L’ideologia consumista e le feste natalizie: cosa si nasconde dietro

Le nostre città nel periodo natalizio si trasformano in maniera molto appariscente. Oltre alle luminarie, ai babbi natale malnutriti che si arrampicano sui balconi ed alle campane battenti a festa vi è un’altra presenza caratteristica: l’ideologia consumista. File chilometriche, corse a perdifiato per accaparrarsi i regali, offerte imperdibili, pubblicità assillanti. Il tutto per soddisfare quel senso di dovere autoritativamente imposto e irrinunciabile. “Devo fare i regali”, una frase che rimbomba nelle teste di tutti, spesso accompagnata da uno sbuffo. Eppure, il Natale nasce come una celebrazione religiosa, e di una religione che ha spesso fatto del pauperismo una propria caratteristica ideologica. Nella simbologia cristiana la grotta nel quale sarebbe nato Gesù, prenotata senza Airbnb, dovrebbe rappresentare proprio il distacco valoriale dal materialismo. Nonostante ciò, il paradosso che si genera è impossibile da ignorare.

L’obbligo consumista di comprare

Come detto, ci troviamo sostanzialmente nell’obbligo morale di comprare durante le festività Natalizie. L’elemento di assurdità è che la maggior parte delle persone si lamenta di ciò, vive l’acquisto di regali come una sorta di costosa pratica burocratica da sbrigare. Tipo quando sei alle poste per ritirare una multa e devi pure fare quattro ore di coda. Malgrado ciò, il regalo dovrebbe essere un gesto passionale, spontaneo, disinteressato.  E allora perché questa pressione coercitiva che di fatto ci auto imponiamo? Perché questo supplizio collettivo?

Istituzionalizzazione dell’ideologia consumista

Si tratta dell’interazione tra due fattori. Da una parte l’istituzionalizzazione dei riti sociali: quando qualcosa è accettato da tutti, qualsiasi individuo avverte la pressione di dover adempiere a quell’obbligo, tipo le felpe della Tecktonik alle scuole medie. Dall’altra parte vi è l’azione di marketing delle aziende, soprattutto quelle grandi, che sfruttano la festività e il sopraccitato obbligo morale del regalo per vendere il più possibile.

Pubblicità e offerte

Le imprese perseguono questo obiettivo in due modi: con la pubblicità e con le offerte. La pubblicità nel periodo natalizio e ossessiva, martellante, continua, neanche i testimoni di Geova che ti citofonano mentre stai copulando arrivano a questi livelli. Ti parla in prima persona per persuaderti della tua necessità inderogabile di acquistare quel tale prodotto, che lo spot sia multimediale o un semplice manifesto sulla vetrina, tutto è studiato nei minimi dettagli per fare nascere bisogni.

Le offerte invece creano il bisogno in maniera surrettizia, illudendo circa l’occasione irripetibile che di porrebbe dinanzi agli occhi dell’acquirente. I numeri delle percentuali di sconto appaiono scritti a caratteri cubitali per attirare l’attenzione dei malcapitati clienti, oltre che per essere riciclati come tavole per l’esame della vista dei super-miopi. La ratio è quella di far credere di risparmiare comprando, una sorta di paradosso del marketing. L’acquisto di un prodotto che non si sarebbe mai acquistato diviene occasione di risparmio per lo sconto rispetto ad un prezzo originario che magari non è mai esistito.

Tredicesima e quattordicesima

A contribuire a questa spirale di consumo fine a se stesso vi sono anche gli istituti della tredicesima e quattordicesima. Si tratta di mensilità aggiuntive degli stipendi dei lavoratori dipendenti che vengono di solito pagate nel mese di dicembre e nei primi mesi estivi. Istituti che rappresentano una grande conquista sindacale dei lavoratori, ma che viene talvolta ingurgitata dal consumismo natalizio. Questo ci dà un indicazione di quanto sia pervadente l’ideologia consumistica, tanto da addormentare le lotte politiche e prendersi tutta la posta in palio senza coercizione. Berlusconi ha preso appunti, per la corsa al Quirinale si travestirà direttamente da Babbo Natale.

L’impatto ambientale del consumismo capitalistico

Luci di Natale, sovrapproduzione, buste di plastica e impaccaggi per i regali, spostamenti serrati: tutto ciò non ha solo un impatto morale sulle nostre vite ma costituiscono anche un importante danno ambientale. La quantità di anidride carbonica pro capite che viene emessa durante il periodo natalizio è stimata attorno al 6% di quella prodotta durante tutto l’anno. Il consumo alimentare aumenta dell”80% con un conseguente aumento esponenziale dello spreco di cibo. La richiesta consumista di alberi di Natale impone abbattere annualmente decine di milioni di conifere. Inoltre, la presenza massiccia delle luminarie contribuisce all’inquinamento luminoso enormemente dannoso per moltissime specie animali che dovranno andare a caccia in after il giorno dopo. Inoltre, ricollegandosi al discorso sull’obbligatorietà dei regali, moltissimi oggetti regalati per Natale sono inutilizzati, aumentando molto la quantità di rifiuti da smaltire. Ve li mettete in casa al posto del presepe finite le feste?

Che fare?

Come fare, dunque, per festeggiare il Natale in maniera più responsabile e meno consumista, minimizzando il proprio impatto ambientale? Esistono diverse soluzioni per questo. Un’idea che comunemente si sta portando avanti in molti gruppi di amici o famiglie è quella del “Babbo Natale segreto” in cui all’interno del gruppo attraverso un sorteggio ognuno fa un regalo solamente ad un altro partecipante. Ok forse è un po’ una barbonata ma in questo modo tutti riceveranno un regalo e si ridurrà il consumo in maniera importante. Per quanto riguarda gli aspetti alimentari si può cercare di acquistare prodotti a chilometro zero, cucinare porzioni moderate e massimizzare l’utilizzo di raccolta differenziata. Si può inoltre porre attenzione all’uso delle luminarie spegnendole prima di andare a dormire, utilizzare il più possibile materiali riciclati e usare il più possibile i mezzi pubblici per gli spostamenti. Oppure si può semplicemente fare come il Grinch!

 


Fonti:

www.biopills.net

www.rainews.it

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