Devi studiare, lavorare e figliare entro i 30 anni (e sto cazzo)

La società moderna va di pari passo coi social. Sono due mondi che si stringono per mano ed impongono ai giovani la perfezione, il lavoro, due figli e nessun capello bianco. E il tempo per bere una birra?

Società e social

Sui social vediamo immagini di ragazze perfette, senza nessuna ruga e con (almeno) due figli. Un esempio potrebbe essere la celebre influencer Chiara Ferragni, già citata in un precedente articolo.

Il vero problema è che, fin da piccoli, ci insegnano ad essere delle casalinghe perfette o dei lavoratori inarrestabili.

La nostra generazione deve alzarsi presto al mattino, destreggiarsi fino a pranzo con solo un caffè e raggiungere gli obiettivi entro fine giornata. Deve fatturare.

Cosa molto importante da tenere a mente: non ci si può permettere di avere crolli emotivi o anche solo ammettere di andare dallo psicologo, sarebbe un’eresia!

Varie tappe

Prima tappa

A diciannove anni esatti è molto consigliato iniziare l’università, dopo aver affrontato i test di ingresso, non si può assolutamente perdere tempo.

Il test di medicina, come molti altri test, è uno scoglio ostico da raggiungere. Sia genitori che nonni, però, ritengono sia solo necessario studiare e concentrarsi tutta l’estate, sotto il sole cocente della nostra penisola.

Prendersi la pausa estiva significherebbe perdere tempo e rimanere indietro con le tappe.

Spesso però i nostri nonni ci dicono che alla nostra età già lavoravano. Quanto può contare un test di ingresso per un facoltà in cui gli esami sono infiniti? È solo un test, dai! Non ci vuole molto a passarlo. Ma loro non possono sapere (giustamente direi) quanti scorrimenti e quanti concorsi truccati ci siano in Italia. E niente.

Gli adulti sovente pensano che siano utili solamente le facoltà scientifiche, orrore nominare quelle umanistiche! Non contano assolutamente nulla e poi a chi importa saper tradurre le versioni di Platone?

Per non parlare dell’anno all’estero, nessuno lo faceva ai tempi dei nostri bisnonni, si sprecano soldi e non si impara ciò che veramente conta.

Seconda tappa

A ventiquattro anni un giovane dovrebbe aver finito gli studi triennali e magistrali, col massimo dei voti e la lode.

E gli anni fuori corso?

Non esistono nelle mentalità regredite, nessuno può permettersi di prendere più tempo nello studio. Che orrore è?

Una tale situazione potrebbe far emergere innumerevoli voci di quartiere. E chi li sente più i vari parenti?

Attenzione: salute mentale o fisica, non verranno tenute in considerazione. L’unica cosa che conta è il pezzo di carta che ti rilascia l’università. Ah, e poi giustamente il lavoro, quello supera ogni cosa.

Un branco di fannulloni

Potrebbe capitare che un giovane che appartiene alla generazione Z non se la senta di intraprendere gli studi e quindi decida di immettersi subito nel mondo del lavoro.

Ma al giorno d’oggi dove vai se una tripla laurea non la hai?

Sono pochi i genitori che accettano queste realtà, sognano che i figli possano diventare astronauti e scienziati in tempi record, ma ehi.. non tutti sono portati per lo studio. E sti cazzi, direi.

In ogni caso i giovani coraggiosi che lavorano fin da piccoli sono tanti, la maggior parte sfruttati, ma in ogni caso… non importa. Sono considerati comunque “fannulloni italiani”.

Sia chiaro, questo vale un po’ per tutti in realtà, lavoratori e studenti. Se non vuoi studiare allora sei un fallito, se lavori troppo e percepisci troppo poco e ti accontenti allora sei un fannullone.

Sarà mai possibile che non si tratti di essere pigri o fannulloni, ma di essere considerate persone a sé, svincolate da un titolo o da una professione? Chiedo, e in realtà mi rispondo da sola. No, ovviamente.

“E il figlio quando me lo fate?”

Ed eccoci arrivati al punto forse più dolente: figliare.

L’algoritmo che calcola la percentuale di nascite in Italia è quasi sempre risultato negativo negli ultimi anni, e indovinate proprio di chi è la colpa?

Ovviamente della nostra generazione, nessuno ormai vuole impegnarsi, avere una responsabilità così grande e cambiare i pannolini! Queste sono cose troppo old school.

Ma mica è che un limite a figliare è relativo alla mancata assistenza economica alle giovani famiglie? No dai, ma cosa c’entra. Figurati.

Lavorare e mantenere un neonato nella nostra società vorrebbe dire: assumere una baby sitter, metterla in regola, pagare tutte le spese e le cure necessarie ed infine allevare un individuo che un giorno potrà pagare le tasse all’INPS, calcolare l’ISEE, eccetera. Magari assisterci da vecchi.

Quindi? Che dobbiamo fare?

Beh, affrontare tutto con un gran sorriso, che non vi venga detto che oltre a fannulloni siete pure musoni. In questa società di pazzi l’unico modo per sopravvivere è fare come le tre scimmiette: non vedere, non sentire e non parlare. O forse l’ultima sì, a voi la discrezione.

 


Fonti

nostrofiglio.it

rapportogiovani.it

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