Il razzismo in Italia

Siamo nell’epoca del movimento “Black lives matter”, degli studi postcoloniali che cercano di riscrivere la storia dei popoli colonizzati. Siamo di fronte ogni giorno a stragi compiute per motivi discriminatori e d’odio. Soprattutto, ci dobbiamo rendere conto di quanto il razzismo sia radicato nelle nostre menti, mostrandosi ogni giorno in una veste drammaticamente nuova.

Quante volte avrete sentito la frase “in Italia il razzismo non esiste”? Quante volte avrete assistito a persone che sminuivano il problema, credendo di parlare di un fenomeno lontano da noi. Guardando i fatti di cronaca, però, si percepisce subito come ci sia qualcosa che non sta andando per il verso giusto. Il razzismo in Italia esiste. Dobbiamo partire da questa consapevolezza, poiché si tratta dell’unico modo per poter tentare di arginare il problema.

La prossima volta che qualcuno tenterà di dirvi che “ma si, tanto il razzismo non esiste”, elencategli uno di questi esempi.

razzismo

Come si manifesta il razzismo in Italia: il fenomeno degli affitti “solo agli italiani”

Mettetevi nei panni di una persona che sta cercando un appartamento o una stanza in cui vivere. Bisogna destreggiarsi tra le numerose offerte, cercando l’affitto che fa al caso proprio. C’è chi, però, deve affrontare un ulteriore ostacolo in questa ricerca: la propria nazionalità. Ebbene si, perché molti annunci espongono la dicitura “Affittasi solo a persone italiane“. Ciò che emerge è come la nazionalità italiana implichi necessariamente anche l’essere “per bene” e “raccomandabili”. E, soprattutto, come se l’essere stranieri non lo implicasse.

Nel 2019, a Pisa, una ragazza nata e cresciuta in Italia (da genitori stranieri) si è imbattuta in questo annuncio: “Affittasi per una persona italiana referenziata appartamento zona Pisa nord”. Percependo la discriminazione in atto, la ragazza ha contattato l’affittuario, per sentirsi rispondere “sì, qui siamo italiani, razzisti e fascisti se lo vuoi sapere”. Casi di questo tipo ce ne sono a valanghe, giusto per rendersi conto di quanto il nostro paese non sia poi cosi inclusivo come si potrebbe pensare.

L’odio verso i migranti

Questo è, molto probabilmente, l’esempio maggiormente eclatante del razzismo nel nostro paese. Ultimamente i media nazionali sono stati monopolizzati da argomenti quali la pandemia e la guerra in Ucraina. Tuttavia, l’emergenza dei migranti e degli sbarchi irregolari non è certo terminata. Continua a mietere vittime ogni giorno, a causa delle tantissime persone che muoiono in mare, nell’indifferenza generale.

Tempo fa vi abbiamo parlato del paradosso dei centri di accoglienza italiani, che molto spesso rappresentano un ostacolo e non una risorsa per i migranti che arrivano nel nostro paese. Mostrare disinteresse verso una problematica che ci riguarda tanto da vicino è un comportamento discriminatorio e razzista. Quasi quanto sentir dire da un esponente politico frasi di questo tipo: “Spesso si parla di guerre finte, mentre i profughi ucraini sono veri e scappano da guerre vere”.

Paragonare due situazioni di emergenza, come la guerra in Ucraina e gli sbarchi nel Mediterraneo, stabilendo quale sia degna di aiuto  e quale no, è un ragionamento altamente discriminatorio e pericoloso.

Si rischia di sfociare in episodi come quello della professoressa razzista, nel 2016 (anche in questo caso, però, di esempi ce ne sarebbero tanti).

Mi dispiace sentire che più di qualche profugo si salva. Questa invasione di profughi è la peste del terzo millennio con la differenza che la malattia è stata sconfitta, questa ce la terremo ad infinitum.

Questo è solo uno dei tanti post che una professoressa di Venezia era solita pubblicare sui suoi social, dove condivideva anche i propri ideali fascisti. Successivamente, l’insegnante in questione è stata licenziata e l’intera scuola si è dissociata dalle sue parole. Tuttavia, è il caso di riflettere su quanto sia pericoloso che un’insegnante, a contatto diretto con degli studenti, manifesti apertamente la sua mentalità xenofoba, razzista e fascista.

Il razzismo e la xenofobia nei media italiani

I pensieri discriminatori sono ovunque, intorno a noi. Certe volte non ce ne rendiamo conto, ma basterebbe un momento di riflessione per capirlo. Basterebbe semplicemente spulciare le pagine di un giornale, recuperare qualche notiziario o sentire qualche discussione in un talk show. Qualche esempio:

Nel 2014 “La gazzetta dello sport” ha pubblicato una sua inchiesta, dal titolo emblematico: “Troppi stranieri (e troppo scarsi)“, riferendosi alla presenza di giocatori stranieri nel calcio italiano. Sembrerebbe una di quelle chiacchiere di paese, che si possono sentire al bar, tra un bicchiere e l’altro. Il problema è che, una frase del genere è problematica indipendentemente dal contesto. Se poi è usata come su titolo di giornale, la problematicità è doppia.

Spostandoci al contesto televisivo, gli esempi di polemiche riguardo al razzismo e alla xenofobia sono tantissimi. In un articolo riguardo alle controversie della televisione, vi abbiamo portato il caso di “Striscia la notizia” e dell’infelice siparietto sui cinesi. Episodi del genere si legano agli stereotipi, che spesso sono pericolosi e insidiosi, poiché rischiano di deridere e schernire una cultura. In questo modo non si fa altro che contribuire alla discriminazione, pur agendo nelle migliori intenzioni.

L’importanza della consapevolezza collettiva

Vi abbiamo proposto solamente pochi casi ed esempi, che potrebbero far parte di una lista molto più lunga. Purtroppo il razzismo esiste, non fa parte solo del passato. Non è stato sradicato e in certi contesti è addirittura dilagante. Dare voce alle vittime di discriminazione è molto importante, come anche non tralasciare nessun commento razzista. Bisogna mettersi nei panni delle vittime, capire come ci si possa sentire a essere discriminati a causa del posto in cui si è nati. La consapevolezza collettiva è un obiettivo importantissimo, fondamentale per comprendere che le differenze sono costruzioni sociali, da abbattere come i muri, anch’essi costruiti da noi.

 


Fonti: 

today.it

repubblica.it

ilfattoquotidiano.it

repubblica.it/cronaca

Credits: 

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