Euphoria: ritratto di una generazione dipendente

Ultimamente non si fa che parlare di “Euphoria“, la serie televisiva con Zendaya, prodotta da HBO. Ma di cosa parla questo successo internazionale e pluripremiato? Perché viene considerato un ritratto perfetto della generazione Z?

Il successo di Euphoria

Partiamo con il dire che di serie sugli adolescenti ce ne sono tante, anche troppe. Le possibilità di creare un prodotto originale e fruibile da una grande fetta di pubblico, quindi, sono molto poche. Tuttavia, “Euphoria” ha centrato il punto. I protagonisti delle vicende raccontate sono diventati di tendenza, come anche il trucco e gli abiti sfoggiati durante gli episodi.

Ma c’è dell’altro. Infatti, la serie non si ferma solo a paillette, lustrini, feste adolescenziali e belle canzoni. La trama e i personaggi che si presentano agli occhi del pubblico incarnano perfettamente le paure e i lati nascosti dell’adolescente odierno. Ciò ci porta a renderci conto del motivo di tale successo.

La particolarità dei personaggi di Euphoria

Facendo una breve analisi dei personaggi principali, possiamo parlare di Rue (interpretata da Zendaya), una ragazza tossicodipendente che ha perso il padre e che, tra le altre cose, soffre di attacchi di panico costanti e di altri disturbi psicologici.

Ed è proprio Rue ad accompagnarci alla scoperta delle vicende di personaggi altrettanto singolari, tra cui Jules, una ragazza transgender che fa i conti con la propria sessualità. In questo caso, si può sottolineare come Jules, interpretata da un’attrice a sua volta transgender, affronti il tema della sua sessualità con molta sensibilità. Ciò senza proporre sullo schermo una visione stereotipata del mondo transgender, come purtroppo capita spesso.

Altri personaggi che affrontano la propria identità e le proprie ansie sociali sono Fez, amico di Rue nonché suo spacciatore di droga; Maddy, all’apparenza forte e sicura di sé, ma che in realtà deve affrontare una situazione famigliare difficile e una relazione sentimentale tossica.

La ricerca dell’euforia

euphoria

Euphoria richiama proprio nel titolo questo “stato di euforia“, di felicità effimera, che da l’impressione di scappare dalla difficile vita reale. Purtroppo però, la realtà torna sempre e bisogna farci i conti. Ciò porta, ad esempio, la protagonista Rue a rendersi conto del fatto che la droga non può farla allontanare dalle sue paure e dalle sue debolezze. Esse restano li, mentre la tossicodipendenza non può fare altro che trascinarla in un vortice, in cui l’unica fine possibile è l’auto-distruzione.

Nella serie viene rappresentata alla perfezione la problematicità delle dipendenze, come nel caso di Maddy, che ricerca nel suo rapporto sentimentale la serenità che non riesce a trovare in sé stessa. Trova però solo ulteriori problemi, proprio perché la dipendenza affettiva amplifica, e non risolve, il nostro malessere individuale.

Ad un occhio esterno, i giovani dipinti in Euphoria sembrano essere superficiali, anche e soprattutto poiché sembra non esserci limite alla loro sregolatezza. Andando a fondo, però, si vede chiaramente come tutte le vicende personali raccontate siano caratterizzate da traumi, mancanze affettive, sofferenza.

Tra capitalismo e depressione

Proprio questi traumi, questa sofferenza nascono dal loro legame con la società. Come illustrato nell’articolo “Tra capitalismo e depressione“, la società odierna non è sicuramente un porto sicuro. Al contrario, concorre come una delle fonti principali di ansie e paure, specialmente riguardo le aspettative future. Come in ogni ambito, chi ne risente in maniera maggiore sono sicuramente le categorie sensibili, come appunto i giovani. Essi si trovano catapultati in una società che non valorizza l’individualità e l’unicità, ma al contrario guarda alla massa e macina soldi, in un vortice senza fine di “usa e getta“.

Se non sei abbastanza bravo vieni licenziato, tagliato fuori. Devi sempre essere al passo con i tempi, sveglio e capace. Non devi perdere nessun appuntamento, devi sempre dare il massimo e non ti è consentito avere momenti “down”. Devi sempre mostrarti sorridente e, se mai ti venisse in mente di esporre le tue debolezze, verrai etichettato come “debole”.

La perfezione e l’efficienza ad ogni costo non dovrebbero essere requisiti fondamentali, anche e soprattutto perché portano gli individui a sottovalutare la propria salute mentale. Si rischia, infatti, di tralasciare i propri bisogni affettivi, nella costante rincorsa verso il successo e l’accettazione.. Per quanto riguarda gli adolescenti, la spasmodica necessità di inclusione e di accettazione sociale può portare a disturbi psicologici di vario tipo. Soprattutto considerando l’età delicata in cui si trovano.

Chiudersi in sé stessi, fare affidamento sulle proprie dipendenze

Nonostante siano in atto lotte sociali riguardo l’accettazione individuale e la valorizzazione delle diversità, i problemi legati al bullismo e alle discriminazioni non sembrano cessare. Purtroppo, in questi casi, la soluzione alle pressioni esterne sembra essere chiudersi in sé stessi, fare affidamento sulle proprie dipendenze. Tutto ciò al fine di dimenticare il mondo esterno, che però torna sempre a galla, per noi come per i protagonisti di “Euphoria”.

Qualsiasi tipo di dipendenza (da droghe, da persone, da qualsiasi cosa che sembra farci stare bene, in apparenza) non è la soluzione. Si tratta semplicemente di “indorare la pillola”, di trovare una soluzione semplice a problemi che non sono semplici affatto. Come sottolineato in ogni puntata di “Euphoria”, è importante fare affidamento su figure professionali, al fine di curare la propria salute mentale. Solo in questo modo si può pensare di superare le proprie paure.


Fonti: 

wikipedia.org

elzevirus.it

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