Politica e cittadini: sempre più lontani

Che fine ha fatto la politica? “Roma ladrona” ormai non è più solo lo slogan con il quale la Lega Nord, o meglio il suo ex segretario, se ne uscì nel lontano 1999 per identificare il problema di tangenti e sprechi dei governi di Tangentopoli e quelli successivi. Ciononostante, sembrerebbe essere un’idea ormai radicata e diffusa nella mente di gran parte dell’opinione pubblica del nostro Paese, purtroppo. Al solo sentire nominare la parola politici la gente prova frustrazione, senso di rabbia e sconforto. Tutti sintomi che provano quanto, da ormai un paio di decenni a questa parte, i cittadini italiani si stiano allontanando sempre di più dalla sfera politica del Paese.

Sarà colpa della sfiducia?

Una crescente sfiducia nei confronti della classe politica, e delle istituzioni in generale, che si trasforma, per esempio, in una bassa affluenza alle urne durante le votazioni. Oppure in una partecipazione politica giovanile al margine o scarsa. Tutto questo a danno degli stessi cittadini.

Vero è che questo calo di partecipazione e fiducia non può essere biasimato per certi versi. Abbiamo una classe politica ancora molto maschilista, nonostante si intraveda qualche sprazzo di luce. Assistiamo quotidianamente a notizie di truffe o abusi d’ufficio ai piani alti. Siamo bombardati di promesse mai mantenute o addirittura di torti fatti sotto il nostro naso. Continui cambi di casacca da un partito all’altro in base alla convenienza, infangando così valori quali lealtà e fiducia.

Senza dimenticare casi di conflitti di interesse ripetuti e mai risolti. In aggiunta, prima dell’entrata in Parlamento del M5s avevamo l’età media dei politici più alta d’Europa: cinquantanove anni. Ora questa soglia si è abbassata di qualche punto, intorno ai cinquantadue anni secondo alcune stime del 2018. Dato che comunque varia ogni anno e quella appena riportata è soltanto l’unica eccezione riscontrata finora.

Sempre meno partecipazione

Dunque, tanti sono gli elementi che hanno portato, portano, e porteranno a quanto pare, a un declino nei livelli di partecipazione politica. La situazione confusionaria che attraversa la politica italiana danneggia la credibilità del Bel Paese sotto tutti gli aspetti. Oltre a non fare “belle figure” in casa nostra, non è raro anche diventare gli zimbelli dei paesi esteri con i quali siamo in relazione. Insomma, non ce la passiamo bene in generale.

L’atmosfera delle campagne elettorali

Uno scenario che si ripete costantemente anche durante le campagne elettorali nazionali e regionali o provinciali, per esempio. Dove l’obiettivo principale sembra diventato non quello di portare un programma dettagliato, competitivo ed efficiente agli occhi della gente, ma diffamare e far emergere i punti deboli dei rivali. Che può anche essere una strategia fruibile, ma fino ad un certo punto. Campagne elettorali che ripetono costantemente gli stessi slogan ormai da anni. Gli stessi slogan che formano quelle promesse mai mantenute accennate prima. Meno tasse, più lavoro, meno burocrazia, più soldi per tutti e via dicendo.

Quale via si intraprenderà?

L’insoddisfazione generale è tangibile e visibile quasi ad occhio nudo. Tanto che da un punto di vista ideologico e anche partitico prendono sempre più piede idee politiche populiste, nazionaliste, sovraniste e antisistema che non fanno molto bene alla democrazia. Anch’essa sempre più colpita e sbeffeggiata. Si sente spasso parlare di cose che non funzionano, di persone che sbagliano e di piani attuati in modo errato. Tante critiche, che fanno bene da una parte, ma le soluzioni dove sono? Proposte concrete da poter realizzare e che portino a un cambio di passo positivo sono così rare?

Nella classe dirigente non vediamo quella che può essere davvero la svolta o comunque la novità positiva che faccia scaturire un qualcosa di innovativo. I nomi che salgono al vertice e che i media cercano di avvicinare sono molto spesso gli stessi di dieci o vent’anni fa (addirittura di trenta alle volte). Il ricambio generazionale non vale in politica?

Politica = intrattenimento

Alcune volte arriva qualcosa di nuovo, ma se non viene oscurato dai più grandi cade anche lui nelle trappole di palazzo, tra la comodità della poltrona o dei talk show. Proprio quei talk show dove è da tempo che non si vede un dibattito serio, ma più che altro scontri a muso duro. Quei talk show dove anziché progetti e idee ci si scambia insulti, battute e si distoglie l’attenzione dai problemi che realmente devono essere affrontati. Programmi in cui al posto di dare l’esempio e tenere un comportamento istituzionale e diplomatico tutto è permesso e il rispetto e la discussione seria non hanno più posto.

E limitiamoci solo ad accennare tutte le varie sceneggiate e i momenti folli che alle volte vengono riprese all’interno delle aule parlamentari. Tra assenteismo, persone che vengono alle mani e scene da stadio un articolo non basterebbe.

Il ruolo dell’opinione pubblica

Nonostante la classe dirigente commetta continui errori, anche l’opinione pubblica (in percentuale ridotta) ha le sue “colpe”. Un po’ è dovuto al sentimento di impotenza e rassegnazione che risiede in molti di noi. Quante volte abbiamo sentito dire o abbiamo esclamato: “Tanto non cambia nulla, fanno sempre quello che vogliono”. Chi in una maniera più accademica e chi in modo più diretto, ma il succo del discorso rimane lo stesso. E invece è proprio qui che sbagliamo. “Libertà è partecipazione” cantava Gaber. E non lo disse a caso.

Una possibile strada da intraprendere

Se vogliamo cambiare le cose come desideriamo, se intendiamo dare una svolta a questo sistema l’unico modo per farlo è appunto partecipare. Attivarsi, confrontarsi, farsi un’opinione, ricercare e non fermarsi all’apparenza. Iniziare quanto meno a capire come funzionano certi passaggi istituzionali. Per esempio, tantissimi non sanno che tipo di sistema elettorale abbiamo in linea generale. È un duro lavoro, ma va fatto.

Rimbocchiamoci le maniche, non c’è più tempo da perdere. Diminuiamo questo scontento generale che da anni ci perseguita. Riportiamo a galla i veri valori istituzionali su cui si fonda la nostra democrazia e il nostro Paese. Vantiamo forse la più bella e valida Costituzione del mondo, dobbiamo semplicemente metterla definitivamente in pratica. Battiamoci per una maggiore meritocrazia e per una partecipazione più incisiva e corretta.

 


Fonti:

corriere.it

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