La linea sottile tra libertà e cattiveria

La libertà è un diritto. Quello che la gente non capisce è che sia un diritto di tutti, a prescindere da quello che piace o meno. 

La libertà di parola, però, è quella che viene più fraintesa. 

Opinioni ne abbiamo? 

Tutti abbiamo delle opinioni ed è giusto, legittimo. Bello lo scambio di idee, ma non ti dà il permesso di dire cazzate. 

Se il permesso invece te lo prendi, non ti puoi lamentare se poi la gente te lo fa notare, nascondendoti dietro il “è la mia opinione e la devi rispettare, gne gne”.  

Eh no! Non funziona così, altrimenti non è uno scambio di idee: il tuo è un monologo e se ti piacciono tanto ci organizziamo e ti prendiamo anche un bel balcone.  

Andando anche a ben vedere dal tipo di discorsi che alcuni fanno, il balcone adatto è quello di Palazzo Venezia a Roma. 

Che tipo di opinioni 

Ovviamente non stiamo parlando di opinioni che vanno a incidere poco sugli altri, come: “Qual è uno dei film migliori mai fatti? E perché proprio Fight club?” 

Si parla di opinioni che vanno a incidere sulla vita delle persone. 

Perché se qualcuno pensa che una persona omosessuale faccia schifo, molto probabilmente avrà degli atteggiamenti che andranno a ledere le persone omosessuali, per esempio sul lavoro. 

Oppure insegnerà ai suoi figli che gli stranieri sono pericolosi, che i disabili sono buoni a nulla o che le donne sono inferiori. 

Scegliete voi, intanto la discriminazione è come le persone: ne è pieno il mondo. 

Però col cazzo che lo fai senza che nessuno venga a dirti nulla. 

Social 

I social hanno dato la possibilità di esprimere la propria opinione anche nell’anonimato e, infatti, sono un vero e proprio pozzo di cattiveria: più vai a fondo, più scopri quanto poco la gente dovrebbe avere diritto di voto.

Non perché hanno idee diverse, ma perché, se arrivi a dire che è giusto uccidere, torturare, stuprare, emarginare qualcuno solo perché è diverso da te (e, a questo punto, anche migliore), allora non dovresti poter incidere sulla vita di nessuno. 

La cattiveria che si vede sui social è spaventosa, come quando un genitore da bambino ti chiama per nome e cognome. 

Siamo stati formati da decenni di discriminazioni giustificate. 

Guardiamoci allo specchio e, onestamente, siamo un Paese che ha imparato troppo poco dal suo passato: stiamo poco attenti agli altri, ai sentimenti e al rispetto. 

Siamo il Paese del “fatti i fatti tuoi e campi cent’anni”: cent’anni di cattiveria magari, però, sempre cento. 

Sì, lo sappiamo tutti: non siamo noi l’unico Paese ad agire così e bla bla bla… In primis, però, dovremmo pensare a migliorare noi e poi pensare agli altri. 

Cosa fare? 

Una parte di noi vorrebbe poter operare a tutte quelle persone tutto il male che loro stesse fanno agli altri: tutti gli insulti, le aggressioni, le discriminazioni e il non sentirti al sicuro in un Paese dove dovresti essere libero, come lo sono loro. 

Non si può però, non si può perché è contro la legge, perché non saremmo migliori e perché forse finiremmo a guardarci allo specchio e a vedere la stessa testa di minchia contro cui prima lottavamo. 

Però adesso che non possiamo sterminarli o rinchiuderli che cosa possiamo fare? 

Mandarli a fare in culo fortissimo sempre, ogni volta che vorranno imporre la loro parola contro la libertà altrui. 

Può non sembrarci, ma i tempi cambiano e si evolvono, in positivo, se ci impegniamo. 

Perché “l’odio è una palla al piede” (dal film American History X, che, se non lo avete visto, adesso lo andate a vedere e non rompete i coglioni, perché se no mando a fare in culo pure voi).

 


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