Il lato oscuro delle missioni umanitarie

Seppur l’intento sia nobile, non sempre fare del bene parte dal bene in sé. Esistono degli aspetti discutibili nelle missioni umanitarie? È tutto oro ciò che luccica?

La crisi delle missioni umanitarie

A poche ore dallo scoppio della guerra Russo-Ucraina, la macchina delle missioni umanitarie si è attivata, portando con sé le polemiche e gli strascichi passati che hanno destabilizzato l’immagine pura e immacolata che li contraddistingueva.

Infatti, l’ultimo lustro, per usare un eufemismo, non è di certo stato “redditizio”, in termini d’immagine, per il mondo degli aiuti umanitari.

L’opinione pubblica sembra aver cambiato rotta in merito alle politiche interne adottate dalle ONG. Un cambio netto che destabilizza l’ambiente delle missioni umanitarie, che fanno della credibilità la loro principale fonte di sostentamento.

I casi

I primi scricchiolii in termini di credibilità risalgono alla vicenda, che in molti ricorderanno, della Sea Watch: una nave battente bandiera dei Paesi Bassi, che salì alle luci della ribalta a causa delle controversie con l’allora ministro italiano degli interni Matteo Salvini.

L’episodio si è protratto per più di un anno sulle pagine di cronaca delle principali testate, che forse per la prima volta ha posto sul tavolo l’altra faccia della moneta sugli “aiuti umanitari”.

Diversi sondaggi successivi alla bufera mediatica scaturita dall’evento mostrarono uno schieramento dell’opinione pubblica italiana a sfavore delle politiche adottate dalle ONG.

Tra gli altri scenari aggravanti che nel corso degli anni hanno minato la credibilità degli aiuti umanitari, troviamo:

  • Lo scandalo del 2020 che ha coinvolto il premier canadese Trudeau, reo di aver assegnato appalti governativi dal valore di mezzo miliardo di dollari alle ONG vicine alla sua famiglia.
  • Il caso abusi sessuali che ha investito l‘Oxfam, una confederazione internazionale di organizzazioni non profit, con base in Inghilterra.
    I fatti riportati alla luce dai media inglesi, fanno riferimento a stupri e molestie avvenute nel 2011, da parte di sette attivisti dell’organizzazione in missione ad Haiti, nei confronti di diverse cittadine dell’isolotto caraibico.
  • Le accuse di truffa e corruzione rivolte alla International rescue comittee nel corso delle sue attività svolte in Congo. Le ultime, in ordine temporale, sono le truffe online organizzate da finte ONG e Onlus riportanti codici IBAN di carte ricaricabili: si fingevano attiviste in favore dello stato ucraino, attualmente invaso e sotto assedio russo.

Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce

Tante e sempre più frequenti crepe in un sistema che dei principi e dei valori umani si pone, ed è sempre stato posto, come leader e modello educativo da seguire per tutti.

La natura stessa delle ONG all’interno delle relazioni politiche internazionali ha attribuito loro una posizione apartitica all’interno dello scenario mondiale.

In quanto non soggette e dipendenti da accordi internazionali le missioni e gli aiuti umanitari incanalano lo status di entità fluide, neutrali e super partes.

Tuttavia, se da un lato per alcuni, è lecito contestare recriminare o addirittura proporre lo smantellamento di parte del sistema degli aiuti umanitari per le falle mostrate, è doveroso porre sulla bilancia i pro e i contro. E, di conseguenza, attenersi alla legge del peso.

Soltanto nell’ultimo anno, alcune delle sopracitate organizzazioni hanno riportato come risultati:

  • aiuti finanziari a undici milioni di persone sotto la soglia di povertà,
  • cure e assistenza sanitaria per 50 milioni di feriti o malati,
  • un numero inestimabile di beneficiari passivi passati e futuri per le cause e gli appelli svolti in favore dei diritti umanitari.

Casi di mele marce che destabilizzano e sfiduciano gli ambienti sono riscontrabili ovunque, la chiesa ne è un esempio lampante. Tuttavia, ciò non deve screditare la mole di lavoro intrapresa nel percorso.

Conclusioni

Il turbinio dell’epoca mediatica non risparmia nessuno, seppur facendo leva su aspetti condivisibili. Non mostra simpatia, né giudizio verso il quadro generale dei campioni sottoposti a polemica.

L’opinione pubblica, più che mai esposta e dipendente dai dictat di stampa media e televisioni, resta l’unico vero protagonista e giudice del presente in cui vive.

L’adozione di un impegno civile comune, nel considerare gli innumerevoli canali di comunicazione come elementi di comparazione al fine di ottenere una propria opinione sulle bufere sollevate, resta la chiave di volta fondamentale verso la salvaguardia dell’eterogeneità.

Leggiamo, assimiliamo, confrontiamo, e se ci va, giudichiamo.


Fonti:

quifinanza.it

trentoday.it

oxfam.com

rainews.it

amnesty.it

rainews.it

wikipedia.org

Credits:

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