Perché il movimento delle sardine ad alcuni di “sinistra” non piace

L’attenzione mediatica porta con sé non solo riscontri positivi ma, come si sa, anche e soprattutto quelli negativi. È normale quindi che un movimento deflagrante come quello delle sardine venga messo sotto torchio e in questo caso con una particolarità: le critiche, le ingiurie, gli sfottò non arrivano solo dalla “destra” salviniana o della Meloni ma anche da alcune voci della “sinistra”. Mentre infatti la destra si limita a pubblicare sui social immagini di gattini che masticano sardine o, vedi Sallusti, ad affibbiare ai partecipanti del movimento l’epiteto di “ingenui”, alcuni esponenti “di sinistra” (non per forza schierati politicamente ma che affermano di aderire a ideali riconducibili alla sinistra) si sono indaffarati in una critica amara del movimento, denunciando l’assenza di un programma politico.

Ad esempio, a questo riguardo molto “stimolante” per una costruttiva analisi politica del fenomeno è l’intervista rilasciata da Diego Fusaro per Radio Radio TV, nella quale sia il filosofo che lo speaker si cimentano in una lunga prosopopea sociale, disapprovando la scelta da parte del movimento di essere rappresentati da un animale debole quale la sardina, quando invece sarebbe stato meglio chiamarsi balene o squali, provando a dare un’immagine forte. Fusaro afferma:

“le immagini non sono neutre, se tu dici sardina o se dici tonno evidentemente non stai trasmettendo un messaggio di rilievo politico rassicurante […] la sardina indica un rapporto di forza che viene subìto, la sardina scappa non appena vede un pesce più grande […] Fabio se fonderemo mai un movimento culturale antagonistico, noi, per rimanere sempre nell’ambito ittico, potremmo chiamarci salmoni.”

Oltre a notare l’altissimo livello di disquisizione simbolico-politica, bisogna però considerare anche che, certo, si può pensarla così o invece si può vedere nella scelta un’ironia, o ancora una volontà di protezione verso i più deboli. Ma, soprattutto, è davvero importante? Se è vero che è un movimento ingenuo non è più interessante cercare di comprenderlo? Andargli incontro?

L’intervista naturalmente non si limita solo a questo, ci sono anche altri argomenti, ma tutti dal tono, bisogna dire, piuttosto sbeffeggiante e autoreferenziale.

Spesseggiano alcune metafore chiaroveggenti (ripetute anche in molte altre interviste del filosofo):

“se lo scontro sarà tra le sardine di Bologna e gli squali della finanza cosmopolitica è difficile pensare a una vittoria delle sardine … vi ricorderete le masse belanti sulle piazze pace pace. Pace pace in un mondo di conflitti significa essenzialmente delegittimare la resistenza di chi è aggredito, significa lasciare il monopolio della violenza ai dominanti.”

E tutto questo a partire da un nome e dalla dichiarata non violenza del movimento. Comunque ci aspettiamo al più presto un Diego Fusaro in armi (possibilmente al di fuori degli ambiti accademici), poiché, si sa, le grandi manifestazioni di piazza non violente non hanno mai portato a nulla. Si sa!

Un altro articolo molto condiviso è quello del professore di Harvard Francesco Erspamer, dal titolo Ho letto il “manifesto delle sardine”: che delusione quel liberismo anti-populista. I toni dell’articolo sono piuttosto sprezzanti, lontani da una serietà pacata quale potrebbe essere quella di un Enzo Biagi, e che lasciano trasparire un forte giudizio negativo:

“Che pena i temi trattati dalle sardine: un chiacchiericcio da movida o da talk show di bassa qualità… Un “manifesto” meriterebbe un po’ più di attenzione, un po’ più di stile, un po’ più di competenza. A meno che non sia intenzionalmente un prodotto usa e getta… Sono nati circoli all’estero e domani le “sardine atlantiche” manifesteranno negli Stati Uniti, ovviamente a New York e nello scicchissimo e trendy West Village.”

Nell’articolo del professore in realtà sono molte le questioni rilevanti che potrebbero essere prese in considerazione da un neo-movimento, ma non si capisce come mai ci sia questo bisogno spasmodico di manifestare la propria contrapposizione in maniera così sprezzante, che neanche Baldassarre Castiglione. Ha forse allora ragione Salvini a parlare in maniera sarcastica di “Professoroni”? O è un atteggiamento di comodo essere eternamente insoddisfatti, così da non dover prendere posizione, così da non doversi impegnare? Non può essere che sia questo tipo di atteggiamento che allontana le persone dal voto e dai partiti di sinistra? In rete si leggono commenti quali:

“A me il cinismo di sinistra ha un po’ rotto i cabasisi.. si bravi, giovani , ma tanto.. e poi avete letto cosa scrivono? Tutte frasi fatte. Ecco la sinistra in tutti luoghi e in tutti laghi è la miglior opposizione di se stessa.”

Sono queste le persone che andranno a infoltire le fila dei movimenti di piazza? Probabilmente sì e si stanno schierando non solo contro il populismo (non ci soffermiamo qui sulle intricatissime disquisizioni che si stanno portando avanti sui termini populismo e sovranismo) e la retorica dell’odio ma anche contro la politica che non riesce a trovare il modo di rappresentarli. E questo è il messaggio più interessante e più urgente da cogliere, poiché tra di loro sembra ci siano moltissimi non elettori. La gente protesta non perché non sopporta Salvini. La gente protesta perché non sa chi votare.

Incolpare un movimento, nato da un’idea goliardica di alcuni ragazzi, di non avere delle proposte serve solo a svilire un’occasione:

“è sbagliato cercare proposte in quelle piazze, amici di sinistra. Le proposte le deve elaborare la politica partendo da quelle persone.” Afferma Emiliano Rubbi. “Ed è sbagliato porsi, a priori, “al di fuori” delle loro piazze. La sinistra deve dialogare con quella gente, se vuole riuscire ad emergere dall’irrilevanza nella quale attualmente è confinata.”

Ora sta ai politici, vecchi o nuovi, accogliere il messaggio dichiarato da uno dei fondatori del movimento delle Sardine, il quale con una disarmante onestà intellettuale ha infatti ammesso che sì, non sono organizzati in un programma politico ma che sono disposti a farsi aiutare.

“L’ho già scritto una volta: quelle piazze sono un’occasione. Possiamo scegliere di ignorarle bollandole come “inconcludenti” o “ingenue”, specchiandoci nella nostra “alta e consapevole” irrilevanza, oppure possiamo cercare di interpretarle, comprenderle, indirizzarle.” Afferma sempre Emiliano Rubbi.

A noi la scelta se cavalcare o meno l’onda.


FONTI

Intervista Diego Fusaro

Intervista ad Alessandro Sallusti

Emiliano Rubbi

Articolo di Francesco Erspamer

CREDITS

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