Pillole di educazione: genere, sesso e sessualità

L’istruzione, in modo particolare quella scolastica, tende a tralasciare i concetti di genere, sesso e sessualità, contenuti nella più ampia educazione sessuale, a discapito dei giovani e delle generazioni future.

Facciamo chiarezza

Molte volte, quando si legge il termine genere, non riusciamo a delineare una chiara e distinta definizione di questo vocabolo. Perciò, cosa si intende?

Il genere rappresenta le aspettative sociali costruite dalla società stessa, associate all’essere biologicamente uomo o donna.

Quindi, se un infante con attributi sessuali maschili preferirà giocare con le bambole, la società, con molta probabilità, denigrerà questa sua preferenza. Infatti, la figura maschile rappresenta la mascolinità, la virilità. Questo, a seconda di accurati stereotipi sociali, ampiamente diffusi nel panorama contemporaneo.

Come si è potuto intendere, il sesso fa riferimento alla distinzione biologica tra maschio e femmina. Si riconoscono, quindi, caratteri sessuali primari – sia maschili che femminili – coinvolti nella riproduzione, e quelli secondari. Tra questi ultimi si riconoscono, per esempio, la presenza di peli e le caratteristiche morfologiche (ormoni sessuali).

Quando l’anatomia sessuale di un essere umano è ambigua dalla nascita, il termine corretto per la definizione di queste persone è intersessuate. L’anatomia può presentare delle divergenze sia in ambito sessuale che riproduttivo.

Nel dettaglio…

Nel campo del genere poi emerge l‘espressività del genere stessoQuesti due vocaboli, associati insieme, indicano il modo in cui una persona comunica all’altra la propria identità di genere. Questo processo può avvenire attraverso comportamenti più o meno espliciti, modi di vestire e di mostrarsi al mondo.

Inoltre, bisogna spiegare nello specifico due associazioni tipiche, ossia: le persone transgender e transessuali.

La prima definizione implica individui che si identificano in un genere diverso dal loro sesso biologico. Quindi, per esempio, una donna che si identifica meglio in un uomo, nei modi di essere. Viceversa, l’uomo.

Nel secondo termine, invece, rientrano coloro che si sottopongono a interventi chirurgici per modificare il loro sesso biologico verso il quale si riconoscono meglio.

Socializzazione di genere

La socializzazione, ossia il modo in cui un essere umano viene educato all’interno della società, viene appresa all’interno di vari ambienti sociali. Questi sono la scuola, la famiglia, il gruppo dei pari. Il bambino apprende le caratteristiche appartenenti al proprio genere, ma non è detto che le debba accettare a ogni costo. Infatti, le aspettative di genere sono stereotipi, sono un prodotto culturale imposto dalla società stessa. Il corpo e la mente sono spazi propri che non dovrebbero essere modificati da un altro essere umano, con l’unica eccezione nel caso in cui si tratti di una scelta personale.

L’orientamento sessuale o identità sessuale

Secondo l’associazione americana Psychological Association “l’orientamento sessuale è un modello di attrazione più o meno stabile verso persone dello stesso sesso o opposte”. È importante ricordare che spesso l’orientamento omosessuale non necessariamente coincide con l’attività sessuale. Infatti, una persona può riconoscersi nel comportamento omosessuale, ma non riconoscersi come omosessuale. E assolutamente no: l’omosessualità non è una malattia, non lo è dal 17 maggio 1990. Tuttavia, i fenomeni di discriminazione continuano a essere frequenti tutt’oggi.

Le altre identità o orientamenti sessuali sono: eterosessualiàà, bisessualità e asessualità. L’eterosessualità indica coloro che hanno preferenze sessuali rivolte al genere opposto al proprio, mentre il termine bisessuale indica coloro che hanno preferenze rivolte sia allo stesso sesso che a quello opposto. Mentre l’asessualità è un concetto più sottile: indica coloro che non hanno alcun interesse sessuale nei confronti di qualsiasi genere.

Lo strano caso dell’eterosessismo

L’eterosessismo è la convinzione da parte di un individuo che tutti siano eterosessuali. Questa opinione viene esercitata attraverso comportamenti o pensieri. Ma questo, forse, merita un articolo a sé.

Omofobia

La comunità LGBT+ (ossia l’insieme delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, a cui si aggiunge il + per indicare la possibilità di aprirsi all’inclusione di altre persone) è nata per identificare non solo questi orientamenti sessuali, ma anche per difendere la propria persona e, soprattutto, i propri diritti, così come per vedersi riconosciuti egualmente a tutte le altre persone esterne alla comunità. In effetti, sono sempre più frequenti i casi di discriminazione, razzismo, violenza nei confronti di coloro che fanno parte di questo mondo.

Va segnalato come oggi la comunità sia cresciuta e comprenda un maggior numero di persone e di orientamenti sessuali più fluidi. Spesso, si preferisce LGBTQIA+, una forma sicuramente più inclusiva.

Patriarcato e sesso

La stratificazione di genere consiste nella disuguaglianza di potere e risorse tra uomini e donne, all’interno della società. Solitamente, questa disuguaglianza, prevalentemente indirizzata al sesso femminile, viene indicata con il termine patriarcatoQuesto termine indica la dominanza, all’interno del sistema sociale, del genere maschile.

Le conseguenze di ciò rappresentano quindi un dislivello riguardo la parità dei sessi, a livello lavorativo, sociale ed economico.

Giornata nazionale contro l’omofobia

La data da segnare sul calendario è quella del 17 maggio, utile infatti per la promozione riguardo i fenomeni di discriminazione, tra cui omofobia, transfobia e bifobia.

La transfobia indica comportamenti denigratori nei confronti della comunità transgender, la bifobia invece la discriminazione verso coloro che si identificano come bisessuali.

Le varie discriminazioni riguardo l’orientamento sessuale ledono la propria libertà e quella degli altri. Questa giornata di maggio, quindi, rappresenta una riflessione per tutta la comunità, affinché la tolleranza prenda il primo posto all’interno della società.

Fonti:

Docenti.unimc.it

Istitutobeck.com

Repubblica.it

Treccani.it

Ilpost.it


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