Referendum: come è andato?

Nel giugno di quest’anno, esattamente il dodici, la popolazione residente in Italia ha votato per un Referendum incentrato su cinque quesiti: abrogazione testo unico del 31 Dicembre 2012, abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, separazione delle funzioni dei magistrati, abrogazione decreto legislativo 27 gennaio 2006, n.25, abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura.

I risultati però sono stati insoddisfacenti, non si riscontrava una così bassa affluenza dal dopoguerra.

Etimologia

Il Referendum fa parte, assieme all’iniziativa legislativa popolare e alla petizione, dei mezzi e istituti di partecipazione diretta dei cittadini alla democrazia.

L’etimologia deriva dal latino referre (ovvero riferire) e ha radici antiche.

Ci sono stati diversi tipi di Referendum, tra i più importanti ricordiamo il referendum abrogativo ex articolo 75 Cost. al pari delle Regioni ad autonomia ordinaria.

Il referendum nacque nelle comunità montanare della Svizzera in cui i delegati alle diete cantonali si pronunciavano con riserva ad audiendum et referendum nei confronti dei loro deleganti.

Quanti Referendum sono stati indetti in Italia?

Il più importante Referendum indetto in Italia è stato quello del 1946, il primo in assoluto.

Gli italiani e le italiane, il 2 Giugno del 1946, hanno scelto quale forma governativa conferire allo stato italiano. Hanno scelto tra monarchia e repubblica popolare, con il voto popolare esercitato dall’89,1% degli aventi diritto.

Nacque dunque la Repubblica Italiana e di conseguenza l’Assemblea costituente.

Un altro Referendum importante della storia italiana è quello in materia di divorzio. Infatti, si proponeva di abrogare la legge sul divorzio del 1970 nu. 898/1970, “la Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio“.

Vinse il no, con un’affluenza alle urne pari all’87,7%, anno memorabile per la storia della Repubblica e della democrazia italiana.

Anche nel maggio del 1981 ci fu una grande affluenza in occasione di cinque referendum, tra cui l’abrogazione della legge Cossiga per affrontare l’emergenza terrorismo negli anni ’70, l’abolizione dell’ergastolo e infine l’abrogazione di alcune norme sull’aborto per renderne più facile l’accesso e il decorso.

12 Giugno 2022

Il 12 Giugno del 2022, la popolazione è stata chiamata al voto per l’ennesima volta: il referendum è stato promosso dalla Lega e dai Radicali.

I cinque quesiti hanno riguardato abrogazione testo unico del 31 Dicembre 2012 sulle misure cautelari, separazione delle funzioni dei magistrati, l’elezione del Consiglio superiore della Magistratura, l’elezione dei membri dei membri del Consiglio Direttivo della Cassazione e giudiziari, incaducabilità dei politici condannati.

Per quanto riguarda i quesiti inerenti ai consigli giudiziari, all’elezione del Consiglio superiore della magistratura e la separazione delle funzioni dei giudici, se il Parlamento avesse discusso di tali argomenti, e se fosse stata approvata la legge Cartabia che è nata da tali questioni, la soluzione sarebbe stata immediata.

Così non è stato, e dunque è intervenuto il Referendum, ma con risultati alquanto deludenti.

I dati

Le urne sono rimaste aperte fino alle 23 del 12 Giugno, ma nonostante questi sforzi, anche da parte dei presidenti dei seggi, si è registrato un numero alquanto basso.

Alle 23, infatti, il risultato è negativo. Basta pensare come fino alle ore 12 solo il 5% dei votanti si era recato ai seggi per votare.

È stato dunque il referendum con la più bassa affluenza di sempre. I risultati sono stati peggiori del 2009, quando i voti sulla legge elettorale si fermarono al 23% di affluenza.

Negli ultimi 23 anni, i pochi referendum che hanno superato il quorum sono stati quelli che hanno coinvolto maggiormente l’opinione pubblica.

Nel caso del referendum attuale, i giornali hanno parlato poco dei quesiti: non c’è stata molta divulgazione e questo ha influito sicuramente sull’affluenza e i risultati.

Crisi democratica

Questi mezzi elettorali sono necessari per mantenere salda la democrazia del paese.

Si nota quindi una crisi democratica, data dalla scarsa attenzione e fiducia della popolazione nei confronti di una politica sempre più corrotta.

Sono anni che avvengono crisi di governo. Il popolo è inerme di fronte a tutto ciò. La crisi economica, dovuta anche a quella pandemica, ha fatto perdere ulteriormente la fiducia degli elettori nei confronti di uno strumento come il Referendum che dovrebbe in realtà tutelare la volontà e l’opinione pubblica.

Il caso di Palermo

Un caso che ha fatto scalpore riguarda la città di Palermo.

Nella città marittima sono stati pochi i seggi aperti durante la giornata, i presidenti degli stessi si sono assentati per andare al mare o allo stadio e questo dimostra ancora di più la poca serietà con cui si affrontano temi importanti come questi.

Infine

Per migliorare la situazione politica occorrerebbe poter vedere dei risultati netti a breve termine: questo potrebbe migliorare la fiducia delle persone nel governo. Per fare ciò dovrà passare ancora molto tempo, i risultati non sono ancora evidenti e risulta esserci ancora una profonda disparità in tutti i campi, a partire da quello lavorativo, sanitario e scolastico.

Quale futuro ci può essere per un paese che non da’ importanza a queste questioni?


Fonti:

treccani.it

focus.it

micromega.net

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treccani.it

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micromega.net

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