Ogni religione ha il suo equivalente economico. Islam e socialismo

Negli ultimi decenni i musulmani hanno dibattuto a lungo il tema dei rapporti tra Islam e socialismo. La società desiderata da Muhammad, profeta e fondatore dell’Islam, non dovrebbe conoscere la povertà. Egli diceva, infatti, che sarebbe venuto il giorno in cui una persona disposta a fare la carità non avrebbe trovato a chi farla. Nella religione islamica i poveri hanno diritto ai beni dei ricchi e ai sussidi dello Stato in nome della loro povertà. Il principio secondo il quale i beni dei ricchi debbano essere acquisiti dallo Stato per essere distribuiti ai poveri fu stabilito fin dai tempi antichi. Tale tassazione è considerata come un atto di purificazione e rispecchia l’idea che nel processo di accumulazione delle ricchezze si possano commettere ingiustizie nascoste. Questo principio ha costituito uno dei pilastri dell’Islam ovvero la zakat ’beneficienza’.

Socialismo islamico

In passato l’Islam ha fatto propria la cultura di altri paesi e civiltà. Durante Ie dinastie Omayyad e Abbasid, i musulmani hano assimilato la logica e la filosofia greca, ma non l’ateismo dei loro filosofi. Questa assimilazione selettiva può verificarsi anche nei confronti del socialismo, che il mondo musulmano non può far proprio del tutto. Infatti esistono nel socialismo dei principi atei, tra cui alcune componenti del materialismo dialettico di Marx, inconciliabili con l’Islam.

Socialismo arabo

I pionieri del socialismo arabo moderno furono gli intellettuali siriani di fede cristiana in cerca di nuove opportunità di carriera che il regime ottomano negava loro, data la sua natura conservatrice. Venne creato così il partito Baath ‘resurrezione’. I fondatori furono due insegnanti di Damasco, Michel Aflaq e Salah al-Din Bitar, rispettivamente di confessione cristiana e islamica. I due sostenevano che, malgrado gli stati arabi fossero stati divisi dalle potenze europee, l’entità da loro identificata come Nazione Araba fosse eterna. Sul piano ideologico il Baathismo promuoveva la creazione di un grande stato arabo, laico e socialista.

Oggi

Nonostante sia necessaria la separazione tra Stato e Religione nei paesi arabi, una manovra simile andrebbe contro i dettami della religione Islamica, la quale non è solo una guida spirituale, ma un vero e proprio modello di vita con una propria giurisdizione.

L’Islam promuove sì l’uguaglianza, ma uno stato laico sarebbe impossibile. Inoltre, per quanto la religione di per sé non tolleri l’ingiustizia e protegga la dignità di ogni individuo, gli stati Islamici ad oggi sono caratterizzati da forti disuguaglianze e corruzione.

L’Islam liberale

I musulmani liberali si riconoscono nel ritorno ai principi originali, sia etici che pluralistici, della Ummah, ossia la nozione di ‘comunità’, così come descritta del Corano. A tal proposito non è raro vedere come i moderati prendano le distanze da alcune interpretazioni tradizionali e meno liberali del diritto islamico, le quali non hanno una applicabilità universale, poiché frutto di millenni di cultura condivisa e prassi.

L’Islam liberale valorizza, infatti, le reinterpretazioni delle scritture islamiche, contestualizzandole però alle necessità del ventunesimo secolo, anche mediante l’integrazione con le teorie sociali di stampo europeo. Questo moto di adattamento alla modernità vede in Tahtawi uno dei primi e principali esponenti.

Nonostante furono e siano numerosi i pensatori che interpretano la religione islamica con metodo scientifico, oppure semplicemente la guardano con occhio prettamente spirituale (Sufisti), la Shari’a, ovvero la legge islamica, non apre le porte alla democrazia e al liberalismo, a meno che non ci sia una profonda innovazione del diritto. Le teorie filosofiche islamiche potrebbero avere un grandissimo potenziale, se non fossero intrappolate in leggi troppo antiche e poco conformi alla vita moderna.

I fondamenti economici della società islamica

L’Islam è l’unica grande religione che impartisce dettagliate prescrizioni sulla vita economica dei propri seguaci. Interviene sul valore delle risorse naturali, fissa i criteri per lo sfruttamento dei minerali e stabilisce linee guida in materia di eredità, finanza, tassazione e attività bancaria. L’Islam dà inoltre risalto all’importanza, tra l’altro, dell’istruzione, delle cure sanitarie, del duro lavoro, dell’investimento e di una rete di sicurezza sociale.

Il Corano consiste in una raccolta delle rivelazioni fatte da Dio al profeta Maometto e costituisce la fonte primaria di tali princìpi, pertanto, questi sono immutabili. Gli insegnamenti contenuti in tale testo sono l’espressione della volontà di Dio. Di conseguenza anche i valori economici basilari da esso indicati sono invariabili, eterni e indiscutibili.

l’Islam è una religione inclusiva e non esclusiva, con Il pluralismo nelle proprie radici. Tuttavia, oggi e nella storia recente, i fondamentalisti musulmani, sia coloro che governano sia quelli che aspirano a farlo, hanno adottato una posizione antipluralista. Secondo l’Islam, lavoro e investimento sono gli unici strumenti legittimi per acquisire diritti di proprietà. La legge islamica stabilisce che tutti gli individui hanno diritto a trattenere quel che guadagnano e ad acquisire un diritto di priorità nell’utilizzo di qualunque bene producano.

FONTI

copertina

https://islamicmarkets.com/education/socialism-and-islam

https://www.cambridge.org/core/books/islam-and-the-moral-economy/islamic-socialism/282FB899529AB90F4E29B573852A0C93

https://www.jstor.org/stable/25816286?seq=1

https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/storia/quel-che-resta-del-socialismo-arabo/

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