Zaki e Regeni: due facce della stessa medaglia?

Zaki e Regeni sono da considerare come due facce della stessa medaglia, per entrambi infatti non è stata fatta abbastanza giustizia. Zaki è stato scarcerato da poco tempo, e la burocrazia ha rallentato molto questo processo.

Regeni, non avrà mai giustizia, o, se l’avrà, forse non sarà mai completa.

Laika e l’abbraccio

La street artist Laika è tornata a Villa Ada, a Roma, vicino all’ambasciata egiziana per completare il murales dopo la notizia della scarcerazione dell’attivista egiziano.

Nel murales Giulio Regeni abbraccia Zaki e lo rassicura affermando la seguente frase “ci siamo quasi“. Questa modifica all’opera è avvenuta tra il 7 e l’8 dicembre.

Zaki non indossa più la divisa da carcerato e sullo sfondo compare la parola in arabo البري, che significa innocente. L’artista afferma dunque che “si deve prestare ancora molta attenzione al caso di Zaki poiché è stato scarcerato ma non è ancora del tutto libero“.

Storie a confronto

Da molti anni la situazione in Egitto in materia di diritti umani è a dir poco disastrosa.

A marzo del 2021, secondo lo Human Rights Watch, erano incarcerati almeno 30 giornalisti mentre erano tra i 60mila e i 100mila i prigionieri politici detenuti arbitrariamente.

La pandemia ha inoltre esasperato la violenta repressione dei critici pacifici del governo. Ogni forma di espressione e confronto pacifico è stato soppresso.

La vicenda di Giulio Regeni, il cui corpo è stato trovato in condizioni disumane il 3 febbraio del 2016 nel deserto tra Al Cairo e Alessandria, si collega dunque a quella di Zaki: studente, ricercatore e attivista dell’Egyptian Initiative for Personal Rights del Cairo. Zaki era anche legato all’Italia, in quanto studente di un master sugli studi di genere presso l’Università di Bologna.

Zaki è stato incarcerato il 7 febbraio 2020. Il suo caso è giunto al Parlamento europeo durante i ventidue mesi in cui si è trovato tra le sbarre per avere commesso, secondo le istituzioni egiziane, “istigazione a proteste sui propri profili social.

Sono numerosissimi coloro che si sono indignati contro il governo di Al Sisi, presidente egiziano dal potere dispotico e poco incline al dialogo ed al confronto.

Cosa hanno in comune le due vicende?

Entrambi i ragazzi rappresentano violazioni di libertà, di qualsiasi forma di diritto umano. I due ragazzi rappresentano il desiderio di conoscere la verità delle cose andando a fondo. Rappresentano ideali opposti rispetto al governo egiziano attuale, il quale reprime l’opposizione attraverso la violenza.

Il ruolo dell’Italia

l’Italia, nonostante la ripetuta richiesta di aiuto da parte di numerose organizzazioni no profit come Amnesty International ed altre, ha però agito diversamente nei confronti delle due persone in questione.

Azioni determinanti e forti da parte del governo italiano non se ne sono viste: in merito al caso di Giulio Regeni, ad ormai sei anni appena compiuti dalla sua morte, dopo numerose ore di camera di Consiglio, durante il mese di ottobre del 2021, i giudici della III Corte d’Assise di Roma hanno deciso che il dibattimento non poteva avere inizio.

Questo perché non esiste prova che i quattro agenti della National Security, ritenuti sospettati per la morte del ragazzo, siano a conoscenza del processo a loro carico.

La Corte ha dunque accolto le eccezioni secondo cui il processo in assenza dei quattro agenti non potesse essere celebrato, in mancanza della prova che gli imputati si fossero sottratti all’udienza secondo la propria volontà.

La famiglia di Giulio è rimasta sgomenta di fronte alla totale assenza di partecipazione da parte dell’Egitto, ma afferma e ha affermato che non si arrenderà di fronte a questo scempio.

E mentre i genitori di Giulio continuano a soffrire, dall’altra parte, i genitori di Zaki hanno potuto tirare un sospiro di sollievo dopo la scarcerazione del proprio figlio.

Ricordiamo, però, che Zaki non è ancora stato assolto. La Camera ha approvato, a luglio 2021, la mozione per conferirgli la cittadinanza italiana, un potenziale aiuto in un caso giudiziario così complesso.

Nonostante ciò, ad oggi il Governo Draghi non ha ancora portato a termine la mozione, concedendogli ufficialmente la cittadinanza.

Armi ed interessi

Nonostante questi gravissimi fatti, dunque, l’Italia rimane uno dei principali pasi da l’Egitto acquista armi e ad essere uno degli stati maggiori con cui questo stato commercializza in generis.

È lecito chiedersi quindi se sia giusto continuare, dopo i fatti di Giulio Regeni e Patrick Zaki, a sostenere economicamente questo paese che priva delle libertà i suoi cittadini?

 


Fonti

roma.repubblica.it

repubblica.it

lastampa.it

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