Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?

Oggi in Italia, c’è differenza?

Che cos’è la destra e la sinistra in Italia è una domanda a cui, forse, nemmeno chi si reputa di sinistra o di destra sa rispondere. Chi però ha avuto la fortuna di studiare questo argomento potrebbe rispondere senza particolari problemi.

Nel nostro Paese sussistono delle differenze fondamentali e nette tra le due parti? Mi verrebbe da dire di si, ma allo stesso tempo anche no. Vi chiederete perché non trovo differenze. Beh, innanzitutto mi sembra che negli ultimi anni né grazie a una parte né grazie all’altra le cose in Italia siano migliorate. Che al governo ci fosse destra o sinistra a livello economico e di benessere sociale non abbiamo fatto netti miglioramenti. Perciò dal punto di vista dell’efficienza, almeno nel nostro Paese, non vi sono notevoli differenze.

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Differenze invece le possiamo trovare sul piano magari delle promesse politiche che entrambe le fazioni fanno. Su una sponda prevale il motto generale “aboliremo/taglieremo le tasse”. Ora, qui nascono due misteri in merito.

Il primo è come è possibile finanziare uno stato senza le tasse. Il baratto è l’unico metodo che mi viene in mente, ma non credo che alle altre potenze faccia piacere. Il secondo è come mai, quando questi erano al potere, di tasse abolite non ce ne sono praticamente state. Gli unici tagli che abbiamo visto sono stati quelli alla spesa pubblica, che, in teoria, dovrebbero essere fatti solo in casi estremi. Misteri, appunto.

I temi su cui intervengono i rappresentanti e i sostenitori di questa fazione sono rigorosamente “Made in Italy”, nel senso che riguardano principalmente fatti all’interno dei confini italiani. Immigrazione, condoni, tagli a tutto, e qualche strizzata d’occhio a chi ci vorrebbe fuori dall’Europa.

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Sull’altra sponda politica assistiamo a una sorta di cambiamento di vedute. Se una volta l’interessa principale della sinistra era difendere e migliorare le condizioni dei lavorati, della classe operaia, oggi questo forse non è più al centro dell’universo di sinistra.

Vuoi per la globalizzazione, vuoi per le nuove sfide che il mondo ci propone, vuoi per altri mille motivi, il programma d’azione è cambiato. Ora, ci si concentra molto di più sulle minoranze. Ed essendo la classe operaia italiana tutto tranne che una minoranza, questi vengono lasciati un po’ in disparte. Un po’ come dire: “Ehi, vi abbiamo supportato per decenni, ora siete adulti, vedetevela da sola. Adesso abbiamo altro a cui pensare”.

Perché si sa, in politica è difficile fare più di una cosa alla volta (è ironico ovviamente, tranquilli). E questo potrebbe essere un altro punto in comune di entrambe le parti. Prima si fa una cosa, non importa se si perdono mesi al riguardo, poi, forse, ne facciamo una seconda e via dicendo. E nel frattempo il tempo passa e la nostra povera Italia rimane indietro.

Vince chi urla di più

Se ci impegniamo possiamo trovare delle differenze non solo nel pensiero di queste due posizioni, ma anche nel modo in cui queste le espongono. Da una parte abbiamo chi sostanzialmente vuol farsi sentire a tutti i costi e alza la voce fino a non averne più. Dall’altra, forse perché impauriti o spiazzati dalla prestazione dell’altro sembra quasi sussurrare il suo pensiero. Insomma è una sfida all’ultimo sangue tra pescivendoli e fifoni.

Che i due comportamenti siano presagio di assenza di idee effettive e concrete? Mah, in effetti qualche dubbio ci sovviene. E non solo “qualche” sinceramente. Forse non sono così convinti e sicuri delle loro idee che reagiscono rispettivamente nella maniera riportata sopra. Strategia? Può essere anche quello.


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