Balistica dell’odio

La balistica è la scienza che studia il moto del proiettile, simbolo allegorico che più di tutti rimanda all’odio. In questo articolo si analizza come, in questa società, il proiettile dell’odio vada a conficcarsi nelle carni degli individui.

Ferita d’arma da fuoco

In una realtà in cui le circostanze sono solamente una sequela di invettive, discriminazioni e prevalicamenti macchiati dall’odio e, troppo spesso, pure dal sangue, l’uomo si ritrova inevitabilmente immerso in un vortice di violenza. Il proiettile oggetto di questo articolo inizia a conficcarsi nelle carni già in tenera età. Sono gli adulti, proprio coloro che dovrebbero avere l’esperienza necessaria per non premere il grilletto, a sparare. Non è difficile, infatti, trovare bambini che praticano la violenza, spinti dai genitori, smaniosi di veder vincere la squadra dei loro figli.

I bambini che fin dalla tenera età sono abituati a farsi strada tramite violenza, rabbia e paura saranno solamente altri ingranaggi che andranno ad aggregarsi alla grande macchina che, alimentata dall’odio, muove le pedine della nostra società.

È risaputo: l’odio affonda le sue radici nella fragilità e nell’insicurezza, nutrendosi di quell’ultima bontà custodita all’interno del cuore e facedola fiorire sotto forma di astio. Non a caso, l’adolescenza, età costellata di cambiamenti e dubbi, è la fase più colpita e allo stesso tempo la più vulnerabile. Troppo ricorrenti sono i casi di bullismo sia fisico sia psicologico, amplificati anche dall’abuso di Internet. Questo fenomeno nasce da menti tarlate da stereotipi e da ignoranza, che fanno apparire il diverso come una minaccia. D’altronde, è proprio da questi comportamenti che nasce la paura. Anche secondo Honoré de Balzac, infatti:

L’ignoranza è la madre di tutti i crimini.

Un crimine è, prima di ogni altra cosa, una mancanza di ragionamento.

Saranno proprio questi individui, pieni di paura del diverso, a diventare poi gli adulti che per primi premeranno il grilletto verso la loro vittima.

Il plotone d’esecuzione delle masse

Vediamo ora l’influenza che questo fenomeno, esteso su larga scala, esercita sulle masse.

Dalla politica ai mass media, l’adulazione della violenza, basata sull’appagamento perverso di un desiderio malato, volto al cinismo e all’egoismo, scarica tutti i suoi proiettili sulle masse come un plotone d’esecuzione che, con freddezza, guarda il lento e rovinoso accasciarsi della sua vittima.

Non è difficile riscontrare nella realtà prove che confermino questo eccidio della solidarietà: basta aprire un giornale o ascoltare un telegiornale per avere un quadro completo di questo terrificante fenomeno. Si troveranno, quindi, omicidi, stupri, rapine; ovviamente commessi dall’immigrato clandestino e di colore. Perchè, in una società in cui l’inclusione è l’ultimo dei problemi, esistono assassini e assassini extracomunitari, come se la nazionalità fosse un’aggravante e una giustificazione per amplificare l’onda d’urto di quel proiettile sparato proprio dallo stigmatizzato assasino.

Ma la cosa ancora più surreale è che non è nemmeno difficile trovare movimenti politici che basano la loro linea su questi principi, così assurdi e malati. Movimenti che hanno come leader dei veri e propri demagoghi dell’odio, il cui obiettivo è marciare sull’ignoranza delle masse (vittime della paura della diversità e del cambiamento), improntando la loro propaganda sul dissapore generale, pur di avere un proprio tornaconto personale: l’ambitissimo e tanto agognato potere. Ma a cosa serve il potere su una società prigioniera di se stessa, se non a lasciare le cose come sono, rimanendo immobili nella putredine del sangue, versato proprio da quelle ferite che sono state aperte dai proiettili dell’odio?

Il potere non è sofferenza. Il potere è cambiamento, è capacità di aprire le menti, di basare la convivenza comune sulla solidarietà e l’inclusione. Potere è sconfiggere l’ignoranza. Ma finché la società si fonderà sull’odio, sul sangue e sulla sofferenza le seguenti parole di Baudelaire risuoneranno sempre più vere.

Ogni giornale, dalla prima all’ultima riga, non è che un contesto d’orrori. Guerre, delitti, furti, impudicizie, torture, crimini nazionali, delitti privati, un’ubriacatura d’atrocità universale.

Ed è con un simile disgustoso aperitivo che l’uomo civile accompagna la sua colazione d’ogni mattina. In questo mondo tutto trasuda il delitto: il giornale, i muri e il volto umano.

Non capisco come una mano pura possa toccare un giornale senza provare un brivido di disgusto.

 

Fonti:

Baudelaire, Diari intimi, Oscar Mondadori, 1970

Honoré de Balzac, La cugina bette, Garzanti, 2006


Crediti:

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