Come affrontare le barbarie?

Viviamo in tempi inquietanti.

Il mondo sembra prigioniero di un incanto malefico (almeno analizzando la situazione di molti paesi influenti negli equilibri politici globali), quello di una propaganda tanto più clamorosamente efficace quanto più, per chiunque abbia un minimo di discernimento, palesemente falsa.

Il panorama è drammatico, facilmente riassumibile: gli Stati Uniti sono governati da un grottesco figuro chiaramente affetto da narcisismo patologico, supportato dalla peggiore destra americana, quella col cappuccio bianco, che lo acclama come un Salvatore della razza bianca; in Russia c’è un’oligarca, idolo dei movimenti neofascisti, le cui ultime dichiarazioni si riferiscono al possesso di una non meglio specificata “arma unica al mondo” e il cui ultimo provvedimento è una legge che bolla blogger e giornalisti come “agenti stranieri”; l’Inghilterra è ostaggio delle bugie e delle false notizie di un personaggio che sembra adatto per il ruolo di tontolone in una gag di Benny Hill e invece sta portando il suo paese sull’orlo del baratro, forte di un referendum vinto con uno slogan dichiaratamente falso; in Cina e a Hong Kong le rivolte popolari sono annegate nel sangue, tra morti e arresti di massa; in Brasile un pagliaccio dichiaratamente fascista è arrivato ad accusare Leonardo Di Caprio degli incendi in Amazzonia, per i quali è stato il primo sospettato; in Cile, secondo numerose testimonianze, la polizia arresta, tortura e violenta i manifestanti, in un cupo revival degli anni bui di Pinochet; in Bolivia è in atto un colpo di stato; in Polonia, paese teatro delle peggiori atrocità naziste, marcia trionfante l’Estrema Destra omofoba e antisemita; in Ungheria Orbàn vieta di diffondere i comunicati e dichiarazioni di Amnesty International e Human Rights Watch; in Spagna viene approvato un provvedimento che permette al governo di interrompere la connessione internet senza l’intervento dell’autorità giudiziaria, per mantenere l’ordine pubblico; in Francia sono state profanate decine di tombe in un cimitero ebraico ed è stato sequestrato un arsenale pronto a essere usato da un movimento neonazista, collegato alla ‘ndrangheta; in Italia i sondaggi danno al 50% una coalizione i cui principali rappresentanti hanno difatto spalancato la fogna del neofascismo.

Potremmo continuare, ma è tempo di ricordare la più beffarda e ricorrente ​punchline della propaganda di destra: in questo scenario globale di violenta reazione autoritaria, gli opinionisti “moderati” si lamentano della “dittatura del pensiero unico” di sinistra.

Verrebbe da ridere, se questa risibile deformazione della realtà non attecchisse in maniera capillare e pervasiva nelle fasce più disagiate della popolazione.

Il quadro è così tristemente cristallino che, di fronte a quella che appare un’ipnosi di massa (a metà tra la circonvenzione d’incapace e la possessione diabolica, ma spostando entrambi i fenomeni su scala internazionale), chiunque abbia un minimo di cultura politica e capacità di visione è condannato al frustrante ruolo di Cassandra, deriso e inascoltato pur di fronte al puntale e inesorabile compiersi della propria profezia.

I social network, che in una prospettiva di ottimismo mcluhaniano avrebbero dovuto garantire un meraviglioso scambio di libere informazioni, come nel peggiore incubo distopico di Aldous Huxley sono divenuti l’arma invincibile di una propaganda incontrollata e immorale.

Il “fascismo eterno” sta tornando sotto mentite spoglie (come invano preannunciato da Umberto Eco), utilizzando i buchi nel sistema democratico, la potenza amorale del capitale e la lentezza pachidermica delle istituzioni di vigilanza.

Le pur lucidissime e complementari denunce del fenomeno da parte di Alexandria Ocasio-Cortez e Sacha Baron Cohen sembrano destinate solo ad alimentare un’indignazione sacrosanta quanto sterile.

Uno dei libri più interessanti per comprendere le perverse dinamiche dei rapporti tra comunicazione e potere è senza dubbio ​Niente è vero, tutto è possibile. Avventure nella Russia moderna ​ di Peter Pomerantsev che qui, nel presentare la figura dello “stratega politico di tutte le Russie” Vladislav Surkov, potente ex consigliere di Putin, spiega perfettamente: “L’intelligenza di questo nuovo tipo di autoritarismo consiste nel fatto che, invece di reprimere l’opposizione come accadeva nel XXI secolo, si insinua in ogni ideologia e movimento, sfruttandoli e rendendoli risibili”.

Il primo passo è rendersene conto.

In Italia dovremmo essere avvantaggiati, visto che questa dinamica fu spiegata da Pier Paolo Pasolini nei suoi articoli sul ​Corriere della Sera ​dei primi anni ’70 (pubblicati negli ​Scritti Corsari ​e nelle Lettere Luterane), eppure la metà dell’elettorato sembra abboccare alla più ridicola delle manipolazioni propagandistiche del Dopoguerra.

Cosa fare, dunque, mentre il mondo brucia (non solo nell’allarme ecologico di Greta Thunberg)?

Cercare il dialogo? Ma con chi? Certo non con chi in evidente malafede cavalca la rabbia di una popolazione frustrata, alimentandone brutalmente l’odio con false notizie per bieco interesse elettorale.

Come conclude David Neiwert al termine della sua lunga e dettagliata analisi ​Alt-America. L’ascesa della destra radicale ​ ​nell’era di Trump ​ (tradotto in italiano da Minimum Fax e presentato domenica 8 dicembre alla libreria Altroquando di Roma):

Davvero non ha alcun senso cercare di allungare una mano verso chi ce la restituirà come un moncherino sanguinante. L’unica cosa che questa gente comprende, alla fine, è la forza bruta in ambito politico: essere fatti a pezzi nell’urna elettorale e nel dibattito politico nazionale. Quindi è di vitale importanza che i liberali, i progressisti, i moderati e i veri conservatori si associno negli anni a venire per respingere questa’ondata fascista. Ci vorrà organizzazione e un reale dialogo. E se una tale coalizione vuole vincere, i suoi membri dovranno infrangere il circolo vizioso delle dinamiche sociali che gli estremisti di destra riescono sempre a creare, in particolare nelle comunità rurali dove la retorica aggressiva può soffocare ogni discorso sincero. Per ottenere un simile risultato, una riflessione su noi stessi sarà un fattore determinante.

Servono, dunque, linee guida per una costruttiva introspezione nel fronte progressista.

Sembra quasi rispondergli, con simile tono e consapevolezza, Gary Lachman ne ​La stella nera. Magia e potere nell’era di Trump ​ (Edizioni Tlon):

Quali siano nello specifico queste linee guida è una questione molto seria, e devo lasciarla per un altro momento. Ma la grande potenza coinvolta in questa realtà suggerisce l’uso di una certa cautela; solo i bambini giocano con il fuoco. Ciò non significa essere timidi, ma avere cura e consapevolezza della responsabilità coinvolta. Forse il futuro non è solo nelle nostre mani ma anche nelle nostre menti, e la realtà che ci attende in futuro sta germinando qui e ora. Speriamo che quando arriverà noi saremo alla sua altezza, e che ci farà scorgere all’orizzonte un cielo più limpido e delle stelle più luminose.

L’appello è a non cedere a sciocchi narcisismi o a trincee di purezza ideologica: l’urgenza è arginare la barbarie.

 

Adriano Ercolani

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