Il Memorandum e la Libia

Esattamente 5 anni fa, l’Italia firmava un accordo bilaterale con la Libia. Gli effetti provocati da questa firma possiamo vederli chiaramente anche oggi.

2 febbraio 2017

Il 2 febbraio del 2017, Paolo Gentiloni, Presidente del Consiglio dei ministri italiano, assieme al Capo del Governo di Riconciliazione dello Stato della Libia, Fayez Mustapa Serra, ha sottoscritto un Memorandum per fronteggiare l’emergenza sbarchi.

È importante evidenziare, però, che il governo di Liberazione capeggiato da Serra controlla solo una parte del territorio libico.

Da una parte, infatti, il governo islamista è stato allontanato nel 2014, dall’altra restano distinte autorità come quella del Parlamento di Tobruk – sostenuto dal generale Haftar.

Il generale, però, non riconosce come Capo del Governo, Fayez Mustapa Serra.

Minniti

Le trattative con la Libia sono iniziate col Ministro Minniti. L’accordo è stato siglato con durata triennale ed è tacitamente rinnovabile.

Sorge, però, il problema riguardo la validità dell’accordo stesso, dato che è stato sostenuto e ratificato in forma semplificata e non solenne.

Le associazioni per i diritti umani sostengono che la firma avrebbe natura finanziaria, ovvero entrerebbero in campo interessi economici che potrebbero compromettere le sue reali intenzioni.

Le intenzioni, inoltre, riguardano nello specifico la disciplina tecnica sulla gestione dei migranti che sono sul suolo libico ma che sono intenzionati ad approdare sulle coste europee, italiane in primis.

Esigenze

Il Memorandum è stato perciò creato per cercare di tutelare e rafforzare la cooperazione tra l’Europa e la Libia.

Questo perché vi sono evidenti problemi di immigrazione irregolare, traffico di umani e sfruttamento della prostituzione – seppur questo fenomeno, è importante sottolinearlo, non è presente solo in Libia, ma anche in altre parti d’Africa.

Ad esempio, le prostitute sono ingaggiate nel traffico tramite racconti falsi e promesse di immediata ricchezza. I trafficanti guadagnano tantissimo da questo sfruttamento di persone: le ragazze, spesso molto giovani, sono inviate in Europa, con la falsa speranza di un futuro migliore, ma in realtà ignare di ciò che può attenderle.

Il Memorandum mira a evitare che si creino tali commerci clandestini.

Le parti

I paesi in questione, Italia e Libia, si impegnano dunque sul campo, tramite la predisposizione di campi di accoglienza temporanei nel secondo paese.

Inoltre, gli stati devono impegnarsi affinché gli svariati paesi d’origine dei migranti accettino i propri cittadini, oppure si mobilitino a sottoscrivere con essi stessi degli accordi ad hoc.

La parte italiana si impegna a contribuire alla cooperazione fornendo medicinali, attrezzature sanitarie e personale medico da inviare nei centri di accoglienza.

Sospensione Memorandum

Quest’anno, a 5 anni dal Memorandum, però si è cominciato a soffermarsi effettivamente sull’efficacia che hanno avuto queste norme.

Basta pensare che Amnesty International sostiene che si debba “sospendere ogni atto di cooperazione con la Libia che commette atrocità”, e che inoltre ritenga opportuno lasciare fuggire le persone dal proprio paese o dal paese in cui subiscono violenze.

In particolare, secondo Amnesty International “occorre sostituire le misure in atto con nuove misure fatte da accessi sicuri e legali. Dotarsi di un sistema di sbarchi che consenta il coordinamento tra diversi governi ed un meccanismo di retribuzione.”

Non dobbiamo infatti dimenticare la complessità di quest’anno, l’anno della guerra che ha colpito l’Europa, l’Ucraina e ha creato milioni di profughi. Amnesty, a questo proposito, sostiene che l’Europa abbia svolto un ottimo lavoro nei confronti di questo paese e di questo popolo.

Tale lavoro deve essere un esempio per incentivare maggiori aiuti ai paesi rivolti sul Mediterraneo, poiché rischiano di essere dimenticati – dalla politica inclusa.

Infine

Se da una parte infatti alcune soluzioni adottate si sono dimostrate efficaci, dall’altra sono evidenti le insufficienze.

Non è stato garantito l’accesso ai diritti, alla protezione delle persone in maniera generalizzata, ma si è rivolta solo a coloro che potevano permetterselo, a livello di spese, mezzi e strutture. Non vi sono, inoltre, garanzie procedurali immediate.

Migliaia di persone migranti protestano tutt’ora davanti all’ufficio dell’UNHCR a Tripoli, chiedendo il trasferimento verso un paese sicuro e accogliente.

La città, come molte altre della Libia, è assediata costantemente: resta impensabile, al momento, costruire un futuro sicuro per migliaia di bambini che crescono tra le bombe e le macerie.

Forse di questo scenario, i politici di mezza Europa, Italia inclusa, ne sono consapevoli. Ma non abbastanza: un conto è, infatti, immaginare le situazioni, le guerre, le morti, le bombe esplose e quelle inesplose. Un’altra storia è averle viste coi propri occhi, e aver subito il trauma del conflitto armato.

La differenza è molto evidente, ciò a cui auspichiamo è trovare soluzioni più efficaci, eque e adatte che garantiscano il rispetto dei diritti umani per tutti.

 


Fonti:

osservatoriosullefonti.it

asgi.it

meltingpot.org

Credits:

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