Musica e politica possono andare sempre a braccetto?

Con questa domanda, magari per alcuni scontata, affrontiamo quella che è una relazione che dura da decenni tra due mondi sempre in cambiamento ma che molto spesso si ritrovano a scontrarsi o a darsi la mano. La musica e la politica, appunto.

Due filoni all’apparenza all’opposto tra di loro. Distanti anni luce per come sono nati e per il loro sviluppo. Eppure, alle volte questa distanza è sottilissima, quasi impercettibile. Le loro vite e le loro caratteristiche non di rado si intrecciano insieme e lasciano segni forti e inimmaginabili.

All’origine

Sono entrambe armi potentissime. La politica, neanche a dirlo, ha smosso gli animi dei cittadini della terra fin dalle origini. Dai Greci alla Rivoluzione francese, dall’Impero romano all’Unione Europa. La politica in senso largo, intesa come strumento per condividere ideali, per appore dei cambiamenti sociali, per prendere decisioni all’interno di comunità e per ottenere potere. Chi più da vicino e chi invece in lontananza, siamo stati tutti influenzati dagli effetti della politica e ancora oggi le nostre azioni sono soggette alle decisioni che la società e gli attori politici concordano.

Gli oratori politici cercano di portare dei messaggi alle folle, espongono le loro idee in piazza o in appositi forum. Si impegnano affinché la loro parola arrivi a più persone possibili e sperano che esse possano supportarli e condividere le loro iniziative. Nonostante il distacco che aumenta tra cittadini e attori politici e istituzioni, le persone tendono sempre ad avere una figura guida che rispetti, per una buona parte, il proprio pensiero e le sue idee. Questo non significa che si sentono in obbligo di stare dalla parte di qualcuno. Semplicemente vedono con più simpatia o con un occhio di riguardo coloro che rispettano maggiormente la loro visione del mondo e delle cose.

Il ruolo della musica

E cosa c’entra la musica? Come anticipato, politica e musica si intrecciano parecchio. La musica ha la capacità e la forza di viaggiare in tutto il mondo con rapidità e successo. E questo comporta una sorta di collegamento in tutto il globo. Anche questa come la politica è portatrice di messaggi e ideali a più persone possibili, forse ancora più di quelle a cui si riferiscono gli attori politici. Il pubblico musicale si aspetta determinate cose dalle proprie star, dai propri gruppi di riferimento, esattamente come gli elettori attendono delle risposte dai rispettivi politici.

Oltre a questo, la musica è sempre stata anche un mezzo di protesta e di confronto. Attraverso la musica generazioni di giovani, e non solo, hanno fatto sentire la loro voce, si sono imposti contro il sistema e contro le decisioni che la politica stava imponendo loro. È da considerare come l’ambasciatrice della libertà.

Il caso di Woodstock

Pensiamo per esempio agli anni ’60, quando grandi eventi come quello di Woodstock richiamavano centinaia di migliaia di persone grazie al suono: tutto ciò per portare un messaggio di pace e di speranza al mondo intero, quando sussisteva, sotto gli occhi di tutti, l’obbrobrio della guerra del Vietnam. Oppure, un paio di decenni più tardi, il Live Aid, il grande evento organizzato da Bob Geldolf, nel quale decine di gruppi musicali passati alla storia si riunirono con lo scopo di raccogliere fondi per la popolazione africana. Queste sono solo due delle grandi manifestazioni che richiamarono le masse.

Insomma, entrambi i fattori, musica e politica, sono supportati sempre da migliaia e migliaia di persone. La musica cerca sempre di comunicare idee che mettono al centro la condivisione, idee di pace e di speranza di un mondo migliore, dove non ci sia spazio per ingiustizie e disparità. La politica invece parla, forse, un po’ più alla pancia della gente, per il semplice fatto che essa ha bisogno di supporto elettorale che non si può ottenere attraverso un singolo o con un album che rimane nella storia.

