L’indifferenza che regna sovrana

Prendere una posizione in merito a certe questioni alle volte non è facile. Non farlo è ovviamente più semplice da una parte, ma controproducente per se stessi e per gli altri dall’altra. Se ci riflettiamo sembra difficile pensare che una persona non si faccia un’idea precisa su un argomento o che non prenda una posizione più o meno specifica al riguardo e che quindi non agisca. Dai temi più noti e grandi a quelli meno conosciuti o che si sentono per la prima volta è normale dentro di sé farsi un’idea e prendere anche delle posizioni.

Nonostante questo, sappiamo bene, e possiamo osservarlo senza problemi, che per una buona fetta della popolazione del nostro Paese questo meccanismo di pensiero non è così automatico. O meglio, per questi individui l’indifferenza regna sovrana, appunto. Ciò che li accomuna sono due cose: la prima è il fatto che non prendono, come già anticipato, una posizione o decisione in merito a un particolare tema. La seconda è che a questa indifferenza si somma una particolare sensazione: il lasciarsi trascinare completamente dagli eventi; come se a tutti gli effetti l’argomento oggetto non li toccasse poiché non li riguarda da vicino o in prima persona.

“Non mi interessa”

Quante volte, per esempio, abbiamo sentito risposte del tipo: “Questa cosa non mi interessa perché tanto non mi riguarda” o altre esternazioni di questo genere. Un’affermazione che capita davvero spesso di sentire, per esempio, a risposta di domande come “Che idea hai in merito ai diritti degli omosessuali?” è: “Per me possono fare quello che vogliono, basta che non mi stufino…”.

Senza dilungarci sul controsenso che pervade questa risposta, e tralasciando questo argomento in particolare, quello che vogliamo analizzare è proprio questa situazione di indifferenza che ritroviamo in moltissimi nostri concittadini. Dal Covid-19 alla politica, dai problemi ambientali alle lotte civili. Sembra che non vi sia nessuna voglia di mettersi in gioco, di affrontare situazioni scomode, difficili.

Indifferenza = orrore

Indifferenza non significa solamente non avere idee a proposito di qualcosa, ma è anche qualcosa di più grave e sottile. Ce lo fa capire in maniera semplice ed evidente Liliana Segre durante un suo intervento: L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”. Queste parole racchiudono l’essenza del problema che stiamo affrontando.

L’indifferenza conduce all’omertà, alle tragedie. E l’umanità lo sa bene. Gli anni da incubo che ha vissuto la stessa senatrice sono frutto dell’indifferenza di parte della popolazione di quell’epoca. Le guerre che il mondo sta affrontando oggi sono sotto gli occhi di tutti, ma le sentiamo lontane e non di nostra competenza perché non ci toccano, perché sono geograficamente distanti da noi, quando invece, come umani, dovremmo sentire i problemi dell’altro come nostri.

Tanti sono i temi che nel nostro Paese meriterebbero e dovrebbero avere più attenzione e maggiore partecipazione sociale. Lotte civili che ancora oggi non hanno partorito il risultato sperato poiché non riusciamo a farle nostre, non riusciamo a prendere per mano il timone e cambiare rotta perché non viviamo quelle situazioni in prima persona. O almeno questa è la scusa che usiamo. Mi riferisco per esempio ai diritti delle persone LGBTQ+, alla situazione delle carceri italiane, all’eutanasia e tanto altro ancora. Finché non ci siamo dentro al cento per cento, con anima e corpo, ne rimaniamo distaccati. Ma è necessario vivere tutto sulla nostra pelle prima di capire l’importanza di certe situazioni e problemi? Non credo, anzi. Proprio per evitare situazioni difficili è giusto agire in anticipo e uniti.

Sensibilizzazione

Una maggiore sensibilizzazione ai temi più delicati e complessi che la società sta affrontando potrebbe già essere un passo avanti per il nostro Paese. Affrontarli nella maniera corretta, quindi con spirito critico e voglia di mettersi in gioco sarebbe sicuramente un modo più saggio e civile di affrontare le cose. Una conoscenza più ampia di quello che succede intorno a noi farebbe certamente bene alle nostre menti, che troverebbero più stimoli per aprirsi e non restare sempre focalizzati sul nostro piccolo orticello.

Viviamo tutti quotidianamente nell’indifferenza. E l’indifferenza è quella brutta piaga che, per esempio, quando incrociamo un homeless per strada pensiamo quasi che sia normale, che faccia parte della vita, che purtroppo quella persona è stata solamente più sfortunata di noi. Ed è sbagliato pensare in questo modo. Non è normale incappare in queste situazioni e non reagire, fare qualcosa. Eppure, la nostra attenzione in merito a fatti del genere è scarsa, inesistente. Involontariamente (forse) scappiamo, ci allontaniamo, quasi a dire che ora sono affari altrui perché siamo troppo lontani per dare una mano.

Dobbiamo combattere questo comportamento e lottare contro l’indifferenza che ci rende immobili e impassibili. È necessario per il bene della comunità non lavarsi le mani davanti alle situazioni complesse che la società ci impone. “Odio gli indifferenti”, in maniera civile ovviamente, dovrebbe diventare il nostro motto, come ci ricorda Antonio Gramsci.

 

Fonti:

repubblica.it


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