Il diritto alla disconnessione

Siamo costantemente connessi, da quando ci svegliamo fino all’istante prima di posare la testa sul cuscino. Tutti usiamo i social network per mantenerci in contatto con i nostri cari, ma anche per curiosare nella vita dei nostri conoscenti. C’è poi chi lavora al computer, costretto a osservare uno schermo tutti i giorni. Il telefono, poi, non ne parliamo! Dobbiamo sempre essere reperibili, non sia mai che qualcuno ci chiami e non ci trovi. La disconnessione non è contemplata.

E poi, ciliegina sulla torta, c’è lui: il famigerato smart working, che è letteralmente esploso con la pandemia. Molte mansioni, facilmente svolgibili solo con un computer e una connessione a internet, si sono spostate dagli uffici alla scrivania di casa. Quanti di noi si sono trovati a lavorare o studiare sul divano, magari in pigiama! All’inizio ci sembrava un sogno. Niente traffico, niente fretta per prepararsi ogni mattina. Lavorando da casa, ognuno può gestire il proprio tempo come vuole. Si può addirittura approfittare della pausa caffè per svolgere qualche faccenda domestica. Perfetto, no?

disconnessione

Eppure, lo smart working ha portato anche diversi disagi. Molti datori di lavoro hanno approfittato della situazione pandemica, sovraccaricando i propri dipendenti di lavoro. Ci si è visti, quindi, quasi costretti a essere reperibili anche in orario extra-lavorativo. In questo modo, però, non c’è mai posto per il riposo e per la propria vita privata.

Per prevenire e arginare un problema tanto spinoso, entrano in gioco concetti come “diritto alla disconnessione” e “diritti di quarta generazione”. Da dove nascono questi termini e cosa stanno a significare?

I diritti di quarta generazione

I diritti umani vengono suddivisi in diverse generazioni. Con il termine “diritti di quarta generazione” si intendono tutti quei diritti che sorgono nella modernità, come conseguenza della tecnologia e del suo impatto sulla società. Internet ha rivoluzionato tutto, cambiando il modo in cui si trattano e si diffondono le informazioni. Ecco perché sono sorti anche nuovi diritti.

Tra questi diritti possiamo citare il diritto alla privacy, che viene minacciato dalla tecnologia, con la diffusione di sistemi di videosorveglianza, il controllo del traffico web e i continui furti di dati personali. C’è poi il diritto all’oblio, che garantisce il diritto di poter cancellare i propri dati personali dal web, quando questi “non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o trattati”.

Il diritto alla disconnessione

Tra i diritti di quarta generazione, però, ce n’è uno che si lega in modo stretto allo smart working. Stiamo parlando del diritto alla disconnessione, che libera i lavoratori dalla continua necessità di essere reperibili, anche quando la giornata lavorativa è terminata.

Come si legge su Wiki Labour, infatti, questo diritto intende “la libertà di non rispondere alle comunicazioni di lavoro durante il periodo di riposo, senza che questo comprometta la sua situazione lavorativa”.

Molto spesso i lavoratori che decidono di non rispondere alle email o al telefono, anche quando sono fuori casa o dopo aver finito il proprio giorno lavorativo, vengono penalizzati. Ciò porta a sviluppare ansia e stress. Essere sempre connessi non fa bene alla nostra mente e al nostro cervello, oltre che alla produttività lavorativa. Non è sostenibile avere sempre la sensazione di stare in ufficio, anche in un posto sicuro come la propria abitazione.

La normativa italiana

In Italia viene riconosciuto il diritto alla disconnessione “nel rispetto degli accordi già sottoscritti e, per il pubblico impiego, dell’eventuale contrattazione collettiva”. Ciò significa che la disconnessione, seppur riconosciuta come un beneficio, non è un diritto fondamentale ed è quindi alla discrezione del contratto e degli accordi tra lavoratori e datori di lavoro. Ciò, però, porta spesso a lasciare quasi dimenticato questo diritto, preferendo le esigenze dell’azienda a quelle del lavoratore, che è costretto a “sottostare” alle direttive aziendali.

Il nuovo accordo dell’Unione Europea sul diritto alla disconnessione

Il Parlamento europeo ha emesso una risoluzione in cui ha reso noti i rischi che corrono i lavoratori in smart working, che spesso sono esposti a un’eccessiva connessione, che porta svantaggi nella propria sfera privata. Inoltre, molto spesso i lavoratori subiscono un controllo eccessivo sul loro impiego, da parte dei datori di lavoro. Viene quindi naturale capire perché c’è bisogno di una normativa chiara, che stabilisca i limiti di quella che è, a tutti gli effetti, la realtà di molti lavoratori.

Recentemente, è stato reso noto che è stata raggiunta un’intesa tra la Confederazione europea dei sindacati e le imprese, al fine di stabilire delle norme definite per lo smart working. Tra le norme discusse, anche quella relativa alla disconnessione. Bisogna infatti stabilire i tempi della reperibilità del dipendente, evitando situazioni non chiare e sgradevoli. Il lavoratore deve impiegare le ore per cui viene pagato, poiché solo questo tempo è previsto dal contratto. Tutto il resto è extra, non dovuto. La reperibilità costante, necessaria solo in alcuni casi, deve essere stabilita tramite la negoziazione delle parti e retribuita di conseguenza.


Fonti: 

wikilabour.it

amnesty.it

altalex.com

europa.today.it

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