Questione israelo-palestinese: XX secolo

Negli ultimi giorni, la tensione tra Israele e Palestina si è esacerbata sempre di più, tanto da dar vita a una tremenda escalation di violenze. Il 10 maggio, il gruppo politico Hamas ha sferrato un attacco missilistico contro Israele, colpendo degli obiettivi sensibili della Città Santa. La risposta di Israele non si è fatta aspettare. Pochi giorni dopo l’attacco di Hamas, lo Stato ebraico ha bombardato la striscia di Gaza, colpendo circa 6000 obiettivi sensibili palestinesi. Questo ultimo episodio di violenza non è altro che il frutto di decenni, oramai un secolo, di scontri e attriti. La questione israelo-palestinese, infatti, pone le sue radici nei primi anni del XX secolo.

Data la longevità e la complessità di questo conflitto, prima di analizzare la scena contemporanea, che verrà trattata in un secondo momento, è necessario prendere visione degli avvenimenti che si sono susseguiti nel tempo fino a oggi, per avere un quadro generale completo e poter analizzare questo fenomeno sociopolitico in ogni sua sfaccettatura.

L’organizzazione sionista mondiale

La comunità ebraica, a causa della diaspora, si era stabilita in Europa, ma tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo. L’atmosfera europea era molto tesa, soprattutto nei loro confronti. Infatti, in questi anni, l’antisemitismo stava iniziando a dilagare.

Atti di violenza e di odio, con movente antisemita, cominciarono a diventare sempre più frequenti (uno dei più famosi è l’Affare Dreyfus), portando un’esasperazione generale all’interno della comunità ebraica. Fu da questo clima malato e dalla nostalgia di quella “Terra promessa”, da cui il popolo ebraico era stato costretto a fuggire, che nel 1897 Theodor Herzl diede vita all’Organizzazione Sionista Mondiale (OSM).

Questa organizzazione sosteneva il diritto degli ebrei di fondare uno stato ebraico in Palestina, territorio che, prima della guerra mondiale, sottostava al dominio dell’Impero Ottomano, di fede islamica. Da questi presupposti iniziarono le prime migrazioni verso la Palestina, che sarebbero poi aumentate notevolmente con la Prima Guerra mondiale.

Dopo la Prima guerra mondiale

Con la fine della Prima guerra mondiale l’Impero Ottomano crolla, lasciando le popolazioni del Medio Oriente senza alcuna rappresentanza istituzionale. La Società delle nazioni, quindi, per accompagnare la nascita dei nuovi stati (definiti secondo il principio di autodeterminazione di Wilson), istituisce dei protettorati europei in questi territori. La Palestina, perciò, diventa un protettorato inglese.

Nel  frattempo in Europa, con l’ascesa al potere di Hitler, il clima stava diventando ancora più pesante per gli ebrei. Questa situazione, così instabile, unita al lasciapassare dell’Inghilterra, causò un incremento dei flussi migratori, verso la Palestina.

A questo punto, gli ebrei emigrati iniziarono ad essere un numero abbastanza consistente e iniziò a formarsi una nuova comunità, oltre a quella palestinese. I rapporti tra ebrei e palestinesi furono fin da subito molto tesi e, già prima della Seconda guerra mondiale, iniziarono a manifestarsi i primi attacchi terroristici, che si sarebbero poi trasformati in veri e propri scontri.

Fine Seconda guerra mondiale e ONU

Con la Seconda guerra mondiale la migrazione ebraica verso la Palestina crebbe in modo considerevole, dati i tristi e orribili trascorsi europei. Gli attriti tra Palestinesi ed Ebrei, di conseguenza, divennero ancora più aspri.

L’ONU, data l’instabilità dei rapporti tra le due comunità, nel 1947 decise di elaborare un piano che avrebbe permesso la formazione di due Stati: lo Stato di Israele e quello palestinese, con Gerusalemme divisa a metà.

Gli ebrei furono favorevoli fin da subito alla proposta, mentre i palestinesi temporeggiarono, per ottenere di più dagli accordi. Tuttavia, nel 1948, a fronte di un’instabilità sempre maggiore, l’Inghilterra decise di lasciare la Palestina. Subito dopo, il primo ministro israeliano David Ben Gurion proclamò lo stato di Israele, senza l’approvazione degli accordi da parte dei palestinesi. Questa mossa provocò la reazione della Lega Araba.

