Prospettive contemporanee di educazione

La questione dell’educazione dei figli è al centro dei dibattiti e dei problemi sociali, soprattutto al giorno d’oggi.

Passato e presente

Daniele Novarafondatore del CPPP (Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti), ha affermato in una recente intervista che “i genitori d’oggi sono più presenti nella vita dei figli, ma questi sono meno educati”.

Per spiegare meglio questo paradosso, occorre fare un salto nel passato, quando l’educazione della prole era indirizzata al futuro e alla vita nel mondo. I genitori non si interessavano molto alla felicità dei figli.

Oggi, invece, la gestione dei bambini è cambiata, poiché gli adulti rivolgono molta più attenzione all’aspetto emozionale e comportamentale dei più piccoli.

A differenza del passato, però, emerge l’importanza del dialogo tra genitori e prole, una risorsa da coltivare e da non sottovalutare.

A ognuno la propria vita

È importante tenere a mente che la vita dei figli non dipende da quella dei genitori: queste due figure, infatti, hanno pensieri e valori distinti. Il futuro degli individui deve essere autonomo: i grandi non possono e non devono immedesimarsi nella vita di un umano che cresce.

Lasciare ai bambini la libertà di intraprendere la propria strada è uno dei più grandi regali che un umano possa fare ad un’altra persona.

L’età e i diversi comportamenti

Per educare la prole, risulta necessario saper distinguere gli atteggiamenti comportamentali dei bambini.

Infatti, un no rivolto a un infante assume significato diverso da quello detto a un adolescente.

Quest’ultimo tende a tracciare una linea di separazione e di distinzione dai propri genitori, mentre il bambino piccolo (fino ai cinque/sei anni) non capisce ancora cosa desidera davvero, deve essere seguito in modo preciso e costante.

I genitori possono assumere le redini e le distanze dalle emozioni che emergono e considerare il fatto che si possa sbagliare.

Tecnologia e infanzia

I problemi comportamentali emergono anche nell’ambito tecnologico. L’approccio dei più piccoli alla tecnologia è una rivoluzione del ventunesimo secolo, soprattutto perché il mondo tecnologico non deve stravolgere la vita di nessuno e in particolare quella dei minorenni.

Recentemente, è emerso da uno studio della University of London quanto i bambini apprendano più velocemente utilizzando un tablet o un computer piuttosto che un libro, poiché la tecnologia rappresenta uno stimolo per lo sviluppo cognitivo che favorisce appunto l’apprendimento.

I rischi e le preoccupazioni

Secondo Alberto Rossettiun genitore si deve iniziare a preoccupare quando la vita reale di un bambino si estingue a causa dei social network. Bisogna distinguere le situazioni e cercare di accorgersi precocemente del problema: questo può essere transitorio o può rappresentare un disagio più grande. Tutto può iniziare da una semplice domanda: come stai?

Genitori e figli (anche ai tempi del Covid 19) a scuola

Il rendimento dei bambini a scuola dipende anche dal coinvolgimento, più o meno intenso dei genitori.

Questo problema viene affrontato in particolare da uno studio russo della HSE University del corso in Trajectories in Education and Careers. Mette in evidenza l’interesse troppo blando dei genitori nei confronti dei figli e della scuola, da una parte, e quello più opprimente e invasivo, dall’altra.

Entrambi i comportamenti hanno conseguenze negative sui bambini. Tra queste risultano il proseguimento degli studi, una crescita autonoma o che dipende in toto dai genitori.

Per aiutare i figli nell’apprendimento, occorre che i genitori sappiano ponderare i loro istinti e le loro emozioni, sbagliando e imparando assieme alla prole stessa e trovando il giusto equilibrio, il medium appunto.

I bambini e le parolacce

Le lamentele degli adulti rivolte al linguaggio dei bambini e degli adolescenti rappresentano un argomento che fa molto discutere, ma su cui si deve riflettere.

I bimbi in pieno sviluppo tendono ad apprendere il maggior numero di parole nuove e tra queste anche le parolacce, un tabù che spaventa gli adulti stessi. In questo caso, una branca della sociologia, la sociologia della comunicazione, chiarisce molte ideologie.

Infatti, secondo lo studio di alcuni sociologi contemporanei, le parolacce sono un modo per esprimere disagio, rabbia. Le parolacce risolvono molti problemi, alleviano la tensione ed evitano situazioni in cui si potrebbe perdere il controllo delle proprie azioni.

Come comportarsi

Impedire che la prole possa usare le parolacce è un’utopia prevedibile, però si può marginare il problema, nei limiti del possibile.

Innanzitutto, occorre scoprire le cause che sono alla radice del turpiloquio stesso; queste possono essere innumerevoli: la società e gli ambienti che si frequentano influiscono parecchio nell’apprendimento del linguaggio.

L’esempio principale a cui attingere proviene dai genitori: può essere esemplare eliminare o diminuire il numero di turpiloqui, quanto meno di fronte ai figli.

Storie che non vorremmo sentire

Le storie di violenze subite da bambini e adolescenti sono sempre più in aumento in Italia e in Europa.

Ci sono diversi tipi di violenze, come per esempio quelle subite da un giovane verso il coetaneo, dalla maestra all’asilo sui bambini, dai genitori sui figli (violenza domestica).

Non è facile estirpare questo fenomeno sociale, ma si può partire da piccoli elementi.

Per quanto riguarda i più piccoli, è fondamentale che i genitori ascoltino ciò che i loro figli esprimono. Essi non sono del tutto coscienti della violenza subita all’asilo, per esempio, ma qualche accorgimento in più può aiutare i genitori a comprendere il motivo di certe ansie e paure.

I giovani adolescenti che commettono un omicidio nei confronti di un coetaneo o del proprio partner sono esempi di un’educazione fallita, in primis da parte dei genitori e in seguito da parte della società tutta, non solo scolastica.

Il GEAS (Global Early Adolescent Study), condotto in 15 Paesi del mondo, evidenzia che norme di genere stereotipate si cristalizzano nei primi anni dell’adolescenza.

In questo caso diventa difficile, se non quasi impossibile estirpare fenomeni come razzismo, bullismo o marginalizzazione.

Infine, ma non per importanza, si ricorda che l’infanzia e l’adolescenza sono passi fondamentali di un adulto: la società tutta deve agire per prevenire e curare certi fenomeni e soprattutto promuovere benessere mentale e fisico.

Siamo tutti responsabili di quello che avverrà nella società, sin da bambini.

Fonti:

Nostrofiglio.it

Coop.ch

Liceoconegliano.edu.it


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