Digital green pass: implicazioni politiche, scientifiche ed etiche

Con i Paesi europei in piena campagna vaccinale, anche se in difficoltà, la pandemia causata dal coronavirus potrebbe essere quasi alla fine. È quindi obbligatorio pensare al futuro e alla libera circolazione verso altri Stati in piena sicurezza: da qui nasce l’idea del digital green pass.

Caratteristiche e funzionamento

Vediamo nel dettaglio cosa rappresenta e quali sono i suoi usi. Il digital green pass è un certificato verde digitale attestante che la persona che lo possiede è stata vaccinata contro il COVID-19, ha ottenuto un risultato negativo al test o infine è guarita dalla malattia causata dal virus. In questo modo non si presenterebbero discriminazioni: potenzialmente tutti i cittadini che sono in grado di dimostrare la loro negatività possono viaggiare verso altri Stati membri.

Il certificato sarà disponibile in forma digitale o in forma cartacea, avrà un codice QR, sarà gratuito e disponibile in lingua nazionale o in inglese e sarà valido in tutti i Paesi della UE. Il rilascio sarà a carico delle autorità dei singoli Stati membri, la Commissione europea lavorerà in sinergia con questi per la creazione di un software che sia in grado di leggere senza problemi il certificato digitale.

L’opinione dell’Oms

Katherine O’Brien, direttrice del dipartimento d’immunizzazione dell’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, il 15 marzo ha dichiarato che non esiste una raccomandazione sanitaria sull’utilizzo di passaporti vaccinali. L’Oms è favorevole a pass elettronici per i singoli, ma a livello internazionale, tuttavia, non esistono le condizioni in quanto mancano le prove su quanto i vaccini proteggano dalla malattia.

Il digital green pass e l’economia

È chiaro che l’obiettivo del certificato, che di fatto funziona proprio come un passaporto, è quello di far ripartire l’economia legata al turismo. Con il digital green pass, infatti, si eviterebbe completamente il periodo di quarantena. Il tempo a disposizione per preparare l’infrastruttura tecnica e organizzativa è breve e non è detto che tutti gli Stati riescano a organizzarsi in tempo.

Il pass inoltre è pensato anche per permettere di far ripartire il turismo con i Paesi extra UE. Tutti i Paesi europei sono liberi di stringere accordi di viaggio bilaterali con Paesi non membri, con la sola condizione che vengano approvati in anticipo dalla Commissione europea. L’obiettivo è quello di favorire la libera circolazione con Paesi che siano in grado di emettere certificati che possono essere ritenuti affidabili.

Se pensiamo a Paesi come l’Italia o la Grecia, dove il turismo rappresenta un settore economico rilevante, l’importanza del digital green pass diventa subito chiara. I problemi, tuttavia, riguarderebbero la salute pubblica, come anche sottolineato dall’Oms. Se i Paesi membri non raggiungono un certo grado di immunizzazione dai vaccini impedire che si creino nuovi focolai diventa forse impossibile. La campagna vaccinale assume allora grandissima importanza.

I problemi sulla privacy

Uno dei problemi che un certificato del genere rappresenta è la gestione dei dati personali. Ursula Von der Leyen ha sottolineato come lo scopo della Commissione europea sia quello di proteggere e garantire la privacy dei cittadini europei. In Italia, tuttavia, il Garante della privacy, l’autorità amministrativa indipendente italiana nata con lo scopo di assicurare la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, ha sollevato il problema. Sappiamo che in un mondo digitale come il nostro, la protezione e l’utilizzo dei dati personali rappresenta un tema sempre più sentito.

La nota del Garante della privacy

Nonostante le rassicurazioni della Commissione, l’ente amministrativo italiano ha espresso fin da subito le sue preoccupazioni attraverso una nota ufficiale. In questa il Garante indica come, con la diffusione dei vaccini, si discute sulla possibilità di creare soluzioni digitali per rendere l’informazione sull’essersi vaccinati o meno condizione per l’accesso a locali o la fruizione di alcuni servizi.

Il Garante della privacy fa un monito a tutti i decisori pubblici affermando che, nel caso vengano adottate soluzioni digitali, il rispetto dell’intera disciplina in materia di protezione dei dati personali deve essere garantito. I dati relativi allo status vaccinale di un cittadino sono delicati e un loro uso scorretto potrebbe portare conseguenze gravi per l’esercizio dei diritti fondamentali delle persone.

L’autorità ha inoltre espressamente chiesto che la diffusione di questi strumenti digitali, e quindi anche del digital green pass, sia oggetto di una legge nazionale che ne disciplini l’uso. L’ente amministrativo, infatti, ha intenzione di procedere con una segnalazione in Parlamento se la questione non venisse risolta.

I dubbi in Europa

A sollevare dubbi sul digital green pass non è solo il Garante della privacy italiano. Prima che questo certificato diventi effettivo deve essere approvato dal Parlamento europeo e infine dal Consiglio. In questo momento la discussione avviene nel Parlamento dove sono stati sollevati non pochi dubbi.

Alcuni Parlamentari hanno fatto notare come non per tutti i cittadini europei sia possibile accedere economicamente a un tampone che ne attesti la negatività, visti i costi. Altri hanno sostenuto che la soluzione del digital green pass non può essere definitiva. Molti Paesi, infatti, possono comunque adottare misure precauzionali che finirebbero con il limitare il turismo. Infine, il supervisore europeo per la protezione dei dati, Wojciech Wiewiòrowski, ha ribadito che la raccolta dei dati deve essere limitata solamente a questa pandemia e che questo passaporto non deve essere riutilizzato per altre future malattie.

 

Fonti:

Forbes.it

Ansa.it

Ec.europa.eu

Linkiesta.it

Corriere.it


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