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Guida semiseria per aspiranti dittatori (Parte 8)

Rieccoci qui piccolo schiaffo alla democrazia! La quarantena non fermerà certo la nostra voglia di cospirare contro l’ordine costituito, dico bene? Ci eravamo lasciati, dopo la costruzione del sito web, alla creazione di un logo come Cristo comanda per il tuo partito sedizioso.

Ebbene, cominciamo!

Partiti vecchi e partiti nuovi

La prima cosa da cui partiremo è la comprensione di una differenza fondamentale, anche per essere in linea con il nostro spirito dittatoriale che è, del tutto, basato sulla differenza tra noi e loro. Noi siamo fighi e loro fanno schifo.

Guardando i loghi di partiti vecchi e partiti nuovi notiamo un netto distacco stilistico: i grandi partiti di massa del passato avevano un simbolo che contraddistingueva l’ideologia di riferimento, oppure a cui veniva attribuito un senso ex novo.

Forse la tua testolina ha bisogno di alcuni esempi grafici. Ebbene ecco nell’ordine, il Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS), il partito nazionalsocialista (NSDAP) e il Partito del Lavoro di Corea (CR), ovviamente del nord.

In particolare nel primo possiamo notare la falce e il martello, chiari simboli del lavoro e la capoccetta di Vladimir Lenin, alla cui ideologia (Leninismo) il partito si ispirava.

Il simbolo del NSDAP ha, come riferimento, la ben nota svastica, un antico simbolo indiano che significa benessere, su cui il nazismo ha tentato di innestarsi per suggerire che tale partito fosse l’unica forza in grado di restituire la prosperità alla Germania.

Il partito del lavoro ha una falce, un martello e un pennello calligrafico e sta a simboleggiare i diversi ceti della popolazione (operai, contadini ed intellettuali), tutti uniti a formare la società.

Nei partiti nuovi questa usanza si è andata a perdere e i loghi odierni assomigliano sempre di più a quelli di aziende multinazionali, per altro con un pessimo gusto estetico. Non cito nessun partito perché non voglio fare pubblicità a nessuno, ti basta cercare sul webbe i soggetti del panorama politico odierno per rendertene conto.

Ad onor del vero i partiti di destra hanno parzialmente mantenuto questa prassi.

Ebbene, tu che vuoi fondare una realtà dittatoriale dovrai orientarti su questo assunto del passato, non vorrai mica che la tua creatura politica assomigli a un fast food o ad un movimento in disperata ricerca del 5 per mille per sopravvivere, che neanche un malato di coronavirus col respiratore polmonare, dico bene?

Il simbolo giusto

Abbiamo scartato, fino a qui, il nome della tua realtà come simbolo, regola del fast food, ricordi?

Ripercorriamo la storia italiana e vediamo quali partiti hanno fallito, per evitare gli errori che hanno fatto loro:

in particolare: L’ulivo, La margherita, la rosa nel pugno, il partito socialista italiano (simbolo una rosa), i verdi, i democratici di sinistra (quelli con la quercia), l’unione (quelli con l’arcobaleno) non hanno mai raggiunto posizioni di governo e, quando lo hanno fatto, non sono stati in grado di mantenerle per una legislatura intera.

Da questo possiamo concludere che i fiori, gli arcobaleni e altre robe da sessantottini che non si rassegnano alla pensione non ti garantiscono successo elettorale in un Paese come l’Italia, quindi evitali come la peste!

Partiti con il nome del candidato principale all’interno del simbolo:  Italia dei Valori (Di Pietro), rivoluzione civile (Ingroia).

Non mettere il tuo cazzo di nome sul partito! Il partito è il partito, tu sei tu, siete due cose ben distinte.

Partiti extra statistica: uno dei due partiti che costituisce un non-esempio è quel partito centrista con la scritta “libertas” sopra un’asse del cesso. Un modello di business del genere ti porta forse a stare in parlamento anche per decenni ma non avrai mai il potere, primo perché devi essere un leader politico col testosterone di una foca monaca e dar ragione a tutti non schierandoti con nessuno e, secondo e molto più fastidioso, perché devi essere democratico e pronto al compromesso.

