Anwar al Bunni, l’uomo che ha sfidato Bashar Al-Assad

Uno dei difetti di noi esseri umani è che dimentichiamo in fretta le guerre, le dimentichiamo esattamente nel momento in cui smettono di essere raccontate. Così i soprusi e i reati commessi contro la popolazione civile e gli uomini che hanno avuto e hanno il coraggio di opporsi a questo silenzio, persone come Anwar al Bunni, non esistono.

IL PROCESSO

Anwar al Bunni è un avvocato siriano di 61 anni ed è una delle persone che hanno reso possibile processare e denunciare Anwar Raslan e Eyad Al Gharib, due ex membri dei servizi segreti siriani di Assad arrestati in Germania nel 2019.

Tra i due, la figura più importante è sicuramente Raslan in quanto considerato uno dei funzionari dei servizi segreti siriani responsabili di diversi casi di tortura e morte dal 2011 al 2012.

Il processo a carico di questi due uomini è stato organizzato in Germania ed è iniziato il 23 aprile, dopo che il procuratore federale incaricato ha raccolto prove contro i reati commessi dal regime guidato da Bashar Al-Assad fin dal 2011. Tutto questo è stato reso possibile dal codice dei crimini contro il diritto internazionale approvato dal governo tedesco nel 2002.

IL FONDAMENTALE OPERATO DI ANWAR

Anwar al Bunni non vuole fermare il suo lavoro solo ai due singoli agenti dei servizi segreti siriani, vuole portare a processo Bashar e l’intero regime siriano: la guerra civile in Siria e le moltissime testimonianze che sono state raccolte sosteranno il suo sforzo verso la completa verità di uno dei regimi più sanguinari dell’intero pianeta.

La sua opera di avvocato difensore dei prigionieri politici siriani è iniziata da lontano, nel 1986 sotto il regime di Hafez al Assad, padre di Bashar, tanto che nel 2006 fu condannato a cinque anni di reclusione per il suo operato.

Rilasciato nel 2011, ha assistito allo scoppio della guerra civile e nel 2014 fu costretto ad abbandonare il suo Paese natale prima per il Libano e poi per la Germania, dopo aver ricevuto un visto umanitario.

Qui ha fondato il Syrian Center for Legal Studies and Research e ha collaborato con il Centro Europeo per i diritti costituzionali e umani, mettendo in contatto la procura tedesca con molti testimoni siriani vittime del regime, dalle quali vengono le prove che hanno incastrato i due ex membri dei servizi segreti siriani e che hanno reso possibile il processo.

L’utilità di Anwar al Bunni non si ferma qui: con il suo operato in Siria è stato in grado di raggiungere un certo grado di notorietà e di stima all’interno della comunità di rifugiati siriani e la sua figura risulta così essere ancora più cruciale nella realizzazione di questo processo.

Senza di lui e la sua rete di contatti, risalire alla verità sui soprusi perpetrati dal regime siriano sarebbe stato molto più difficile.

IL FINALE DA SCRIVERE

Alcuni colleghi e amici di Anwar Al Bunni hanno contestato il processo verso i due disertori quando molti gerarchi del regime sono ancora liberi: ritengono infatti che Raslan e Al Gharib all’interno del sistema siriano siano personaggi meno importanti.

Non per questo il processo è sbagliato: infatti, secondo l’avvocato siriano, questo non è il punto di arrivo del lavoro iniziato dal 2011 ma il processo ai due ex membri dei servizi segreti è solo un tassello iniziale. La speranza è quella di smascherare nella sua interezza i reati commessi e che ancora oggi si stanno commettendo in Siria.

Quando le guerre si concludono, sono i vincitori che impostano e dirigono il quadro di transizione verso un nuovo equilibrio. Con la sconfitta dell’ISIS ­– almeno sul territorio Siriano ­– e con i ribelli che hanno ormai perso la maggior parte dei territori, il rischio che tutto questo accada è concreto.

In questo contesto si colloca l’importanza di questo processo, in quanto si farà chiarezza di tutti quei crimini di cui il dittatore siriano e il suo regime sono colpevoli e che non potranno essere ignorati una volta emessa la sentenza.

As human rights defenders it is not the repression, imprisonment and torture that we have suffered that counts, but what we have seen and documented. The crimes against humanity, the war crimes committed and still being committed while the world looks on.

Anwar al Bunni


Fonti:

corriere.it

frontlinesdefenders.org

Hannah El-Hitami, l’avvocato di fiducia, l’Internazionale, n. 1538 anno 27, pp. 76-78

Credits:

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