Riflessioni sulla Liberazione italiana

Ricordare un evento tanto significativo quanto la Liberazione italiana dalla piaga del nazifascismo, che ha segnato profondamente la storia del nostro Paese, deve necessariamente tenere in considerazione, al giorno d’oggi, due dimensioni imprescindibili. Una dimensione storica, relativamente vicina al nostro mondo contemporaneo, e una dimensione valoriale, all’apparenza sempre più lontana. Si tratta di due poli opposti che forzatamente si respingono l’un l’altro, ma che analizzati singolarmente sono in grado di mettere in luce la particolare situazione che si sta vivendo in Italia a 76 anni dalla celebre data, il 25 aprile 1945, che oggi ricordiamo con nostalgia e con un certo amaro in bocca.

Cenni storici

In un Paese oramai fascistizzato, estremamente intriso da un’ideologia che non lasciava spazio a nessun tipo di opposizione e che ostacolava in maniera oltraggiosa la costruzione di un pensiero critico discordante da quello fascista, la liberazione da tale abominio sembrava, più che mai, un miraggio, irrealizzabile.

La data convenzionale di inizio della Liberazione italiana è considerata l’8 settembre 1943, che corrisponde alla firma dell’armistizio di Cassibile, in Sicilia. Inevitabile conseguenza di questo evento è la creazione del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, come è ben spiegato in tutti i libri di storia. Costituitosi qualche mese più tardi, il CLNAI era un’organizzazione politico-militare che raggruppava diversi movimenti antifascisti e di resistenza italiani.

E qui si apre una grande parentesi. Treccani riporta una definizione di antifascismo come una “reazione, morale e politica, alla dottrina e alla prassi del fascismo al potere”. L’antifascismo è l’opposizione al fascismo, e fin qui ci siamo. Ma è anche vero che l’antifascismo non ha un solo colore, non ha un unico orientamento politico. Ciò che viene sottolineata è la lotta al nemico comune. Quindi no, non necessariamente i movimenti antifascisti presenti nel panorama politico dell’epoca condividevano un sentimento di simpatia reciproca. Ma oggi questo termine produce interpretazioni varie e singolari, che spesso si scostano dal valore assunto durante la Resistenza italiana.

Il 25 aprile 1945

Questa data è segnata su ogni calendario, ricordata da ogni libro di storia e da chi ha avuto la fortuna di conoscere o ascoltare le testimonianze dirette delle persone che hanno preso parte a questo momento rivoluzionario. Questa data simbolo segnava la fine sia della dittatura fascista sia della guerra, marcando la strada verso l’Italia repubblicana e verso la Costituzione dello Stato. Fu solamente nel 1946, però, che la data del 25 aprile venne dichiarata festa nazionale, su proposta di De Gasperi, esponente della Democrazia Cristiana e allora Presidente del Consiglio.

Resistenza e antifascismo contemporaneo

Appare più che sensato allora trarre alcune significative spiegazioni. Per farlo, mi servirò delle parole di Alessandro Barbero, storico italiano, che con poche e semplici nozioni riesce a esporre, in maniera lucida e comprensibile a chiunque, l’importanza che – soprattutto oggi – ha il 25 aprile.

Parafrasando Barbero, il compito delle nostre generazioni è quello di trasmettere il valore di questa data, per far sì che non diventi un mero evento storico, a lungo andare dimenticato. La Resistenza italiana ha permesso a tutti noi di avere oggi una Repubblica, dalla quale traiamo numerosi benefici. Rinnegare la Resistenza è un forte pugno allo stomaco di chi, questa liberazione, l’ha raggiunta con il sacrificio e il dolore. È bene, quindi, non denigrare l’azione dei partigiani e delle partigiane (non da meno) che hanno permesso a noi tutti di scansarci dall’incubo del fascismo e dal novero delle azioni e decisioni che esso comportava.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare quello che è stato. È necessario conoscere, documentarsi e studiare la storia del nostro Paese, per dare onore a chi questa liberazione l’ha raggiunta privandosi della propria vita, mostrando onore e rispetto ai partigiani e alle partigiane. Inoltre, solo attraverso una più ampia conoscenza dei fatti ci sarà possibile individuare ciò che oggi è addebitabile a quelli che sono i retaggi fascisti, lasciatisi trasportare dal pensiero di chi, in quegli anni, pensava che il fascismo avesse anche degli aspetti positivi.

Conclusioni

Perciò, quello che dobbiamo fare oggi è tutelare e tutelarci, specie per quanto riguarda le generazioni future. Non mi riferisco alla generazione alpha, ma ai figli dei nostri figli e ancora ai figli dei figli dei nostri figli. Insomma, a tutte le generazioni future che verranno è sempre più necessario trasmettere la rilevanza di tale atto storico, che oggi ci apprestiamo a festeggiare sulle note dell’ormai conosciutissimo, e a tratti impropriamente utilizzato, canto popolare Bella ciao.

L’antifascismo è molto più di una mera definizione riportata sul dizionario, di ciò che è stampato sui libri di scuola e che abilmente ripetiamo, quasi fosse una filastrocca, davanti agli occhi di chi ci valuterà all’esame. Essere antifascisti oggi acquisisce un significato ancora più grande, perché si carica sulle spalle sofferenza e asperità di chi ci ha preceduto, difendendo l’antifascismo come valore storico, culturale, sociale, ma soprattutto morale. L’antifascismo denuncia, non opprime, ma libera.

Se la storia ci ha insegnato qualcosa è sicuramente che tutto ciò che viene lasciato nel novero dell’indifferenza verrà trascurato e dimenticato.

Leggere e studiare la storia mi ha insegnato a non lasciare nessuno indietro, nessuno in disparte. Mi ha insegnato ad abbandonare la visione eurocentrica del mondo, che promulga un modello unico di superiorità occidentale rispetto ad altri modelli considerati inferiori. Mi ha insegnato il vero senso del rispetto, ancora meglio se reciproco. E quindi, oggi più che mai, resisto e sono antifascista.

 

Fonti:

It.wikipedia.org/CLNAI

Treccani.it

It.wikipedia.org/Anniversario

Youtube.com


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