La Lega Araba

Fondata nel 1945, la Lega Araba era composta da sette stati di religione islamica: Arabia Saudita, Egitto, Transgiordania, Iraq, Libano, Siria e Yemen. Questi Stati, subito dopo la proclamazione illegittima dello Stato di Israele (1948), decisero di sferrare un attacco contro il neonato stato ebraico. Inaspettatamente Israele vinse e riuscì a conquistare altri territori palestinesi, ufficializzando, almeno in termini militari, la proclamazione dello Stato. Per la Palestina fu un duro colpo, che oltre la vittoria di Israele, si ritrovava privata pure della Cisgiordania, che venne occupata dalla Transgiordania. In questo modo prese vita il Regno di Giordania, ma i palestinesi si ritrovarono senza terra e costretti a vivere in campi profughi giordani.

Guerra dei sei giorni

Nel 1967, il primo ministro dell’Egitto Gamal Abd el-Nasser, con una grande carriera diplomatica alle spalle, decise di chiudere l’accesso al Mar Rosso a Israele, per poi sferrare un attacco. Lo Stato di Israele, capito l’intento di Nasser, attaccò preventivamente l’Egitto e in soli sei giorni lo sconfisse. Forte di questa vittoria, Israele, riuscì a occupare dei territori molto importanti: le alture del Golan, la striscia di Gaza e la Cisgiordania, zona precedentemente occupata dai giordani, che comprendeva Gerusalemme est.

Operazione settembre nero

Nel 1970, Hussein Re di Giordania decise di mettere in atto l’operazione settembre nero, secondo la quale i palestinesi rifugiati in Giordania sarebbero stati espulsi. Il motivo di questa operazione fu la formazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), fondata da Yasser Arafat.

Inizialmente, l’OLP, era una vera e propria organizzazione terroristica che non colpiva soltanto Israele, ma anche a livello internazionale (uno degli attacchi più eclatanti fu alle Olimpiadi di Monaco 1972) per attirare l’attenzione degli Stati occidentali sulla situazione palestinese.

Questa organizzazione, all’interno dei campi profughi in Giordania, aveva acquistato molto consenso, tanto che si erano trasformati in comunità quasi autonome rispetto al regno di Giordania. Tale situazione non fu ben vista dal re giordano, che, anche sollecitato da Israele, decise, come già detto, di espellere i palestinesi. Essi, ancora senza terra, si rifugiarono in Libano.

Camp David

Nel 1973, Anwar Sadat, successore di Nasser, decise di attaccare Israele. Questa volta l’Egitto cercò di cogliere di sorpresa lo Stato ebraico, decidendo di sferrare l’attacco proprio durante la festa ebraica dello Yom Kippur (da qui il nome della guerra). Ma i risultati non furono quelli sperati. L’Egitto riuscì a riprendersi una parte del Sinai, tuttavia Israele, senza troppe difficoltà, fu in grado di resistere all’attacco egiziano.

Vedendo che la situazione si stava evolvendo solamente in una sequela di spari, senza alcun risultato, i due rivali decisero di iniziare una trattativa. Nel 1978 si arrivò, così, all’accordo di Camp David, negli Stati Uniti (Paese mediatore). L’Egitto, secondo le clausole dell’accordo, avrebbe riottenuto il Sinai, in cambio del riconoscimento dello Stato di Israele. Fu così, che, per la prima volta, uno stato della Lega Araba riconosceva Israele come stato legittimo.

Ma la pace in Medio Oriente era ancora lontana. Nel 1982 Israele invase il Libano: uno stato che stava attraversando una violenta guerra civile e in cui erano presenti anche cellule terroristiche dell’OLP, responsabili degli attacchi terroristici nei confronti di Israele.

La prima Intifada

Nel 1987, nei territori occupati da Israele, prese vita una violenta protesta da parte della popolazione palestinese: la prima Intifada. Donne, bambini, adolescenti scesero in strada e protestarono lanciando pietre. Questa protesta più che un intento sovversivo, in senso fisico, aveva un valore simbolico: era un’esplicita manifestazione del malcontento palestinese.

Gli accordi di Oslo

Nel 1993 ad Oslo si firmarono i primi accordi, mediati dal presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, tra Palestina e Israele. In veste di rappresentante della Palestina vi era Arafat, mentre per Israele Shimon Peres e Yitzhak Rabin, leader del partito laburista israeliano. Gli accordi prevedevano una pacificazione, tra Palestina e Israele. Ma la clausola più importante degli accordi fu il ritirarsi dello Stato israeliano dai territori della striscia di Gaza e dalla Cisgiordania, per permettere, in quelle zone, un autogoverno palestinese. Questa doveva essere un preludio per un effettivo Stato palestinese.

La seconda parte dell’articolo tratterà l’evoluzione di questa situazione, partendo dagli anni duemila fino alle ultime vicende.

 

Fonti:

michelavittori.it

it.wikipedia.org


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