Il secondo esempio di partiti atipici è quello con il power ranger con spada e scudo nel simbolo. Tale entità politica è stata al governo ma solo per caso, dovuto ad un leader carismatico al momento giusto, infatti in passato aveva massimo il 7%. Questo secondo modello può garantirti un potere inossidabile, ma perché il loro capo applica questa guida, non perché il simbolo sia invitante.

Evita, quindi, il latino, che tanto sta sul cazzo a tutti, e mitici guerrieri stilizzati che stanno bene come statue in una ferramenta.

A questo punto ti domanderai, giustamente, “questo no, quest’altro no, come lo devo fare sto benedetto logo di partito?”

La scelta giusta

Il segreto è fare come aveva fatto Hitler, cioè scavare nella storia.

Ma sì Prendi un simbolo che sia:

  • misterioso nel significato
  • facilmente replicabile
  • adatto ad essere messo su un adesivo
  • semplice da disegnare

Ti faccio vedere quanto è semplice, in 5 step:

1) prendiamo una mitologia a muzzo, io ho scelto i sumeri.

2) andiamo su google e cerchiamo le divinità relative a quella mitologia. I sumeri avevano come dio principale l’origine del tutto, detto An.

3) ricerchiamo sul motore di ricerca il simbolo di An, perché ogni divinità ne ha uno

4) effettuiamo il test: ha un significato misterioso? sì, dai quanti sanno che è il simbolo del dio An? è semplice da disegnare? no comment; è facilmente replicabile? direi di sì, bastano quattro tratti a penna; sta bene su un adesivo? CERTO! e se col partito non va bene ci faccio anche delle magliette e delle tazze da vendere.

Se non passa il test bisogna cercare di stilizzare il simbolo di nostro gradimento, qui entra in gioco il vostro grafico, frustatelo in modo che lavori velocemente e in maniera efficiente.

5) Coloriamolo ed attribuiamogli un significato.

Et voilà, fatto, roba da 10 minuti.

L’importanza dei colori

I colori, nel marketing come nella politica, hanno un significato fondamentale, poiché suscitano emozioni in chi vede il tuo marchio grafico.

Un logo di partito ha un colore del simbolo ed un colore di fondo, ma non puoi abbinarli come i tedeschi che mangiano i maccheroni con la marmellata, ci vuole criterio!

A parte il nero e il bianco, che possono andare bene con quasi qualunque colore di fondo, cerca il cerchio di itten, leggi come funziona, e abbina seguendo i suggerimenti, sempre tenendo presente che non stai facendo delle magliette ma un logo per il tuo partito.

Ho detto ITTEN, non HITLER.

Vediamo ora i colori nel dettaglio.

Blu/ azzurro: infonde pace e tranquillità e rassicura l’elettore, ottimo se vuoi dare una parvenza di costituzionalità e rispetto delle regole al tuo partito.

Giallo: energia, dinamismo, è fantastico se il tuo pubblico target è formato da giovani.

Arancione: positività, fiducia ed attira l’attenzione, è un colore molto versatile.

Rosa: amore, buoni sentimenti, e quelle troiate lì. Per una dittatura non va bene, a meno che tu non voglia essere un gerarca LGBTQWERTY.

Viola: colore della magia e del successo. Attenzione a usarlo nel partito perché, se adoperi la gradazione sbagliata, hai un risultato del tipo colore sciarpetta del prete che dice messa.

Bianco: semplicità ed onestà, (senza H). Molto poco indicato come colore di sfondo, poiché rischia di far apparire il logo per il tuo partito come vuoto e senza significato. Non usarlo con il nero perché gli anni sessanta sono finiti e il filtro bianco e nero fa vomitare.

Nero: Autorità, fermezza, sicurezza ed eleganza. Come colore di sfondo non va bene perché sennò sembri un marchio di calzature.

Rosso: emozioni forti, aggressività, passione. Come colore di sfondo va bene solo se hai intenzione di fondare un partito di estrema sinistra, altrimenti evitalo perché sennò ti prendono per un comunista.

Non ci resta che scegliere il colore di sfondo (io propenderò per l’arancione), e il colore del simbolo, che lascerò nero.

Ecco fatto, per quanto riguarda il significato, o slogan di partito, sarà “L’inizio di una nuova Italia“.

Bene, provaci anche tu e realizza  con art attack il tuo logo fatto in casa.

Per oggi è tutto, non fatevi arrestare.

Alessandro Procacci


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