Pablo Hasél: chi è e perché è stato arrestato?

Pablo Hasél, un famoso rapper spagnolo, è stato arrestato e condannato a 9 mesi di reclusione per esaltazione al terrorismo e ingiurie alla corona.

La situazione in Spagna è turbolenta: il Governo Sanchez, che vede insieme socialisti e Podemos, è diviso.

L’arresto

Pablo Hasél si era chiuso in un edificio dell’Università di Lleida, in Catalogna, rifiutandosi così di presentarsi in maniera spontanea in carcere. Questa decisione ha innescato la reazione della polizia.

La polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, ha fatto irruzione nella sede dell’Università, superando tutte le resistenze, arrestando il rapper e portandolo in carcere. Il giorno dopo l’arresto, numerose persone si sono spontaneamente ritrovate per protestare contro l’incarcerazione in piazza sia nella capitale Madrid, sia in diverse città catalane.

La polizia e i manifestanti

A Madrid si sono verificati violenti scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine. La polizia ha usato lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere la folla, causando una violenta escalation. In Catalogna gli scontri hanno causato 55 feriti e 18 arresti.

Il contesto

Il personaggio di Pablo Hasél, tuttavia, è rilevante anche per un’altra questione: ha 33 anni, si professa comunista ed è un pieno sostenitore dell’indipendenza catalana. In passato il rapper spagnolo si era anche espresso in favore dell’ETA, gruppo terrorista basco, che rappresenta un tema ancora delicato in Spagna. Hasél, però, era stato ancora più offensivo nei confronti della monarchia spagnola. In un suo tweet, ha infatti dichiarato:

Per colpa dell’Arabia Saudita, i bambini in Yemen soffrivano tremendamente. Cose tipiche degli amici democratici di quei mafiosi dei Borboni.

Hasél ha prodotto anche una canzone dal titolo Juan Carlos el Bobon (Juan Carlos il Cretino), ma si è spinto anche oltre. Il rapper spagnolo, infatti, ha pubblicato una foto di Victoria Gòmez, terrorista del gruppo terroristico marxista GRAPO, che tra il 1975 e il 2006 rivendicò l’omicidio di più di 80 persone.

L’immagine è stata accompagnata dalla frase:

Le manifestazioni sono necessarie ma non sufficienti, appoggiamo quelli che vanno oltre.

Il dibattito sulla libertà di parola e espressione

La condanna e l’arresto di Pablo Hasél sono stati molto discussi in Spagna e hanno riaperto un dibattito ampio e sentito: quello della libertà di parola e di espressione. Secondo molti, infatti, le pene contro i reati d’opinione sono troppo severe: il Governo spagnolo guidato da Sanchez non aveva dato seguito alla promessa di ammorbidire le relative pene.

L’arresto di Hasél ha prodotto grande fermento nel mondo culturale spagnolo. Agli inizi di febbraio, infatti, oltre 200 artisti, tra cui il famoso regista Pedro Almodóvar, hanno firmato un manifesto a favore di Hasél. Nella lettera il tono usato è stato pesante e molto critico nei confronti del Governo spagnolo, che dovrebbe smettere di amministrare la giustizia nella stessa maniera di “Paesi come la Turchia e il Marocco, dove diversi artisti sono in carcere per aver denunciato gli abusi commessi proprio dallo Stato”.

Il Governo spagnolo, guidato da Sanchez, nel frattempo aveva annunciato che avrebbe riconsiderato le pene previste per questo genere di reati, prevedendo il carcere solo per coloro i quali avrebbero rappresentato un chiaro rischio per la sicurezza e l’ordine pubblico.

I giovani

Le motivazioni che muovono la protesta, però, non possono essere rappresentate solamente dal dibattito sulla libertà di espressione. Le motivazioni sono molto più ampie. Oltre all’inevitabile problema catalano bisogna considerare come le proteste abbiano visto protagonisti i giovani, molte volte anche minorenni.

Dopo la grande recessione causata dalla crisi del 2010 e anche prima che la pandemia causata dal Covid-19 interrompesse una buona crescita economica, almeno secondo i numeri del PIL, il tasso di disoccupazione giovanile non è sceso sotto il 30%. Un anno dopo la pandemia è aumentato, raggiungendo il 40%.

Come spesso succede in questi casi, le manifestazioni delle piazze sono il simbolo della rabbia di studenti e neolaureati che non vedono per il loro futuro alcuna prospettiva. Oltre all’angoscia per la crisi pandemica, l’incubo di una crisi come quella del 2008 è difficile da dimenticare. Da questo punto di vista, esemplificativa è la dichiarazione rilasciata all’agenzia Efe da Carles Feixa, professore di antropologia sociale all’università Pompeu Fabra

Il caso Hasél è stata la miccia che ha acceso il fuoco, ma il risentimento, le braci, erano già preparate.

La pandemia ha bloccato le nostre vite, non solo in Italia, ma anche in Europa. Il futuro e il presente appartengono ai giovani. Ai giovani studenti universitari, ai giovani neolaureati che devono iniziare a costruire la loro vita e, ancora di più, a tutti gli studenti delle scuole superiori, che vedono il cambiamento climatico come il problema della loro generazione.

La pandemia ha evidenziato tutto questo disagio sociale, ma dai momenti di crisi nascono le opportunità.

Fonti:

Internazionale.it

Ilpost.it

Ilfattoquotidiano.it


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