Nichilismo, ombra o corpo della società contemporanea?

Nichilismo deriva dal latino nihilniente. Lo stesso niente sotteso alla nostra esistenza, la dissoluzione di ogni certezza, il crollo di qualsiasi valore. Questo termine, così drastico, è stato molto trattato nella filosofia e nella letteratura. Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, con una attenta analisi ha infatti teorizzato un vero e proprio sistema destrutturizzante dietro a questo concetto del nulla. Tale sistema teorico va a distruggere ogni credenza o valore, sui quali si fonda una società. Con Nietzsche si comincia a delineare una definizione di nichilismo che affonda le sue radici nella quotidiana contingenza di maschere, volte a celare il deserto esistenziale nel quale l’uomo si ritrova a brancolare. Il primo modello ad essere distrutto è quello della religione, con la famosa frase “Dio è morto”. Quindi, l’uomo, privato del senso e della certezza, si ritrova bloccato nella noia, il l famoso tedium vitae.

Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al «perché?»; che cosa significa il nichilismo? Che i valori supremi si svalorizzano.

Friedrich Nietzsche

Il futuro, quindi, non sarà più un continuo protendersi del tempo in avanti, ma si trasformerà in una continua involuzione nel presente. Con la morte del fine muore pure il futuro. Ma Nietzsche propone una soluzione. Secondo lui l’uomo deve accettare il crollo delle tradizioni e dei valori con un “sì” attivo, che volge lo sguardo verso il futuro. Un futuro in cui crescano nuovi valori, perpetuamente sostituiti da altri.

Ma il nichilismo in che rapporti è con la società contemporanea?

Nichilismo di struttura

Sebbene non sia ancora perfettamente chiaro se il nichilismo sia già radicato nei meandri più reconditi della società contemporanea o sia in procinto di esserlo, una cosa è chiara: la struttura sociale che muove la collettività è a sfondo nichilista.

È il culto del materialismo, del denaro, del consumo a dirigere la scena dello spettacolo messo in atto dalla nostra contemporaneità.  L’uomo diventa la marionetta protagonista del teatro dei burattini, che prende le mosse da un sistema consumistico sempre più imperioso. L’uomo si ritrova quindi in balia di un sistema, del quale deve accettare le condizioni, fondate sull’opportunismo, per poter sopravvivere.

Subentrerà, quindi, la noia, come già accennato, tipica della società di massa che, svuotata da ogni aspirazione, non cercherà altro che la distrazione, per venir meno a un’esistenza che non gli appartiene, ma fondamentale per sopravvivere in un sistema di questo genere.

La società di massa non vuole cultura, ma svago.

Hannah Arendt

Uno spettatore esterno, perciò, se si mettesse a guardare questo organismo, il quale si nutre di dissoluzione, di consumo, di loop incessanti e di piattezza, non riuscirebbe a vedere altro che un siparo con le tende che si chiudono su uno spettacolo mai messo in atto.

Nichilismo giovanile

Di questo sistema ne risentono soprattutto i giovani. Un’attenta analisi è stata fatta dal filosofo Umberto Galimberti nella sua opera: L’ospite inquietante: il nichilismo e i giovani.  Di seguito viene riportato un breve passo dell’opera, che sintetizza precisamente Il disagio dei giovani immersi in questo sistema.

I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che caratterizzano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.

Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa. Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perché questa intensità procuri gioia, ma perché promette di seppellire l’angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i contorni del deserto di senso. Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai raggiunto quell’analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome.

Conclusioni

Il nichilismo, quindi, è solamente l’ombra gettata nel nulla, di una società illuminata dal sole, che ancora protende verso il futuro, o è il corpo di una società che si incammina verso il tramonto di sé stessa?

Beh, alla stregua di ciò che è stato scritto, sembra che la domanda sia stata posta proprio nel momento in cui l’ombra del nichilismo, che la società si lasciava alle spalle, si è trasformata nel demone che, ora, la sta movendo e che, tra non molto, diventerà il corpo stesso della società. L’unico modo, quindi, per fermare il demone del nichilismo, in una realtà come la nostra, in cui l’insipidità e la frenesia opportunistica regnano, è il tramutarsi della passività in attività, cioè attuare quel nichilismo attivo di cui parlava Nietzsche.

 

Fonti:

thegpost.altervista.org

doppiozero.com

treccani.it


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