L’altra faccia del colonialismo

Cos’è l’eurocentrismo?

Il concetto di eurocentrismo, inteso come fenomeno, legittimamente figlio del colonialismo, e cruciale caratteristica dell’epoca moderna, risiede nella visione dell’Europa come sola fautrice della cultura occidentale e conseguentemente superiore al resto del mondo.

Diverse identità

Potremmo tuttavia, porre l’accento sulle numerose istanze nelle quali l’identità umana non si costituisca in modo del tutto indipendente da ciò che la circonda ma, al contrario, che essa vada sviluppandosi nell’interazione con l’alterità, l’altro. Questo incontro ha permesso all’Europa di entrare in relazione con la propria controparte, il proprio altro da sé: le colonie. Conseguentemente questo l’ha necessariamente posta in una condizione di egemonia e potere a seguito di scontri sfociati in guerre, massacri, genocidi.

Tale processo fu lungo ma, al contempo, sorprendentemente immediato, poiché non vide infatti alcun tipo di opposizione ed è ormai profondamente radicato nella nostra società.  Una volta incontrata questa nuova identità e percepita come estranea, si affacciò l’idea che questa potesse semplicemente rappresentare la nemesi di una civiltà illuminata e andava quindi sedata, ammaestrata ma, soprattutto, sfruttata. Le conseguenze del colonialismo furono a dir poco disastrose, intere popolazioni sterminate al fine di soddisfare la bramosia umana. Questo, tuttavia, non ha inficiato in nessuna misura la visione materna dell’Europa nei confronti della società moderna. L’altro invece è sempre rimasto lì, impotente o apparentemente tale, immobile, pietrificato, selvaggio, pagano.

Il colonialismo nella letteratura

Nulla di ciò che venne prodotto dalla controparte fu mai considerato degno di nota, motivo per cui fanno leggere Cuore di Tenebra, celeberrima novella di Conrad, e mai Unimmagine dell’Africa di Achebe. Basti pensare al concetto di kinship, lontana parentela, espresso nell’opera di Conrad in modo del tutto unilaterale. Spettava all’Europa la rivendicazione del termine, la dichiarazione di appartenenza anche solo alla stessa specie e non era certo concesso all’indigeno congolese il riconoscimento di tale ruolo. L’alterità viene non solo additata come luogo di perdizione, perdita dell’io, ma anche occidentalizzata, strappata dalla propria natura di altro. Privata della propria identità e ridotta ad una pallida immagine dell’Europa, contrassegnata dall’oscurità.

Il ruolo della donna

Anche la femminilità nell’opera è percepita e dipinta in modi totalmente antitetici. Infatti, la donna nera, oggettificata, ridotta al ruolo di concubina o sposa bambina, è meritevole di essere al mondo esclusivamente per le carezze lussuriose dello sguardo maschile. Donna che incarna, per l’uomo europeo la sensualità e la fertilità selvaggia, come il continente che l’autore erroneamente tentò di rappresentare. La controparte europea ricopre, invece, il ruolo di vedova angelicata, algida e delicata, il cui sguardo, celato dal nero velo funebre, è impensabile anche solo incrociare. La novella, lodata in quanto apparente spietata critica al colonialismo belga sul territorio congolese sembra essere, ancora una volta, la celebrazione di un’illuminata consapevolezza, la quale nasconde bieco sentimento di superiorità e smodato paternalismo.

Un nuovo punto di vista

L’alterità ha inoltre permesso la produzione di numerose opere che hanno fornito il proprio prezioso contributo nella comprensione di un quadro sempre più completo e coerente con la realtà storica. Wide Sargasso Sea, costituisce una risposta moderna del fenomeno anticoloniale dell’autrice anglo-dominicana Jean Rhys. Il romanzo si propone di essere il prequel di uno dei grandi classici appartenenti al canone occidentale ad opera di Charlotte Brontë, Jane Eyre. Ponendo l’accento sul ruolo della controparte nell’opera europea permette una visione del tutto differente delle complesse dinamiche all’interno delle colonie.

La trama dell’opera

Ancora una volta troviamo la contrapposizione di modelli femminili diametralmente opposti. La protagonista europea viene idealizzata, mentre la donna creola diventa, nella letteratura classica, madwoman, la donna folle, una follia che seduce. Una donna rapace, strega, la quale sfrutta il proprio retaggio culturale di ex schiava della tratta Atlantica per produrre un filtro d’amore destinato all’amante inglese. Le dinamiche narrate mettono in luce un aspetto del tutto affascinante della cultura creola: il voodoo. Pratiche dalle radici profonde, le quali affondano e traggono il proprio patrimonio da rituali tradizionali di origini africane nei quali la femminilità estrema della donna si fa catalizzatore di energie durante i rituali. Donne tuttavia costrette in una società nella quale l’influenza occidentale aveva avuto un tale impatto da infrangere il legame di oppressione per creare una cesura ancora più profonda, più dolorosa: il colorismo. Una piaga all’interno di una stessa comunità ormai succube, inerme.

Withewashing

La prima trasposizione cinematografica dell’opera, che risale al 1993, non è, tuttavia, stata risparmiata da un fenomeno intrinseco all’eurocentrismo: il whitewashing.  Si tratta di una pratica largamente diffusa nel mondo dello spettacolo, ed utilizzata storicamente nel consolidare la narrativa eurocentrica. Il whitewashing consiste nel far ricoprire un ruolo originariamente destinato ad una POC (person of colour) ad un attore o attrice di etnia caucasica. La protagonista del romanzo, una giovane donna creola diventa quindi anglo-francese. La narrativa ancora una volta viene riscritta.

 

Fonti:

An Image of Africa: Racism in Conrad’s Heart of Darkness, Chinua Achebe, University of Massachusetts Amherst, 1975


Credits:

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