Le proteste in Colombia e la reazione violenta dello Stato

Da più di un mese la Colombia, a causa delle proteste contro il Governo, sta vivendo nel caos. Le manifestazioni, iniziate come disappunto verso una riforma fiscale, si sono trasformate, poi, in vere e proprie contestazioni verso il Governo colombiano, presieduto da Iván Duque Márquez. La situazione economica della Colombia era già molto interdetta prima della pandemia. Con i vari lockdown, chiusure e limitazioni la situazione è precipitata, la povertà è aumentata e il malcontento generale è esploso.

La riforma fiscale

Il disordine generale, come già detto, è nato da una riforma fiscale, non particolarmente consone allo stato economico della Colombia. L’intento era quello di raccogliere 6850 milioni di dollari aumentando i prezzi dell’elettricità e dei servizi di base, oltre che l’aumento dell’Iva sui prodotti di prima necessità (farina, uova, ecc.). Il popolo colombiano, trovandosi già in una situazione economica molto deleteria, ha risposto scendendo in strada. I centri di maggiore tensione sono state le grandi città.

La riforma fiscale, con il proseguire delle manifestazioni, è diventato uno dei tanti motivi di protesta. Il disagio economico e sociale, in Colombia, è una realtà concreta. I cittadini chiedono: l’introduzione di un reddito universale per appianare le disuguaglianze, la diminuzione delle tasse universitarie, per permettere ai giovani di proseguire gli studi, e lo smantellamento della polizia antisommossa, data la sua violenza nel reprimere le manifestazioni.

La situazione in Colombia

La Colombia, già in condizioni economiche assai critiche, ha subito in modo devastante la pandemia. I colombiani che nell’ultimo anno si sono ritrovati a vivere in una condizione di povertà ammontano a 3,6 milioni e, invece, sono 2,7 milioni quelli in condizioni di povertà estrema. Nel 2019 la percentuale di povertà registrata in Colombia era del 35,7%, nettamente inferiore ai 42 punti percentuali registrati nel 2020.

L’indigenza in Colombia è una dimensione fin troppo concreta della società. 21 milioni di colombiani percepiscono una retribuzione mensile inferiore a 331.688 pesos (circa 72 euro), mentre 7,4 milioni 145.004 pesos (circa 32 euro).

Le categorie maggiormente impattate dalla crisi sono state le donne e i giovani. Secondo il direttore del Dipartimento nazionale di statistica, il divario economico di genere è aumentato sensibilmente con la pandemia. Le donne che vivono in condizioni di povertà sono il 46,7%, mentre gli uomini registrano 40,1 punti percentuali.

Purtroppo, pure la situazione dei giovani non è delle più rosee, anzi. Attualmente, il tasso di occupazione tra i giovani di età compresa fra i 14 e i 28 è del 42%, valore che mette in luce un calo di 1,6 punti percentuali, rispetto al trimestre gennaio-marzo 2020. Il tasso di disoccupazione giovanile di conseguenza è aumentato. Rispetto al trimestre gennaio-marzo 2020 l’aumento registrato è stato del 3,4%, con un valore attuale del 23,9%. Questo spiega la grande affluenza di giovani nelle proteste.

Il grave problema dei giovani

Già nel 2019 i giovani si erano riuniti per protestare contro il governo colombiano. Oltre che le opportunità di lavoro, i giovani Colombiani, vedevano ridursi pure quelle di istruzione. Le università pubbliche non avevano a disposizione fondi per ampliare la loro offerta formativa e le private diventavano sempre più costose. Con la pandemia, di conseguenza, questa situazione è peggiorata notevolmente, causando un aumento degli abbandoni degli studi. Gli abbandoni registrati l’anno scorso sono stati 243.801 (Il 2,7% del totale).

I luoghi maggiormente colpiti da questo fenomeno di disagio giovanile sono i quartieri poveri delle grandi città. Le stesse zone in cui dilaga la criminalità organizzata e nelle quali un giovane disperato può diventare facilmente una loro preda.

La repressione violenta

Per quanto riguarda la reazione del governo alle proteste, non si può assolutamente parlare di una repressione pacifica. Ad oggi i morti registrati sono 59 e i feriti 2300, tutti causati dalle forze di polizia locali. I manifestanti hanno raccontato di essere stati manganellati in testa, minacciati, di aver assistito a sparatorie sulla folla e aggressioni verso medici, intenti a soccorrere dei manifestanti.

Prove incontestabili si possono reperire facilmente da internet, sul quale sono stati caricati innumerevoli video che testimoniano le violenze della polizia. Le repressioni non si sono limitate solamente nel suolo pubblico. Sono state segnate dai manifestanti delle vere e proprie caccie all’uomo che sono andate ad invadere pure la sfera privata dei cittadini, prelevando i manifestanti dai propri domicili.

Contro le manifestanti la polizia è arrivata perfino a utilizzare la violenza sessuale. Le segnalazioni di stupro sono state 18 mentre quelle di violenza di genere 87, registrate da Teblores.

L’ONU è intervenuta e ha invitato la Colombia ad aprire un’inchiesta per accertare le cause delle morti durante la repressione delle proteste, ove vi era pure la presenza dell’esercito, su ordine di Ivàn Duque.

 

Fonti:

ispionline.it

internazionale.it

ilpost.it


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