Credere, Obbedire, Combattere

Guida semiseria per aspiranti dittatori (parte 4)

Car* Zecch* sulla via della conversione, ben ritrovat* al nostro consueto appuntamento del corso per wannabe dittatori. Se siete anche oggi qui a leggere vuol dire che ancora non vi hanno messi al gabbio, mi congratulo con voi!

Come promesso, in questa puntata vi parlerò di come costruire a tavolino la vostra dottrina politica in maniera che sia solida e di successo. Questa fantomatica “dottrina politica” è il basamento su cui si fonderà il tuo impero ed è imprescindibile per dare vita ad un regime coi controcazzi.

Dottrina ed Ideologia

Fermo restando quanto premesso, è necessario operare una distinzione di partenza per la stesura di una corrente di pensiero politica che funzioni, ovvero quella tra dottrina ed ideologia.

La prima è quella che verrà insegnata a tutti i collaboratori che sceglierai come dirigenti e che ti supporteranno nello svolgere le mansioni più complicate, prima durante la tua ascesa al potere e poi una volta al comando.

L’ideologia, invece, è quella parte della dottrina politica che sarà destinata al consumo di massa, al cittadino medio, che abbiamo visto nel capitolo precedente.

La seconda importante distinzione riguarda i metodi di propagazione delle stesse: la dottrina servirà da base d’appoggio durante la formazione dei dirigenti altamente selezionati ed è, pertanto, necessario che la sua diffusione sia affidata a figure professionali rispettabili e qualificate.

La propaganda, invece, si occuperà di far circolare l’ideologia all’interno delle masse.

Dottrina

Cosa hanno in comune Kim Il Sung, Stalin, e Hitler, oltre che ad una consistente scia di morti ed internati alle loro spalle?

Se hai pensato “un pensiero politico codificato che comprende linea politica, valori, e credenze” la tua pensata è corretta ma, siccome sei qui a leggere come si faccia a diventare un dittatore, probabilmente la cosa più sensata a cui hai pensato è “i baffi”. Vergognati, è risaputo che Kim Il Sung fosse imberbe per scelta.

Analizziamo ora, per sommi capi, il fascismo mussoliniano, una delle dottrine a noi più vicina e cerchiamo di capire come replicarla, con contenuti diversi, nel presente.

Tra gli elementi più rilevanti del partito nazionale fascista spuntano:

  • collettivismo: il regime fascista si basava sul ruolo centrale della collettività rispetto al singolo. L’uomo non doveva agire in modo individualistico, bensì come tassello fondante della società e della comunità.
  • corporativismo: dal punto di vista economico, il regime mussoliniano funzionava per associazioni di categorie, le corporazioni, che erano degli organi dello stato e, come tali, godevano di tutti i diritti di quelli che oggi sono i sindacati.
  • lotta: la vita è lotta. L’uomo e la donna fascisti erano dei combattenti; sulla scorta del mito di Roma Antica, infatti, uno degli slogan fascisti più importanti era proprio “durare e camminare” quasi come dei soldati che dovevano continuare a marciare resistendo alle battaglie ed alla sorte.
  • fede: solo una cieca fede in qualcosa permette l’obbedienza assoluta, poiché la fede attiva quella parte irrazionale del cervello che scavalca le limitazioni imposte dalla mente razionale.
  • collaborazione: in quanto parte di una società e di una comunità l’uomo deve collaborare con gli altri al fine di realizzare l’interesse supremo della nazione, che occupa un posto più importante di quello individuale.
  • famiglia: il nucleo familiare era la base della società nel fascismo. Famiglie con numerosi figli offrivano allo Stato tante braccia che avrebbero prodotto nell’interesse nazionale. In secondo luogo, nuove generazioni, se educate con il metodo del regime, forniscono una schiera di sostenitori alla nascita, utilissimi a consolidare e conservare il potere.

Al fine di creare una dottrina che funzioni bisogna, dunque, individuare la concezione dello Stato che si vuole adottare, ovvero come debba funzionare; scegliere un modello economico e sociale su cui incentrare la vita collettiva ed una serie di valori fondamentali che il buon funzionario deve necessariamente possedere per essere allineato al disegno politico.

Per quanto riguarda la parte pratica, fate scrivere il tutto al filosofo di cui si parlava nella prima parte di questa guida, farcendo il contenuto con perifrasi e supercazzole assortite.

Ideologia

Aprendo il dizionario alla voce ideologia ci troviamo questa definizione:

Nel pensiero sociologico, si definisce ideologia il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale

La funzione principale di quello che andrai a creare e, tramite la propaganda, somministrare ai tuoi sostenitori, dunque, è quella di orientarlo (ovviamente verso la direzione che tu deciderai).

Tenendo conto del nostro target, come facciamo tutto questo?

Lo strumento principe dell’ideologia è lo slogan in quanto è semplice, diretto, e comunica con immediatezza  idee, valori o credenze.

Motti come

Credere, obbedire, combattere

oppure

Prima gli Italiani

Rendono meglio di mille parole il significato di quel che ti voglio dire. Per una dittatura che si rispetti servono dai 3 ai 5 slogan, da ripetere a rotazione, tra cui:

Uno che affermi i valori fondamentali del regime.

Uno che sputi veleno sui nemici.

Uno che esalti i sostenitori.

Come si faccia  a diffondere questa ideologia più velocemente dell’herpes genitale lo vediamo nel prossimo capitolo con la propaganda.

Buona conquista.

Alessandro Procacci


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