Oltre lo svago

Un pensiero che alle volte emerge è il fatto che la musica debba essere intesa come uno svago, un divertimento, un qualcosa che allontani le persone dai problemi della vita quotidiana. Deve essere un elemento che ha il solo compito di portare serenità nella vita delle persone, quindi estraniarsi dalle difficoltà e anche dalla politica stessa. Una valvola di sfogo insomma.

Ci sono gruppi e icone musicali che nonostante questo hanno fatto storia anche grazie alle loro canzoni che inneggiavano ad un mondo più sano; canzoni che trasmettevano senza veli un messaggio politico alle volte duro e scontroso. Pensiamo per esempio agli U2, o a Tom Morello dei Rage against the machine, i quali, grazie a loro canzoni e performances, hanno dedicato e dedicano tutt’ora la loro vita a contribuire a rendere il mondo un posto migliore. Hanno smosso generazioni di giovani, hanno dato voce ad emarginati e agli ultimi.

Potremmo stare ore ad aggiungere altri gruppi internazionali (attivi e non) o icone come i Doors, o John Lennon, che sorreggono questa scia.

Riferendoci ai nostri confini, come possiamo dimenticarci di geni come Guccini, De Andrè o il più attuale Caparezza che grazie alla loro sofisticata arte riuscivano, e riescono tutt’ora, ad incalzare temi politici e sociali nei loro testi e nelle loro strofe.

La musica che si politicizza

Per stare ai giorni nostri, non è strano, ma anzi ormai è quasi un abitudine, vedere star che supportano le campagne elettorali dei proprio leader politici. Dando uno sguardo alle scorse elezioni statunitensi lo notiamo perfettamente. Grandi celebrità come Lady Gaga o Jennifer Lopez hanno partecipato alla cerimonia di giuramento del Presidente Biden. Oppure l’intramontabile Bruce Springsteen si è fortemente battuto contro la presidenza Trump, mostrandosi da sempre decisamente contrario alle sue politiche e ai suoi progetti, confermandolo anche in radio o alle tv nazionali.

Un esempio di presa di posizione politica lo abbiamo avuto anche nel nostro Paese. Era il 2018 quando i Pearl Jam solcavano il palco dello Stadio Olimpico di Roma e sulle note di Imagine fecero apparire un messaggio sul maxischermo che riportava: #apriteiporti e #saveisnotacrime. Hashtag che, inutile dirlo, portavano l’attenzione sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza. Il giorno dopo ci furono varie polemiche e alcune figure politiche, come la Meloni, colsero l’occasione per attaccare la band e rinnovare l’ennesimo messaggio: “Accoglieteli a casa vostra”.

È forse qui che parte il cambiamento?

Tanti, anzi tantissimi gruppi e personaggi musicali hanno toccato temi politici e sociali. Chi in una maniera più sfumata e chi al contrario in modo più diretto e d’impatto. Tutto, ripetiamo, con il fine di trasmettere un messaggio di cambiamento, lottando per sistemare ciò che è sbagliato, per dare vita e voce a coloro che subiscono ingiustizie e soprusi.

Mescolare la politica, ampliando il suo concetto come descritto nelle frasi iniziali, con la musica non è una bestemmia. Non è una moda e non è contrario al cosiddetto politically correct, ma anzi lo supporta. “We’re Going Backwards Ignoring the Reality” cantano i Depeche Mode, ma gli artisti veri la realtà non la ignorano, non fanno finta di niente. Anzi, la criticano per migliorare, e attraverso la loro influenza spingono le persone a farlo.

Se sia giusto che band o singoli trattino temi politici o sociali nei propri brani è soggettivo. Sta all’ascoltatore emettere una sentenza. Quello che però non si può negare è che la potenza della musica sia anche questo, e una delle sue mansioni è porre attenzione a determinati temi per mettere in guardia le persone e spronarle a fare del loro meglio per vivere in un mondo più vero e sano.


Fonti:

tgsky24.it

Credits:

Copertina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.