Il paradosso dei centri di accoglienza

La discussione sui centri di accoglienza e sui migranti che sbarcano sulle coste italiane è da sempre molto intricata. Tentare di fare un riassunto della situazione attuale riguardo le strutture predisposte all’accoglienza è complicato.  

Quante tipologie di centri di accoglienza esistono? 

Andando per ordine, possiamo dire che esistono varie tipologie di centri di accoglienza. I migranti che si trovano nelle condizioni di richiedere asilo politico in Italia, possono trovarsi di fronte alla possibilità di essere accolti in quattro tipologie di centri. Ci sono: i centri di primo soccorso e di accoglienza, i centri di accoglienza, i centri di accoglienza per richiedenti asilo, i centri di identificazione ed espulsione 

centri di accoglienza

Nei centri di primo soccorso si offre un’assistenza medica, soprattutto nel caso in cui il viaggio sia risultato dannoso dal punto di vista fisico. Questi centri di accoglienza si trovano in località costiere e si occupano di identificare le persone che sbarcano. 

Successivamente, chi è stato identificato può essere smistato in diverse altre strutture, sparse per la penisola. Solitamente i centri di accoglienza sono il primo passo verso la successiva richiesta di asilo. Infine, ci sono i centri di identificazione ed espulsione, che sono messi a disposizione per le persone che non hanno i requisiti burocratici per rimanere su suolo italiano. 

Queste strutture sono gestite dal Ministero dell’interno, che ha messo in piedi un programma di reinsediamento e ammissione umanitaria, come si legge sul sito ufficiale. Questo programma consente ai migranti di arrivare su territorio europeo in sicurezza. Si cercano, in questo modo, di evitare situazioni spiacevoli, come il pericolo delle reti di trafficanti.   

Differenza tra SPRAR e CAS 

Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) è gestito da enti locali, che realizzano progetti vari di accoglienza. Questo sistema, detto di seconda accoglienza, cerca di integrare le persone sul territorio, tramite vari progetti scolastici, lavorativi, culturali.  

Se gli Sprar rappresentano i sistemi di accoglienza ordinari, i CAS sono invece Centri di accoglienza straordinaria. Questi ultimi dovrebbero accogliere i migranti, nel caso in cui non ci fossero più posti nelle strutture ordinarie. Nonostante ciò, attualmente sono il canale principale di accoglienza, e sono gestiti dalle prefetture. I CAS sono stabiliti in strutture come bed and breakfast, hotel, appartamenti.  

I pericoli che devono affrontare i migranti 

Secondo il Consiglio europeo, solo negli ultimi anni si contano più di 13 mila morti o dispersi in mare. Sono tutte vittime, persone che scappavano dal proprio paese per diverse ragioni, politiche o economiche. 

Le reti di trafficanti sono sempre più organizzate. Lucrano sulla necessità dei migranti di raggiungere l’Europa, molto spesso facendoli viaggiare in condizioni disumane, su imbarcazioni non a norma. Nel 2016 l’Unione Europea ha inoltre istituito il Centro Europeo contro il traffico di migranti 

Tramite diverse operazioni si cerca di monitorare la situazione, salvaguardando i diritti di queste persone in difficoltà e cercando di salvare il maggior numero di persone possibili dai pericoli, inaccettabili, ai quali sono esposti.  

Il decreto immigrazione e il precedente decreto sicurezza  

Nel 2018 Matteo Salviniil ministro dell’interno di allora, ha proposto un decreto in materia di immigrazione, approvato per poi essere sostituito solo poco tempo dopo.  

Nel decreto sicurezza di Salvini veniva stabilito che i centri di accoglienza di migranti, quando gestiti dai Comuni, non potevano più accogliere richiedenti asilo senza protezione internazionale, eccezion fatta per i minori. Inoltre, erano incoraggiate multe per le ONG che avessero violato i divieti di ingresso sulle coste italiane. Venivano aumentati i casi di reato che potevano portare alla sospensione della richiesta di asilo politico, con conseguente espulsione.  

Il nuovo decreto sull’immigrazione è entrato in vigore nell’ottobre 2020. Ha stabilito la possibilità di concedere asilo politico in seguito a ragioni umanitarie. Si devono tenere in conto le possibili violazioni dei diritti umani nello stato di origine del richiedente. Questa decisione va contro il precedente decreto sicurezza, che aveva abrogato proprio il permesso di soggiorno per motivazioni umanitarie.  

Con il nuovo decreto possono essere richiesti permessi di soggiorno per diverse motivazioni, tra cui in caso di protezione speciale, di calamità, per motivi religiosi, per assistenza a minori, ecc. Vengono inoltre vietate le espulsioni, in caso in cui i migranti possano essere in pericolo nel proprio paese d’origine. Inoltre, prima di ricorrere all’espulsione, bisogna capire se il soggetto ha vincoli familiari oppure se si trova in gravi condizioni di salute.  Secondo il ministro dell’interno attuale, Luciana Lamorgese, il nuovo decreto

«ridisegna un Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) capillare, diffuso in piccoli centri presenti in tutte le regioni, in cui gli immigrati hanno un nome, i documenti, un domicilio certo e magari anche la possibilità di essere impiegati regolarmente». 

Il paradosso dei centri di accoglienza  

Nonostante il nuovo decreto in materia sembri mostrare dei miglioramenti al sistema burocratico sull’immigrazione, la situazione dei migranti che arrivano in Italia è ancora complicata.  

Le tantissime sigle dei vari centri di accoglienza, i mesi di attesa successivi alla richiesta di asilo politico, i tanti requisiti richiesti, le modifiche ai decreti sono solo alcuni degli aspetti controversi e discussi in materia di accoglienza. L’Italia, negli ultimi anni, ha affrontato e continua ad affrontare questo argomento.  

La sua posizione, proprio nella parte centrale del Mediterraneo, pone il nostro paese in una posizione strategica. Gli sbarchi sono inevitabili. La differenza tra un sistema di accoglienza positivo e uno negativo sta tutta nel sistema burocratico, che deve risultare immediato, chiaro e stabile.  

Il problema principale del sistema di accoglienza italiano si ritrova nella differenza tra centri ordinari e centri di accoglienza straordinaria. I centri ordinari, gestiti dai comuni, non sono tanti. Hanno dei fondi limitati, non riescono ad accogliere numeri grandi di migranti. Inoltre, hanno un personale carente.  

A seguito dei grandi flussi migratori, si è preferito quindi trasferire molti migranti verso i CAS, che però non sono sostenibili sul lungo periodo, proprio per la loro natura straordinaria.  

In una politica ideale, bisognerebbe sicuramente incrementare i fondi verso le strutture tradizionali. Esse promuovono un’adeguata integrazione dei migranti, riuscendo a creare una rete di legami solida dei migranti nel nostro paese. Si potrebbero, in questo modo, prevenire anche gli atti criminali e vandalici.  

 


Fonti:  

wikipedia.org 

libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it

consilium.europa.eu

money.it

altalex.com

openpolis.it

lenius.it

Credits: 

Copertina

Immagine 1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.