalismo non tiene conto del fatto che il genere umano sia composto da persone tutte diverse tra loro, ognuna di esse col proprio carattere, le proprie capacità e le proprie attitudini.

La conseguenza è che la depressione in ambito lavorativo è sempre più presente.

Quello che manca, nella società moderna, è principalmente l’empatia e la capacità di mettersi nei panni altrui, mettendo da parte un po’ i propri interessi.

Mark Fisher, pensatore britannico, è stato saggista, filosofo del XXI secolo e ha lavorato assiduamente al fenomeno della depressione all’interno della società moderna.

Secondo lo studioso, le cause principali della depressione sono riconducibili a varie forme di oppressione (di razza, di classe e di genere) che sono esercitate da un potere sempre più aggressivo e pervasivo.

Proposte al sistema capitalista

Attualmente, molte aziende, soprattutto dopo la pandemia, stanno cercando di conciliare il benessere dei propri lavoratori con l’efficienza sul campo di lavoro.

Ci sono molte imprese che tengono conto dunque di fattori importanti, come la possibilità di intraprendere uno stile di vita sostenibile per la propria psiche e per il proprio fisico.

Esistono, dunque, delle soluzioni alternative a uno stile di vita che tiene sempre meno conto delle persone in quanto esseri umani, e li considera alla stregua di automi? Quali saranno le soluzioni che la società potrà offrire alle generazioni successive?

Sicuramente la consapevolezza del sistema distruttivo in cui viviamo è sempre più evidente ed occorre, da ora in poi, modificare dall’interno l’ideologia che ci pervade.

 


 

Fonti:

manifestosardo.org

ifc.cnr.it

Credits:

Copertina

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